Yemen, Londra al fianco di Riad contro gli Houthi: ma monta lo scandalo dei crimini di guerra

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Guerra /

«Sì» al sostegno del Regno Unito all’Arabia Saudita contro gli Houthi dello Yemen. Lo ha confermato lunedì il premier britannico Andy Burnham, spiegando di aver accolto la richiesta di Bin Salman di rifornire in volo i caccia impegnati nella protezione delle infrastrutture energetiche minacciate dagli Houthi, al fine di garantire la continuità dei flussi petroliferi dal Golfo Persico. Il premier laburista ha spiegato alla stampa inglese che un velivolo Voyager della RAF opererà per alcune settimane a supporto dei jet del Regno – il primo dispiegamento militare deciso da Burnham da quando è a Downing Street – dopo l’avanzata di Ansar Allah verso le aree prossime allo stretto di Bab al-Mandab, rotta impiegata dai sauditi per aggirare lo stretto di Hormuz. Un impegno che governo laburista presenta dunque come puramente «difensivo».

Gran Bretagna complici di crimini di guerra

A complicare i piani di Burnham c’è, tuttavia, un’inchiesta del portale investigativo britannico Declassified UK. Secondo la giornalista Iona Craig, la missione autorizzata da Burnham ricalca, quasi punto per punto, la linea già adottata dal suo predecessore Keir Starmer. Quest’ultimo, infatti, aveva fornito un supporto analogo alla portaerei USS Harry S. Truman durante la campagna di bombardamenti ordinata da Trump sullo Yemen lo scorso anno. C’è un però: quel sostegno, sulla carta «difensivo», si era tradotto, in realtà, in almeno 25 missioni di rifornimento dei cacciabombardieri effettuate dai Voyager della RAF a partire dalla base aerea di Akrotiri, a Cipro, fino a sfociare in un attacco diretto condotto da jet britannici nell’aprile 2025.

Come rivelato dalla stessa Declassified, quei Voyager avrebbero rifornito velivoli statunitensi coinvolti in due raid che, secondo lo stesso Pentagono, avrebbero «più probabilmente che no» causato la morte di 281 vittime civili. Un «dettaglio» che, sottolinea l’inchiesta, la grande stampa britannica sta deliberatamente ignorato nel dare notizia dell’annuncio di Burnham. Ma davvero l’operazione del Regno Unito è «difensiva»? La comunicazione dello stesso governo laburista non è chiarissima. Anzi. È – volutamente – ambigua. Il ministro per gli Approvvigionamenti della Difesa, Luke Pollard, ha parlato alla Bbc di un’intesa con Riad volta a «sostenere l’azione difensiva» e a favorire una «de-escalation» nell’area dello stretto di Bab al-Mandab; lo stesso Pollard ha dovuto ammettere l’esistenza di una «zona grigia» nella definizione stessa di «azione difensiva», senza fornire ulteriori dettagli sulle missioni concordate con i sauditi. Pollard ha peraltro riconosciuto che il rifornimento in volo dei caccia Typhoon di fabbricazione britannica utilizzati da Riad «ne aumenta la letalità» e «ne amplifica enormemente l’utilità operativa».

Il rischio di un coinvolgimento nel conflitto

Il quadro si complica ulteriormente se si considera che, secondo quanto riportato dal Times, il raggio d’azione del sostegno britannico sarebbe in realtà più ampio di quanto ammesso pubblicamente e includerebbe il rifornimento di caccia sauditi impegnati in raid contro obiettivi classificati come «difensivi» sulla terraferma e lungo le coste yemenite, tra cui depositi di armamenti e siti di lancio di missili e droni. Che tanto «difensivi» non sembrano.

Tale ipotesi che espone Londra a un rischio concreto: se gli Houthi dovessero considerare la Gran Bretagna parte attiva nella coalizione guidata da Riad, le navi collegate alla Gran Bretagna potrebbero rientrare tra gli obiettivi legittimi del movimento sciita-yemenita, secondo la dottrina più volte ribadita dai portavoce del movimento Ansar Allah, che finora ha colpito solo Paesi ritenuti attivamente «partecipanti all’aggressione» contro lo Yemen.

L’inchiesta di Declassified smentisce inoltre la versione dei fatti fornita dal ministero della Difesa britannico, secondo il quale la ripresa delle ostilità nel Mar Rosso sarebbe da attribuire in toto ai «rinnovati attacchi Houthi», dimenticando, però, che sono stati proprio i sauditi ad attaccare l’aeroporto di Sana’a il 13 luglio scorso, episodio che ha – di fatto – posto fine alla tregua, durata quattro anni. Bombardamenti che avevano come obiettivo quello di impedire l’atterraggio di un volo iraniano con a bordo una delegazione Houthi di ritorno dai funerali della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso lo scorso marzo in un attacco israelo-americano.

Da quell’episodio è iniziata un’escalation di rappresaglie reciproche, culminata nel blocco navale dichiarato dagli Houthi contro le imbarcazioni saudite nel Mar Rosso e, l’11 settembre scorso, in una rapida avanzata del movimento sciita filo-iraniano che ha portato alla conquista di ampi tratti della costa sud-occidentale del Paese, incluse le isole che controllano l’accesso allo stretto di Bab al-Mandab.

Fonti:

“UK to Give Support to Saudi Jets in Attempt to Counter Houthi Fighters,” The Guardian, September 21, 2026, https://www.theguardian.com/politics/2026/sep/21/uk-to-give-support-to-saudi-jets-in-attempt-to-counter-houthi-fighters.

Iona Craig, “What the Media Isn’t Telling You about Burnham’s Support for Saudi Arabia,” Declassified UK, September 23, 2026, https://www.declassifieduk.org/what-the-media-isnt-telling-you-about-burnhams-support-for-saudi-arabia/.

“Guerra Ibrida, Altro che Russia: Tutti a Lezione dagli Houthi,” InsideOver, consultato il 23 settembre 2026, https://it.insideover.com/guerra/guerra-ibrida-altro-che-russia-tutti-a-lezione-dagli-houthi.html.