Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Sono tempi duri per Volodymyr Zelensky: il presidente ucraino ha parlato al Consiglio Europeo dopo aver presentato alla Rada di Kiev il suo “Piano per la Vittoria”, una roadmap prevista per rendere il suo Paese più forte e solido per arrivare a una pace con la Russia. E ha alzato l’asticella del confronto con Mosca, paventando la possibilità che la guerra scatenata dall’invasione della Russia nel febbraio 2022 diventi “una guerra mondiale“.

Zelensky accusa la Russia di schierare unità nordcoreane in Donbass per puntellare la sua avanzata, e dunque Pyongyang di essere complice dell’aggressione. Per il capo di Stato di Kiev è una delle ore più buie dal 24 febbraio 2022: nella prima settimana della guerra, l’Ucraina resistette sostenuta principalmente, in campo Nato, dal Regno Unito e dalle intelligence dell’Anglosfera contro l’invasione di Mosca e, al contempo, lo scetticismo di molti partner, a partire dagli Stati Uniti, che prevedevano un rapido collasso del fronte e avevano offerto a Zelensky di guidare la resistenza da Leopoli o, addirittura, dalla Polonia.

Così non è stato e l’Ucraina ha retto quasi tre anni di guerra col sostegno occidentale. Ma ora più che mai le sue stanche forze armate potranno continuare a sostenere l’urto solo se il prosieguo dell’appoggio del campo euroatlantico sarà garantito. E Zelensky si rende conto che, con le truppe russe in avanzata nel Donbass e la sacca di Kursk oltre confine che viene gradualmente erosa, non è detto che così sarà.

La carta della “guerra mondiale”

Il presidente usa dunque la carta più pesante, quella del richiamo al conflitto globale, rare volte esplicitata in passato. Vero è che Mosca conta attivamente sui rifornimenti nordcoreani di proiettili d’artiglieria e sull’appoggio dell’Iran, che fornisce droni, e che l’ingresso in campo di militari di Kim Jong-un sarebbe un fattore da tenere in considerazione. Ma prima ancora che militare, il dato di fatto è politico: Zelensky, sostanzialmente, riprende la retorica di Vladimir Putin sottolineando che le mani esterne sul conflitto lo globalizzano. Per Putin è l’impegno del campo guidato dagli Usa a portare Occidente e Russia in rotta di collisione, per Zelensky le mosse di Mosca con i suoi partner.

Sul fronte ucraino, si registra una sostanziale perdita di controllo di Kiev su due fronti: quello militare e quello diplomatico. Zelensky ha costruito la sua strategia di fondo, il perseguimento dell’idea di una vittoria militare su Mosca, su un presupposto a-strategico, ovvero dare per scontato che l’appoggio dell’Occidente sarebbe continuato indefesso. Le ultime settimane lo hanno profondamente contraddetto: anticipando il “Piano per la Vittoria” a Joe Biden e Kamala Harris, non ha ricevuto sponde; il programmato summit di Ramstein è saltato per l’uragano Milton che ha bloccato la leadership di Washington negli Usa; il suo mini-tour europeo, tra Londra, Parigi, Berlino e Roma, ha garantito molte pacche sulle spalle dagli alleati ma poco sostegno concreto.

Zelensky, sedotto e abbandonato?

Inoltre, gli alleati dell’Ucraina iniziano a essere insofferenti circa le prospettive di una chiusura di Kiev a soluzioni diplomatiche. Come ha ricordato Intellinews, abboccamenti per negoziare un cessate il fuoco che cristallizzi il fronte sono in corso da tempo: “L’Ucraina si stava  avvicinando a un  accordo di cessate il fuoco all’inizio di agosto e aveva persino concordato un incontro in Qatar, in cui entrambe le parti avrebbero dovuto assumersi reciprocamente l’obbligo di rifiutare di colpire le infrastrutture energetiche. Ma l’incursione  di Kursk   ha posto fine a quegli sforzi; il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che la carta della trattativa è stata  tolta dal tavolo  poco dopo”.

Il “Piano per la Vittoria” sembra incorporare, da un lato, la volontà di riprendere il sentiero abbandonato. Non parla più di vittoria militare totale ma di integrazione euroatlantica e deterrenza, ivi compreso il via libera ai raid a lungo raggio con armi occidentali. Dall’altro riflette la critica situazione vissuta dall’Ucraina, le cui sorti militari stanno gradualmente peggiorando mentre la crisi sociale e demografica del Paese non accenna a scemare. In sostanza, Kiev vuole trattare ma alle condizioni ad essa più favorevoli, non in una fase di peggioramento della situazione. L’all-in di Zelensky sulla “guerra mondiale” riflette la volontà di cambiare le sorti del conflitto prima di impugnare quel coraggio del negoziatoevocato a marzo da Papa Francesco. La cui diplomazia neutrale si sta, non a caso, tornando a muovere in queste settimane.

Zelensky, in sostanza, teme che le condizioni su cui ci si ritroverà a negoziare siano, sostanzialmente, quelle di Mosca, senza un vero apporto dell’Ucraina. O addirittura che Occidente e Russia possano negoziare sulla sua testa la fine del conflitto. Avere voce in capitolo è per lui vitale. E da qui nasce un grido d’aiuto comprensibile da parte di chi è stato, in tre anni, sedotto con tante promesse, ampiamente sostenuto e ora, nella fase più critica, teme di essere abbandonato. Ma che difficilmente troverà gli ascoltatori recettivi di anche solo pochi mesi fa.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto