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Kyiv ha imposto delle sanzioni sull’ex presidente ucraino, Petro Poroshenko, oggi principale leader dell’opposizione. E uno dei principali attivisti anti-corruzione, Vitaly Shabunin, noto per essere un feroce critico del governo di Volodymyr Zelensky, ha denunciato di essere stato sul fronte di Kharkiv, a fare il panettiere per le truppe. Dopo la telefonata tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin, la prima decisione presa dal governo ucraino ha il sapore di una resa dei conti, e dell’inizio della campagna elettorale che verrà, non appena il cessate il fuoco renderà possibili nuove elezioni.

Tra i colpiti dalle misure, decise dal Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale, ci sono il magnate Ihor Kolomoysky, Viktor Medvedchuk, politico filo-russo, e gli oligarchi Gennadiy Bogolyubov e Kostyantyn Zhevago. Si ritroveranno i beni congelati – ma già hanno abbondati conti correnti all’estero – impossibilitati a lasciare l’Ucraina e altre restrizioni.

I salvati

Colpisce la lista dei risparmiati: il signore dei metalli Rinat Akhmetov e Viktor Pinchuk, finanziere, ad esempio, rispettivamente al primo e secondo posto nella classifica Forbes degli uomini più ricchi dell’Ucraina, sono considerati esempi emblematici del sistema oligarchico post-sovietico, ma hanno saputo consolidare la loro influenza a livello internazionale, in particolare negli Stati Uniti.

Si da il caso però che Akhmetov e Pinchuk siano, oltre che alleati tra loro, anche tra i principali finanziatori dell’Atlantic Council, uno dei think tank più influenti legati all’industria bellica e sponsor intellettuale della politica neocon statunitense. Pinchuk è anche il fondatore di una delle più importanti gallerie d’arte al centro di Kyiv, ammirata dal ceto medio riflessivo ucraino. Due perfette incarnazioni dello Stato mafioso post-sovietico, ma capaci di farsi accreditare nell’establishment euro-atlantico.

Secondo Forbes Ucraina, le sanzioni contro Poroshenko potrebbero essere legate a un’accusa di tradimento. Poroshenko è stato eletto per la prima volta nel 2014, poco dopo l’annessione illegale della Crimea da parte della Russia, su una piattaforma liberista in economia e nazionalista. È stato il presidente durante i primi anni di guerra contro i separatisti del Donbass, una regione che aveva promesso di riconquistare, senza riuscirci.

Le alleanze per il futuro dell’Ucraina

Nel 2019, Poroshenko ha perso nettamente le elezioni contro Zelensky, che si era presentato con un programma populista di pacificazione e di dialogo con la Russia. Da allora, sono stati avviati più di venti procedimenti penali a suo carico, tra cui uno per tradimento, legato alla sua presunta collaborazione economica proprio con i separatisti del Donbass. Nessuno di questi procedimenti ha portato a una condanna, e per questo Poroshenko ha definito i processi come “politici”, sostenendo che Zelensky li stia utilizzando per rafforzare la propria leadership interna.

Questo round di sanzioni ci dice, forse, qualcosa sulle alleanze strategiche che potrebbero plasmare il futuro dell’Ucraina. Di fatto, con i loro principali concorrenti politici ed economici messi fuori gioco, Akhmetov e Pinchuk sono in una posizione ideale per influenzare il panorama politico ucraino nel periodo post-bellico, dove si prospettano lacrime e sangue. E privatizzazioni, tante. La loro capacità di mantenere solide relazioni con la Casa Bianca potrebbe rivelarsi cruciale nel definire la direzione che l’Ucraina prenderà una volta terminato il conflitto con la Russia, e la forma che proverà il suo tentativo di avvicinarsi all’Occidente, anche se mutilata e risentita.

Shabunin è più esplicito e sostiene che l’amministrazione Zelensky stia cercando di vendicarsi delle sue critiche, accentrando sempre di più il potere. Il conflitto tra Shabunin e il Governo è in corso da tempo, ma l’attivista ha avuto a lungo il sostegno dell’amministrazione Biden e dell’ambasciata statunitense. Con Trump, però, la situazione sembra essere cambiata. Zelensky, avvertendo l’avvicinarsi di una nuova fase della guerra, potrebbe aver bisogno di alleati potenti per meglio negoziare con la Casa Bianca la propria sopravvivenza politica.

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