Yemen, tra bombe saudite e secessionismo si riaccende una crisi regionale

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In Yemen la guerra civile è congelata da quasi tre anni, il fronte anti-Houthi sta però andando in frantumi e all’ombra della contesa tra il governo internazionalmente riconosciuto di Aden e il Consiglio di Transizione Meridionale (Stc) si intravede l’embrione di uno scontro a distanza tra gli interessi dell’Arabia Saudita e quelli degli Emirati Arabi Uniti.

Si riaccende la guerra in Yemen

Lo scenario è in evoluzione. A inizio dicembre l’Stc, una fazione nata nel 2017 nel cuore della guerra civile yemenita e sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti, è andato all’attacco del governatorato di Hadhramaut, controllato congiuntamente assieme al governo di Aden.

In pochi giorni, dal 2 dicembre a oggi, pressoché l’intero territorio dell’ex Yemen del Sud era caduto in mano a una forza anti-islamista, secolare e militarizzata che ha sempre operato una partnership tattica con Aden contro gli Houthi sciiti sostenuti dall’Iran, ma che dalla tregua garantita allo Yemen dal riavvicinamento tra Riad e Teheran del 2023 ha sempre più morso il freno. L’Stc reclama il controllo di buona parte del Paese ma ha dovuto subire, nella giornata del 26 dicembre, gli attacchi dell’Arabia Saudita, che dopo settimane di minacce e dopo essersi guardata in cagnesco con Abu Dhabi ha colpito con l’aviazione i militari del gruppo formalmente ritenuto parte della coalizione legittima ma sostanzialmente secessionista e maggiormente attivo nell’idea di chiudere militarmente il conflitto.

L’Stc avanza, ma è andato troppo oltre per Riad

“Gli attacchi sono avvenuti il ​​giorno dopo che Riad aveva esortato l’STC a ritirarsi da Hadramout e al-Mahra, due province orientali che il gruppo aveva conquistato all’inizio di questo mesi e dopo che il gruppo ha respinto l’appello dell’Arabia Saudita, affermando che avrebbe continuato a proteggere le aree”, nota Al Jazeera, aggiungendo che “l’Oman, che confina con la provincia di al-Mahra, recentemente conquistata, e che ha svolto il ruolo di mediatore chiave nello Yemen, ha chiesto venerdì di evitare l’escalation e di avviare un dialogo politico globale”.

Come per gli Houthi con l’Iran, anche per l’Stc e gli Emirati Arabi Uniti il legame biunivoco non è ombelicare e i separatisti meridionali guidati dall’ex governatore di Aden Aidarus al-Zoubaidi sono andati ben oltre il ruolo di proxy di Abu Dhabi, arrivando a creare una crisi diretta con Riad e il rischio di un nuovo focolaio militare in Yemen. Non a caso, gli Emirati hanno provato a unire le forze per chiedere all’Stc di non cercare di disarcionare l’esecutivo internazionalmente riconosciuto, anche se il rischio è che il genio sia uscito dalla bottiglia, come l’intervento dei raid aerei sauditi conferma.

Il gioco israelo-emiratino

Del resto, i militanti all’attacco, a lungo armati e finanziati dagli Emirati, hanno un altro patrono in Israele, su cui da tempo si dice puntino come partner per sostenere una possibile secessione. L’annuncio di Tel Aviv sul riconoscimento del Somaliland, dall’altra parte del Golfo di Aden richiama alla mente l’apertura, avvenuta a ottobre, alla “normalizzazione” con Israele da parte di al-Zoubaidi. Una prospettiva strategica che, ad oggi, è remota ma non va esclusa. Del resto, a metà strada tra lo Yemen che l’Stc controlla e il Somaliland c’è l’isola di Socotra, sotto sovranità yemenita, e in cui Abu Dhabi, col sostegno Usa, ha potenziato le capacità di ricognizione e d’intelligence.

Ad oggi gli Emirati Arabi Uniti non si possono permettere fratture con l’Arabia Saudita, ma chiaramente il disegno strategico dell’avanzata dell’Stc risponde alla logica di un’estensione geopolitica dell’asse dettato dagli Accordi di Abramo tra Abu Dhabi e Tel Aviv, con quest’ultima che ha la variabile aggiuntiva di voler trovare un modo per chiudere la partita con gli Houthi, ultima minaccia concreta dell’Asse della Resistenza iraniana. Nell’ombra, uno Yemen dalla pace precaria, perennemente preda di interessi esterni. E in cui la pace pare una pedina da barattare nello scacchiere competitivo regionale.