L’Uzbekistan, sotto la guida del presidente Shavkat Mirziyoyev, è diventato uno degli attori più attivi nella regione dell’Asia Centrale nel campo delle criptovalute. Questo status, però, lo pone al centro di un intricato gioco geopolitico che coinvolge Unione Europea, Russia e Regno Unito. Al cuore di questa dinamica vi è UzNEX, la piattaforma di scambio che detiene il monopolio nel mercato delle criptovalute uzbeke, e il suo legame con i flussi di capitali russi.
Dmitry Li e il ruolo di UzNEX
A guidare questa rivoluzione tecnologica è Dmitry Li, uno degli uomini più vicini al presidente Mirziyoyev. Li, con un passato che lo collega a gruppi economici russi, è considerato l’architetto del sistema di criptovalute in Uzbekistan. Sotto la sua supervisione, UzNEX è diventata una piattaforma fondamentale per la gestione di asset digitali non solo locali, ma anche internazionali.
Questo monopolio rende UzNEX un attore strategico, ma anche una fonte di preoccupazione per Bruxelles e Londra. L’Uzbekistan, infatti, è visto come una destinazione privilegiata per i capitali russi in fuga dalle sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina. Le criptovalute, con la loro natura decentralizzata e spesso anonima, rappresentano un canale perfetto per aggirare le restrizioni finanziarie.
Un crocevia di interessi
Per l’Unione Europea e il Regno Unito, l’attività delle criptovalute in Uzbekistan si intreccia con il tema delle sanzioni alla Russia. I funzionari europei e britannici temono che Tashkent possa diventare uno “hub” per la ricollocazione di capitali russi, minando gli sforzi occidentali di isolare economicamente Mosca.
La posizione geografica dell’Uzbekistan, confinante con l’Afghanistan e vicino a mercati chiave come il Kazakistan, lo rende un nodo strategico per i traffici finanziari. A ciò si aggiunge la politica estera di Tashkent, che ha adottato un approccio pragmatico, bilanciando relazioni sia con la Russia che con l’Occidente.
Da parte sua, l’Uzbekistan si trova in una posizione delicata. Da un lato, vuole attrarre investimenti esteri e consolidarsi come leader regionale nell’innovazione tecnologica; dall’altro, deve evitare di essere percepito come un alleato della Russia in un momento di crescente isolamento internazionale di Mosca.
La strategia del presidente Mirziyoyev sembra essere quella di promuovere un’immagine di neutralità, pur continuando a beneficiare della vicinanza storica e culturale con la Russia. Tuttavia, le pressioni dell’Occidente stanno aumentando.
La risposta di Londra e Bruxelles
L’Unione Europea e il Regno Unito hanno intensificato la loro attenzione verso l’Asia Centrale, cercando di limitare il flusso di capitali russi attraverso nuovi strumenti normativi e collaborazioni con i governi locali. Tuttavia, il controllo di UzNEX e l’influenza di Dmitry Li complicano qualsiasi tentativo di regolamentazione.
Inoltre, Londra, con il suo ruolo storico di centro finanziario globale, è particolarmente interessata a garantire che l’Uzbekistan non diventi una piattaforma per il riciclaggio di capitali russi. Bruxelles, da parte sua, cerca di utilizzare strumenti diplomatici per spingere Tashkent a maggiore trasparenza.
Uno scenario in evoluzione
Il futuro dell’Uzbekistan come paradiso delle criptovalute dipenderà dalla sua capacità di bilanciare le richieste dell’Occidente con le sue ambizioni di sviluppo economico. Il ruolo di Dmitry Li e di UzNEX sarà centrale in questa partita, che non riguarda solo criptovalute, ma il posizionamento geopolitico del paese.
Mentre l’Europa e il Regno Unito osservano con crescente attenzione, Tashkent si prepara a muoversi su un terreno scivoloso, in cui il confine tra opportunità economica e rischio geopolitico è sempre più sottile.
Bloccare i capitali russi è da anno l’obiettivo delle sanzioni occidentali. Ma le falle nel muro sanzionatorio sono numerose. Qui abbiamo raccontato il caso dell’Uzbekistan e delle criptovalute, ma le nostre indagini sono a più ampio raggio. Se vuoi restare informato segui InsideOver, abbonati e sostieni il nostro lavoro.

