Bond, sul fronte Romania la situazione peggiora. Che si fa?

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Scenario politico in evoluzione in Romania dove, dopo il voto del primo turno di domenica scorsa, gli elettori si preparano a tornare alle urne il 18 maggio per il ballottaggio delle presidenziali che vede in corsa George Simion, candidato del partito nazionalista Aur, ed il sindaco di Bucarest, Nicusor Dan.


Gli investitori internazionali guardano con preoccupazione agli eventi politici in Romania, come spiega Lorenzo Raffo in un articolo su LombardReport.com, e c’è timore che possa esserci un peggioramento del contesto obbligazionario, dopo anni in cui i governativi di Bucarest si sono diffusi anche nei portafogli del retail. “D’altra parte – scrive Lorenzo Raffo – i loro rendimenti risultano da tempo fra i più alti in assoluto nel contesto europeo e rilevanti anche in quello in Usd”.

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George Simion nel primo turno ha ottenuto il 40,5% delle preferenze. L’europeista Crin Antonescu, invece, è rimasto fuori dal ballottaggio. Un risultato che i mercati hanno visto male. I titoli governativi ne hanno risentito. Lorenzo Raffo sottolinea che il relativo quadro è più complesso di quanto si pensi.


“La banca centrale della Romania – scrive Lorenzo Raffo su LombardReport.com – ha dichiarato di essere alla ricerca del ‘metodo ottimale’ per contrastare i significativi deflussi di capitali in seguito al forte calo del leu, valuta nazionale, dopo appunto che il leader dell’opposizione di estrema destra ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali. I titoli trattati su Borsa Italiana sono invece in euro o in dollari e quindi risentono indirettamente della crisi del leu”.


I RENDIMENTI IN LEU
“Il decennale è salito dal 7,5% all’8% ma un trend negativo era già in corso da mesi”, aggiunge Lorenzo Raffo.

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I RENDIMENTI IN EUR
“Esaminiamo il 6,25% St2034 (Isin XS2999552909 – taglio 1.000): la quotazione è scesa in pochi giorni dai 99,7 ai 95,4 Eur – continua Lorenzo Raffo in un articolo su LombardReport.com -. Si è trattato quindi di un calo ma non di un tracollo. È pur vero che il rendimento si attesta attualmente sul 6,8-6,9%, elevatissimo nel contesto Eur. Che però detenere bond rumeni comportasse un rischio/rendimento elevato era già evidente in base a questi numeri”.


Raffo sottolinea poi che ci sono scadenze lunghissime, più colpite dalle vendite, cosa che sta avvenendo da tempo. “Il Romania 6% St2044 in euro (Isin XS2908645265 – taglio 1.000) ha chiuso mercoledì 7 maggio a 86 Eur, mentre a dicembre 2024 si comprava sui 100. Il trend negativo è quindi in corso da mesi, per vari fattori”.


I FATTORI
“L’economia rumena sta attraversando un momento difficile – scrive Raffo -. L’inflazione è sul 5%, certamente inferiore rispetto a nemmeno molti mesi fa, ma nettamente superiore in confronto agli altri Paesi europei. Il tasso di crescita del Pil si attesta sul positivo 0,6%, allineato più o meno ai dati degli ultimi due anni. La bilancia commerciale è invece strutturalmente in deficit. Quindi luci e ombre”.


TASSI DI INTERESSE
“La banca centrale rumena – continua Raffo -, che terrà la prossima riunione il 16 maggio, ha mantenuto il suo tasso di interesse di riferimento al 6,5%, livello più alto mai raggiunto nell’Unione Europea, a causa dei maggiori rischi legati ai dazi commerciali e all’incertezza in vista del voto presidenziale. La Romania, il cui debito pubblico, pari al 54,8% del Pil, è ancora ben al di sotto della media UE dell’81%, non è però riuscita a vendere obbligazioni nazionali tramite asta ordinaria lunedì, a causa della scarsa domanda”.

IN CONCLUSIONE
È preferibile vendere eventuali titoli in portafoglio? Per Lorenzo Raffo occorre ragionare in base ai prezzi di carico, ma certamente non è il caso di mediare al ribasso, aumentando le posizioni. “Se si è acquistato debito rumeno vuol dire che si ha una propensione al rischio – scrive Lorenzo Raffo -. È probabile altra volatilità nelle prossime settimane e allora si stabiliscano dei livelli di stop da mettere in campo se la situazione peggiorasse ulteriormente”.

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