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Il satellite iraniano Zafar non ha raggiunto la velocità necessaria per entrare in orbita. Così la “Vittoria” degli scienziati del programma spaziale di Teheran – perché Zafar significa “vittoria” – si è tramuta in una sconfitta, la quarta consecutiva dei specialisti dello “spazioporto” Imam Khomeini. Ma l’Iran sembra approssimarsi alla meta.

Le foto dei satelliti spia occidentali avevano notato nelle scorse settimane un aumento di attività nella sede principale del programma spaziale iraniano che si trova nella provincia iraniana di Semnan, a circa 230 chilometri a sud di Teheran, e avevano ipotizzato l’approssimarsi di un nuovo lancio. E infatti così è stato. Ma anche questa volta il razzo che trasportava il satellite non ha raggiunto la velocità necessaria per entrare in orbita, mancandola e non potendo rilasciare correttamente il satellite “made in Iran” designato per le osservazioni scientifiche che era stato battezzato con il nome di “Zafar”.

A rendere noto il fallimento è stata la stessa tv di stato iraniana Irib; poco dopo aver annunciato il conto alla rovescia per il lancio che aveva sollevato nuovi moniti da parte degli Stati Uniti – i quali vedono nel programma spaziale iraniano un collegamento con il programma missilistico e, inesorabilmente, con quello nucleare. A conferma di questa visione, sia da parte degli Stati Uniti che da parte europea (in particolare da Parigi) sono arrivate condanne unanimi al lancio del satellite, considerandolo una “provocazione” inconciliabile con la richiesta espressa da Washington di abbandonare ogni progetto che possa avvicinarsi a dotare Teheran di missili balistici intercontinentali armabili con una testata nucleare.

Nel dettaglio sembra che il lanciatore Simorgh non sia riuscito ad ottenere la “spinta necessaria” per raggiungere l’orbita a 530 chilometri dalla terra, costringendo la divisione spaziale iraniana ad adottare le misure necessarie per risolvere questo problema nei prossimi lanci in programma per il 2020 e per il 2021. “I motori della fase 1 e della fase 2 del vettore funzionavano correttamente e il satellite si era staccato con successo dal suo vettore, ma alla fine del suo percorso non ha raggiunto la velocità richiesta per essere messo in orbita”, ha dichiarato il portavoce del programma spaziale del ministero della Difesa iraniano, Ahmad Hosseini.

Il nuovo fallimento però ha dimostrato allo stesso tempo i progressi che il programma spaziale (e missilistico) iraniano ha raggiunto attraverso la collaborazione di quello che viene riportato come un team di ben 80 scienziati. Un programma che, con l’accordo del ministero della Tecnologia, ha già pianificato e annunciato il lancio di orbita di altri cinque satelliti nel prossimo biennio: Pars 1, Pars 2, Nahid 1, Nahid 2 e Zafar 2 (nel giugno del 2021). Contestualmente al lancio fallito, il comando dei Guardiani della rivoluzione iraniana – responsabile del programma missilistico iraniano – sembra aver svelato un “nuovo missile balistico” alimentato per l’appunto da una nuova generazione di motori progettati per inviare in orbita i satelliti. Si tratterebbe del nuovo missile balistico a corto raggio, il Raad-500, capace di raggiungere una distanza di 500 chilometri dal vettore di lancio. Il missile sarebbe stato dotato di “nuovi motori Zoheir” realizzati in “materiali compositi”. Insieme agli Zoheir sarebbe stato svelata anche un’altra generazione di nuovi motori missilistici, realizzati con lo stesso materiale ma con un “ugello mobile”, e destinato proprio a portare i prossimi satelliti nello spazio.

Nonostante questo quarto fallimento consecutivo, il ministro delle tecnologia Mohammad Javad Azari Jahromi ha mantenuto toni celebrativi, che guardano alle prossime sfide che l’Iran vuole portare avanti imperterrito, senza tenere alcun conto dei moniti di Washington: ”Siamo inarrestabili! Abbiamo altri grandi satelliti iraniani pronti al lancio”. Non resta che aspettare e vedere se il prossimo lancio raggiungerà davvero l’obiettivo prefisso.

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