Un drone killer americano ha eliminato tre alti dirigenti dell’organizzazione terroristica Al-Qaeda in Yemen. Così la cellula terroristica dell’organizzazione fondata da Osama Bin Laden, ancora ben radicata nella Penisola Arabica, subisce un duro colpo. I tre bersagli “high-value”che hanno concesso ai piloti che controllavano il velivolo in remoto di fare fare fuoco sono stati identificati come Abu Ammar Al-Hadrami, Abu Abdullah Al-Monzari, e Abu Al-Fahtani.

La missione, che in gergo viene denominata “hunter-killer” , è stata condotta con un drone Predator ( o forse un più moderno Reaper) nel distretto meridionale di Al-Sawmaah, dove viene registrata forte la presenza di qaedisti che nel caos della guerra civile che devasta lo Yemen sono riusciti a occupare e prendere il controllo di alcune zone che si estendono del territorio desertico e alcune cittadelle nel sud del Paese.

I jihadisti diAnsar al-Sharia nello Yemen si inseriscono un teatro già complesso che vede il duro scontro delle truppe governative, appoggiate da Arabia Saudita e Emirati Arabi, con i ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran. In questo teatro Al-Qaeda si oppone ad entrambe le fazioni, divenendo bersaglio degli Stati Uniti che perpetrano la loro lotta al terrorismo in Medio Oriente e potrebbero essere pronti – se il Congresso finanzierà con il budget richiesto le così dette“Overseas Contingency Operations” (Oco) – a lanciare un’operazione su scala più vasta nel paese.

In Yemen gli Usa hanno già condotto numerosi raid con droni armati per eliminare “le teste” delle cellule di Al-Qaeda, e i terroristi considerati più pericolosi, come l’ideologo Anwar al-Awlaki. Secondo le fonti riportate da La Stampa sarebbero oltre 57 gli alti dirigenti sono stati colpiti dai raid americani. A questo tipo di operazioni – condotte dai velivoli a pilotaggio remoto, che vengono armati con missili a guida gps con capacità di colpire il bersaglio con precisione millimetrica una volta identificato e ottenuto l’ordine impartito da una lunga e scrupolosa catena di comando – si aggiungono altrettante numerose operazioni condotte dai team di Navy Seal con l’appoggio di reggimenti di elicotteri per le operazioni speciali del 160th Special Operations Aviation Regiment dislocati nella regione vanno a caccia di obiettivi high-value da catturare “vivi”.

La rovinosa guerra civile dello Yemen, che oramai perdura dal 2015 e ha visto lo spostamento del governo riconosciuto dagli Stati Uniti e dall’Unione Europa nella città di Aden, vede la contrapposizione di una coalizione guidata dai sauditi a sostegno del governo di Abed Rabbo Mansour Hadi ad Aden, contro gli sciiti houthi che controllato tutta l’area occidentale nel paese. In quasi quattro anni la guerra, che ha causato la morte di almeno 10mila persone, ha devastato un paese già povero, dando luogo ad una delle più gravi crisi umanitaria del mondo. In questa difficile condizione i proseliti jihadisti di Al-Qaeda trovano terreno fertile per espandere il loro controllo nelle zone centrali e meridionali, nonostante lo sforzo dell’intelligence statunitense e la guerra mossa sul campo delle forze armate emirantine e saudite, che nel 2000 liberarono la città portuale di Mukalla caduta in mano dei qaedisti.

Nonostante la “decapitazione” di numerose teste dell’organizzazione terroristica fondata da Osama Bin Landen– catturato e ucciso secondo le fonti ufficiali già nel 2011 – Al-Qaeda riesce sempre a generare nuovi leader che continuano a condurre una “guerra santa” che trova la sua perfetta linfa vitale della disperazione generata dalle guerre civili senza quartiere, che inducono giovani adepti alla radicalizzazione e all’arruolamento nelle milizie che credono nella legge della Sharia e nella guerra che debba essere portata agli “infedeli”.

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