Yemen, la guerra continua: Houti ed esercito alle porte di Sana’a

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Nello Yemen, così come da quattro anni a questa parte, si continua a sparare ed a combattere. Il Paese appare sempre più sul lastrico, milioni di persone non hanno accesso a cibo e medicine, la sicurezza è precaria in ogni paese della nazione e lo stallo militare non fa promettere nulla di buono. Di recente le attenzioni tornano a concentrarsi sulla capitale Sana’a, che dal 2014 è sotto il controllo della milizia sciita Houthi, la quale costringe il governo filo saudita del presidente Hadi a riparare ad Aden. Proprio a 20 chilometri dalla città potrebbe aprirsi un importante fronte, decisivo forse per le sorti del conflitto.

L’esercito yemenita vicino a Sana’a

Le origini della guerra civile nello Yemen risalgono alle proteste inerenti la primavera araba che scoppiano anche nelle principali città del paese più meridionale della penisola arabica. Studenti ed altre categorie della società, protestano nel 2011 contro il presidente Saleh, al potere dal 1978. Nel 2012, anche a causa di problemi di salute causati da un attentato, Saleh accetta le dimissioni e lascia il potere ad Hadi. Ma la situazione ormai appare fuori controllo: a nord, la milizia attorno cui ruota gran parte della minoranza sciita, quella cioè degli Houti e del partito Ansarullah, avanza a guadagna territorio. Con la caduta di Sana’a, come detto in precedenza, gli sciiti costringono alla fuga Hadi. Nel frattempo, lo stesso ex presidente Saleh si allea proprio con gli Houti: lo Yemen scivola quindi nella guerra civile, in cui interviene a partire dal marzo 2015 una coalizione sunnita a guida saudita.

Da allora il conflitto è per procura: da un lato l’Iran che appoggia gli sciiti, dall’altro l’Arabia Saudita che invece sostiene il governo di Hadi. Bombardamenti, blocco navale e scontri sul campo, creano quel disastro umanitario di cui si parla da anni ma che nulla si fa per ridimensionarlo. Le attenzioni, sotto il profilo militare, sembrano orientate in queste settimane proprio alla capitale Sana’a. L’esercito yemenita rimasto fedele ad Hadi, contrapposto ad alcuni reparti speciali ed alla Guardia Repubblicana che invece appoggiano gli Houti, sarebbe riuscito nell’intento di riorganizzarsi ed ora lentamente avanza verso la più importante città dello Yemen. Così come appurato da un reportage uscito nei giorni scorsi su AgenziaNova, i soldati yemeniti si troverebbero a circa 20 km da Sana’a.

I generali intervistati, si dichiarano pronti a sferrare l’attacco decisivo aiutati dalla coalizione a guida saudita: “Avanzeremo a poco a poco per evitare ulteriori guai alla popolazione civile”, dichiarano alcuni responsabili dell’esercito nel reportage sopra accennato.

I due fronti più caldi

Ma quella di Sana’a non è l’unica battaglia decisiva in corso nello Yemen. Si combatte infatti da mesi nella città portuale di Al Hudaydah, nella parte occidentale del paese. Qui vige uno stallo militare che dimostra l’importanza strategica di questo territorio affacciato sul mar Rosso: gli Houti resistono, l’esercito sostenuto dai sauditi prova a strappare il controllo ai miliziani filo sciiti. Prendere Al Hudaydah vorrebbe dire avere accesso a rifornimenti e rinforzi che arrivano via mare. Per gli Houti, in particolare, si tratta dell’unico porto in proprio possesso: più volte i miliziani sembrano sul punto di cadere, ma i contrattacchi sferrati negli ultimi mesi riescono al momento a tenere fuori dalla città i soldati dell’esercito. E lo stesso potrebbe capitare anche a Sana’a: gli Houti sono abituati alla guerriglia e sfruttano la conoscenza del territorio per replicare alle mosse dell’esercito.

Per questo il conflitto non sembra prossimo alla conclusione: anche se il governo con sede ad Aden guadagna terreno negli ultimi mesi, le milizie sciite appaiono in grado di difendersi anche perchè riescono ad ottenere il sostegno dall’estero e soprattutto da parte iraniana. Una guerra per procura appunto, di cui non si vede la fine: nel frattempo, la popolazione continua a morire di fame.