Nel 2017 quando è iniziato il mandato presidenziale di Emmanuel Macron, la Francia si proponeva di riformare sensibilmente il sistema economico e sociale.
Tale ambizione nel corso del mandato presidenziale si è però rivelata fallimentare, facendo registrare significativi peggioramenti nell’economia del paese.
Come sostiene Massimo Gotta, editorialista del Quotidiano on line Lombardreport.com ed esperto in obbligazioni: “ Durante la presidenza Macron, il debito pubblico francese è aumentato di ben 1.000 miliardi di euro, passando dal 98% al 110,60% del PIL. Il deficit della bilancia commerciale, già problematico, è peggiorato, salendo da una media del 3% del PIL a oltre il 4%. In termini di esportazioni, la Francia ha registrato una crescita del 26% tra il 2017 e il 2023, un aumento inferiore rispetto al 39% dell’Italia.“
La crescita economica della Francia è stata mediamente dell’1 % dal 2017 al 2023 con previsioni di crescita per il 2024 di appena lo 0.7 %, meno dell’Italia.
Continua Gotta:
” La spesa pubblica è rimasta elevata, superando il 57% del PIL, senza significativi miglioramenti nonostante le promesse di Macron di ridurla.
La Francia non può più permettersi di ignorare i suoi problemi economici. Le agenzie di rating stanno iniziando a valutare negativamente il debito francese, mentre Macron cerca soluzioni a livello europeo, come l’introduzione degli Eurobond e la revisione del mandato della Bce. “
Macron ha invocato una revisione del mandato della BCE per poter tollerare un’inflazione più alta al fine di sostenere la transazione energetica e il reshoring, aprendo la strada ad un possibile cambiamento nei paradigmi economici.
Tale situazione secondo Gotta:
” Rende i bond indicizzati all’inflazione nuovamente un’opzione di investimento, in ottica di protezione, nonostante al momento questi titoli non risultino molto appetibili viste le previsioni Bce sull’inflazione.
L’inflazione nell’Eurozona è in calo rispetto ai picchi del 2022, ma rimane sopra il target del 2%, con previsioni che suggeriscono una discesa sotto tale soglia solo nel 2026. Tuttavia, ci sono diversi motivi per cui queste previsioni potrebbero essere ottimistiche. “
Ad esempio, la possibile rielezione di Donald Trump negli Usa, fautore di possibili politiche economiche inflazionistiche a causa dei dazi contro la Cina.
Da non sottovalutare anche le crescenti tensioni e una generalizzata corsa al riarmo, che a livello geopolitico potrebbe ulteriormente spingere l’inflazione visto che si tratta di una misura di politica fiscale espansiva.
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