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Girando a Catania non si ha quasi mai l’impressione di trovarsi in Sicilia. Non ci sono centri storici arabi o con monumenti spiccatamente medievali. C’è però grande traccia del barocco siciliano, bene Unesco dal 2002. E questo dice molto della storia della città. Il barocco è infatti qui arrivato con la ricostruzione successiva al terremo del 1693, il più distruttivo della storia italiana e in grado di radere al suolo oltre i due terzi dell’area urbana di allora. A Catania, a differenza che da altre parti dell’isola, tutti sanno che a un certo punto occorre troncare forzatamente con il passato e ricostruire. Ripartire da zero è un elemento incastonato oramai nell’animo dei catanesi. Forse anche per questo qui, prima che da altre parti nel mezzogiorno d’Italia, è arrivata l’industria e già a inizio Novecento si parlava di vera e propria “Milano del sud“.

Il ruolo dell’industria nello sviluppo di Catania

Da qualche anno il barocco catanese è possibile ammirarlo arrivando in metropolitana nella centralissima Piazza Stesicoro. L’inaugurazione della metro, l’unica in Sicilia e la sola nel Sud Italia oltre quella di Napoli, è motivo di vanto per Catania nonostante le consuete mille tribolazioni legate alla sua costruzione. La galleria della metropolitana è in ulteriore espansione verso l’hinterland etneo, seguendo in sotterranea grossomodo il percorso della ferrovia circumetnea. Altro vanto dei trasporti catanesi, aperta al servizio nel 1895 e costruita per rispondere alle già molteplici esigenze del territorio. All’epoca Catania non aveva l’appellativo di Milano del Sud, bensì di “Manchester siciliana“. E questo perché l’economia legata allo zolfo ha portato a una forte accelerazione dell’industrializzazione della Piana di Catania e dell’intera area etnea.

Lo skyline catanese appariva con ciminiere, capannoni industriali e zone destinate unicamente all’espansione del settore manifatturiero. Lo zolfo poi è andato in crisi e ha lasciato sul lastrico intere aree siciliane. Catania però si è ritrovata con le infrastrutture adeguate per convertire, nel giro di pochi anni, la propria industria. Si è così avuta l’espansione del settore chimico, tessile e metalmeccanico. Anche l’agricoltura, con la connessa lavorazione dei prodotti agricoli, ha avuto il suo ruolo nella definitiva consacrazione industriale di Catania.

La nascita della Etna Valley

Non tutto però è oro quello che luccica. La crescita economica, in grado di portare Catania ad avere una popolazione di oltre 400.000 abitanti nella seconda parte del Novecento, non è stata armoniosa. E ha innescato anche processi di diseguaglianza ancora oggi molto lontani dall’essere risolti. Sulla città è piombato un forte interesse della criminalità organizzata e le mani di Cosa Nostra, tradizionalmente innestate nella Sicilia occidentale, sono arrivate anche all’ombra dell’Etna. Questo specialmente dopo l’ascesa di clan, come quello guidato dalla famiglia Santapaola, alleati con la cosiddetta “ala corleonese”. Un elemento che ha inciso in modo molto negativo sugli anni a cavallo del nuovo secolo. E ha portato all’accentuazione di vecchi problemi come, tra tutti, il disordine urbanistico e l‘esistenza di sacche di degrado all’interno di diverse aree del centro storico.

La luce in fondo a un tunnel che, al pari della galleria metropolitana, per anni è rimasto al buio, è stata rappresentata dalla nascita di Etna Valley. Un nome derivante direttamente dalla più nota Silicon Valley californiana. Alle porte di Catania, hanno trovato infatti spazio alcune delle più importanti aziende del mondo della tecnologia: da Nokia all’Ibm, passando per Vodafone ed StMicroelectronics. Gli investimenti piovuti sull’Etna Valley negli ultimi due decenni hanno portato la città siciliana a diventare un punto di riferimento di rilevanza europeo in uno dei settori oggi più delicati per l’economia internazionale.

Il ruolo di Catania per il Sud Italia

Limitare però il racconto su Catania unicamente alla sua economia appare riduttivo. I processi di industrializzazione hanno determinato una centralità del capoluogo etneo anche sul fronte sociale e culturale. Il panorama musicale è ad esempio uno dei più ricchi d’Italia, trainato anche da nomi quali, tra tutti, quello di Franco Battiato. Il 6 agosto del 1995, all’interno dello stadio Cibali, si è tenuto uno dei più importanti concerti internazionali nel nostro Paese: i Rem hanno infatti scelto quel giorno Catania per l’unica tappa italiana del loro tour.

I brusii di quel fermento oggi si sono un po’ spenti. E la città aspetta, come già altre volte nel corso della sua plurisecolare storia, un nuovo riscatto. Una nuova riscossa cioè che possa sfruttare le basi impiantate nel ruolo che l’area etnea ha sempre avuto per la Sicilia e per il mezzogiorno. Anche perché a Catania si stanno costruendo nuovi pilastri: dalla crescita dell’aeroporto, la cui pista tra non molto potrà ospitare anche i voli intercontinentali, ai nuovi investimenti su Etna Valley. Qui sta prendendo forma, tra le altre cose, la gigafactory di 3Sun che promette di diventare uno degli stabilimenti di moduli fotovoltaici più grandi d’Europa. Le risorse per vedere Catania proiettata nel futuro di certo non mancano. La Milano del Sud è chiamata a dare una forte spinta a una regione in cerca di una sua precisa collocazione nel mosaico euro-mediterraneo.

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