In settimana è stato pubblicato il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum di Davos. Il rapporto, basato sulle aspettative di 1.300 “opinion leader”, mostra come metà degli intervistati preveda tempeste nei prossimi due anni. Inoltre, un 40% degli intervistati pronostica instabilità e solo un 9% si aspetta stabilità.
“C’è chi ipotizza addirittura un “mondo in bilico sul precipizio” e non solo sul breve periodo – scrive Lorenzo Raffo in un articolo di sabato 17 gennaio 2026 su LombardReport.com -. Che la classifica del rischio si stia esponendo verso indicatori di tensione è noto da qualche tempo. Poi nulla o poco avviene, perché la politica americana riesce ancora a pilotare una situazione dell’economia e della finanza con numeri favorevoli. Ne sarà capace anche nei prossimi mesi?”
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Lorenzo Raffo osserva poi che da tempo il settore obbligazionario si sta esponendo su una riduzione del rischio in termini di ‘duration’, soprattutto sulle Borse leader europee e sulle piattaforme per istituzionali. In Italia il quadro è un po’ diverso per la propensione degli investitori italiani alla ricerca della cedola. “Su questo fronte i Btp risultano storicamente generosi – scrive Lorenzo Raffo -. Nelle ultime sedute si sono però visti segnali di tensione nell’esposizione ai nostri titoli di Stato. All’improvviso infatti gli extra lunghi sono stati trascurati e al loro posto, nella classifica degli scambi, sostituiti. Da cosa? Soprattutto (ma non solo) dai titoli triennali, quindi scadenza 2029”.
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UN CONFRONTO TRA BTP – a cura di Lorenzo Raffo
Lorenzo Raffo sostiene che i tre Btp analizzati siano solo in parte simili, in quanto sono stati emessi in fasi diverse di politica monetaria della BCE. “Yield netti comunque sopra il 2% – scrive Raffo – sono decisamente interessanti e giustificano la decisione dei mercati, nella fase in corso, di collocarsi sulla parte corta dei nostri governativi”.
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