La geopolitica della corsa allo spazio
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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato, intervenendo al World Economic Forum di Davos in Svizzera, che “l’Ucraina ha bisogno di tutte le armi che abbiamo chiesto” aggiungendo “non solo quelle fornite”.

L’Ucraina, come sappiamo, viene regolarmente rifornita di armamenti da parte degli Stati Uniti, della Nato e di altri alleati: secondo l’Istituto di Economia Mondiale di Kiel sono 38 i Paesi che sostengono Kiev spendendo circa 64,5 miliardi di euro per fornire assistenza militare, finanziaria o umanitaria. In testa ci sono gli Stati Uniti con quasi 43 miliardi di euro dalla fine di gennaio di quest’anno, di cui 24,11 rappresentati da aiuti militari. L’11 maggio, la Camera dei rappresentanti statunitense ha approvato un nuovo pacchetto di 40 miliardi di euro, e un’ulteriore aggiunta di 100 milioni il 19, comprendente ulteriori 18 obici da 155 millimetri M-777 coi rispettivi veicoli per il traino oltre a tre radar per la scoperta e il tracciamento di proiettili di artiglieria.

Washington con quest’atto ha più che triplicato il suo sforzo nei confronti dell’Ucraina dal 23 aprile scorso, al contrario i Paesi dell’Ue hanno assunto impegni relativamente piccoli nelle ultime settimane. L’Europa ha infatti stanziato complessivamente circa 16 miliardi di euro, pari a un terzo di quanto promesso dagli Usa. Risulta, secondo l’Istituto, che da settimane i paesi dell’Unione Europea si stiano muovendo molto più lentamente, non solo nelle consegne di armi, ma anche nell’assistenza finanziaria e umanitaria.

Se escludiamo il primo invio statunitense che ha visto, oltre ai sistemi anticarro Javelin e ai missili spalleggiabili antiaerei Stinger, cinque elicotteri Mil Mi-17 (di provenienza afghana) e 70 veicoli “Humvee” (o Hmmwv – High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicles), Washington prima di quest’ultimo pacchetto ha fornito 200 Apc (Armored Personnel Carrier) tipo M113, altre 200 “Humvee”, 90 obici da 155 millimetri tipo M-777 e altri 16 elicotteri Mi-17. Da questo elenco sono stati esclusi tutti i tipi di piccoli Uav, compresi i “droni kamikaze” come gli Switchblade (circa 300) e i sistemi elettronici e radar. Il Regno Unito sta fornendo 120 veicoli Wolfhound e altrettanti Mastiff insieme ad altri 120 veicoli corazzati leggeri tipo Spartan. Sconosciuto è il numero degli Stormer oppure dei missili Sea Spear/Brimstone che Londra ha inviato a Kiev e che si sono già visti in azione. La Repubblica Ceca ha messo a disposizione circa 56 Ifv (Infantry Fighting Vehicle) Pbv 501A (versione migliorata del ben noto Bmp-1 russo), 20 veicoli di artiglieria semovente ShKH vz. 77 Dana, 20 Mlrs (Multiple Launch Rocket System) Rm-70, 12 Mbt (Main Battle Tank) tipo T-72M1 e cinque Aifv (Armoured Infantry Fighting Vehicle) Bvp-1. La Polonia ha deciso di inviare 200 Mbt T-72M1, 60 Bwp-1 (designazione locale del Bmp-1 russo), 20 veicoli semoventi di artiglieria 2S1 “Gvozdika”, 20 Mlrs Bm-21 “Grad”. L’Olanda sta per inviare un numero imprecisato di obici semoventi Pzh-2000 e di Aifv Ypr-765, il Canada quattro obici M777 A2, la Turchia altri 16 Ucav tipo TB2 Bayraktar, l’Australia 20 veicoli blindati tipo “Bushmaster” insieme ad almeno 6 obici M-777, la Slovacchia un sistema missilistico da difesa aerea tipo S-300, la Francia 12 obici semoventi da 155 millimetri “Caesar”, la Spagna un solo veicolo Rg-31 “Nyala” in versione ambulanza militare e la Germania 14 W461 “Wolf”. Alcune voci riportano che Berlino possa inviare anche 88 Mbt Leopard 1A5 insieme a 100 Ifv tipo Marder nonché accodarsi all’Olanda per i Pzh 2000 a cui si aggiungerebbero i semoventi antiaerei Gepard.

A cosa si starebbe quindi riferendo Zelensky quando afferma di volere “tutte le armi che abbiamo chiesto”? Sicuramente agli Mbt, che in un conflitto terrestre contro forze nemiche preponderanti non sono mai abbastanza. In questo caso, come abbiamo visto, se la Germania stesse davvero considerando di inviare i Leopard 1A5 l’esercito ucraino si troverebbe ad avere un carro armato quasi coevo dei T-72 che sono giunti da Polonia e Repubblica Ceca, con l’aggravante di dover attenderne lo schieramento in battaglia perché il personale ucraino va addestrato al loro utilizzo, in quanto Kiev non ha mai utilizzato questo tipo di armamento occidentale. Zelensky quindi potrebbe riferirsi a Mbt più moderni, come potrebbero essere i Leopard 2 o le ultime serie di M1 Abrams statunitensi, ma si tratta di pure speculazioni che comunque sono basate sulle dichiarazioni del presidente dei mesi scorsi, riguardanti l’invio di carri e caccia.

Proprio i cacciabombardieri potrebbero essere un altro assetto richiesto – e fortemente desiderato – da Kiev. Abbiamo già avuto modo di ricostruire il lungo iter politico della possibile forniture di caccia MiG-29 polacchi all’aeronautica ucraina, una soluzione ottimale per quanto riguarda la possibilità dei piloti di Kiev di poterli usare immediatamente (i velivoli sono in dotazione alle forze aeree ucraine) ma controproducente e finanche pericolosa dal punto di vista del peggioramento della tensione tra Russia e Occidente, in quanto Mosca potrebbe facilmente decidere di colpire gli aerei mentre sono in approntamento nel territorio dei Paesi della Nato, scatenando così un conflitto su vasta scala.

La recente notizia della messa a terra di tutti i MiG-21 da parte della Romania in seguito al mortale incidente in cui è andato perso un pilota e un intero equipaggio dell’elicottero di soccorso inviato per cercarlo, ha sollevato l’ipotesi che Bucarest potesse inviarli all’Ucraina, ma si tratta probabilmente solo di fantasie giornalistiche. Sebbene l’Occidente, o per meglio dire gli Stati Uniti, non sembrino affatto disposti a inviare in Ucraina cacciabombardieri di fabbricazione russa presenti negli arsenali della Nato, la possibilità forse resta, stante l’ultimo appello, che è apparso alquanto disperato, di Zelensky, ma dubitiamo fortemente che Washington possa effettuare questa scelta altamente destabilizzante.

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