Zelensky parla agli ucraini: “il Momento più difficile della nostra storia”

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Guerra /

Il tono è quello dei discorsi più solenni. Anche lo scenario è diverso dal solito: questa volta non c’è la sedia della sua postazione davanti la propria scrivania, il video è ambientato all’esterno e, sullo sfondo, si intravede via Bankova. La strada che è il cuore del potere ucraino. Volodymyr Zelensky, da collaudato uomo di spettacolo, non ha certo scelto a caso simili dettagli. Non si tratta del video quotidiano che, ogni sera, manda online sul proprio canale Telegram. Il presidente ucraino ha scelto di parlare nel cuore del pomeriggio di questo venerdì della proposta di pace di Donald Trump. Ha scelto di dare un esplicito segnale tanto ai suoi concittadini, quanto forse allo stesso tycoon newyorkese. Segno di come, a prescindere dai punti di vista, il momento attuale sia tra i più drammatici di sempre.

“Adesso dobbiamo decidere”

La sensazione è che il nuovo piano di pace elaborato dai due inviati, Steve Witkoff per Washington e Kirill Dmitriev per Mosca, abbia colto di sorpresa Zelensky. E questo per due motivi: in primis, perché il documento di 28 punti fatto avanzare dalla Casa Bianca è arrivato in una fase in cui gli Usa stavano premendo per incrementare le sanzioni alla Russia. In secondo luogo, perché mai era arrivata una proposta così difficile da accettare per Zelensky e l’Ucraina: la rinuncia al Donbass, alla Crimea, a metà dell’esercito, rappresentano sacrifici talmente importanti da risultare quasi esistenziali.

Una circostanza che il presidente ucraino ha messo subito in chiaro nel suo discorso: “Questo è uno dei momenti più difficili della nostra storia – si legge nelle sue dichiarazioni – In questo momento, l’Ucraina potrebbe trovarsi di fronte a una scelta molto difficile: o la perdita di dignità, o il rischio di perdere un partner chiave”. Un passaggio con il quale Zelensky non ha soltanto confermato l’esistenza di un piano per come presentato nei media nelle scorse ore, ma ha anche implicitamente confermato un’altra indiscrezione: quella secondo cui, per costringere Kiev ad accettare l’accordo, Trump avrebbe minacciato la fine degli aiuti in termini di armi e intelligence.

“Dobbiamo scegliere – ha proseguito Zelensky – o i difficili 28 punti o un inverno estremamente rigido, il più rigido, e ulteriori rischi. Una vita senza libertà, dignità e giustizia, e credere a qualcuno che ha già attaccato due volte”. Un chiaro riferimento quest’ultimo alla Russia, considerata ancora una volta evidentemente come poco affidabile.

Il dialogo con gli Stati Uniti

La massima preoccupazione di Kiev al momento sembra quella di non risultare come sabotatrice di un accordo di pace. Nel suo discorso, il presidente ucraino ha lasciato intendere di considerare un’eventuale intesa come poco dignitosa ma, al tempo stesso, non ha risposto negativamente. Del resto, per l’appunto, Zelensky sembra aver voluto registrare il suo discorso di questo venerdì proprio per dire apertamente di dover prendere una decisione. C’è quindi una porta aperta, ma solo a condizione prima di parlare con Washington: “Ci sarà una ricerca costruttiva di soluzioni con gli Stati Uniti. Presenterò argomentazioni, persuaderò e proporrò alternative”, ha dichiarato Zelensy.

“Ma non daremo al nemico motivi -ha concluso il presidente ucraino – per dire che è l’Ucraina a non volere la pace. Questo non accadrà”. Da Kiev quindi non arriverà un secco “No”. Ma nemmeno un Sì senza condizioni. La palla, per il momento, passa alla diplomazia. E dopo aver pronunciato il suo discorso, Zelensky ha parlato direttamente con il vice presidente Usa JD Vance. Segno che un’interlocuzione è iniziata, seppur tra mille incertezze.