Un frame di un video che sembra quasi un videogioco, un uomo ucciso mentre era intento a parlare a telefono ed una pistola con il silenziatore in primo piano con la vittima riversa a terra: sono queste le immagini di un omicidio diffuse dall’ISIS che, prima di circolare nei circuiti internazionali, sono state veicolate dai miliziani jihadisti tramite i siti web legati alla galassia islamista ed all’agenzia di stampa dell’ex califfato Amaq, ancora in vita nonostante non esista più di fatto lo Stato Islamico. In queste poche immagini, è possibile tracciare alcuni significativi elementi che caratterizzano una nuova forma di azione e propaganda dell’ISIS: scenario di questo ennesimo macabro delitto, è infatti la città yemenita di Aden, la seconda più importante del paese nonché porto di primaria importanza essendo vicino alla congiuntura tra Mar Rosso ed Oceano Indiano che, al momento, è controllata dalle forze filo saudite e fedeli al governo di Hadi.

L’ISIS sempre più forte nello Yemen

A cadere sotto i colpi di un ignoto killer che ha poi rivendicato il suo gesto in nome dell’ISIS, è stato un ufficiale dei servizi segreti yemeniti: Hamoud Mohamed al Humaidi, questo il suo nome, era tra i principali dirigenti dello spionaggio del paese arabo, legato alle forze che controllano la città di Aden. La dinamica dell’omicidio mostrata dalle immagini diffuse dall’ISIS, non lascia spazio a dubbi: Humaidi era intento a camminare in una strada del centro della seconda città yemenita, ignaro di quanto stava accadendo e sicuro della propria incolumità e, forse, dei pochi rischi corsi nel passeggiare senza scorta; improvvisamente, il killer lo ha assalito da dietro e, mentre la vittima era intenta a parlare al telefono, lo ha ucciso con un colpo alla nuca sparato da una pistola munita di silenziatore. Per l’ufficiale yemenita non c’è stato nulla da fare: una foto lo ritrae senza vita riverso per terra, di fianco ad un’auto.

L’omicidio eccellente perpetuato ad Aden ha confermato quanto già nell’aria da diverse settimane: l’ISIS nello Yemen si sta rafforzando ed è arrivato a colpire fin dentro il centro della più grande città portuale, crocevia strategico sia in tempo di pace che, da quando è scoppiato il conflitto civile nel 2015, per la forza politico – militare che attualmente lo controlla. Lo stallo della guerra, l’indebolimento delle istituzioni all’interno di entrambi gli schieramenti, le vaste lande rurali e lontane dai grandi centri urbani totalmente fuori controllo, al pari di azioni saudite sempre più pesanti e di una situazione umanitaria prossima al collasso, stanno permettendo il rafforzamento delle forze jihadiste: Al Qaeda, come dimostrano gli attentati ed i rapimenti durante i primi anni 2000, era già presente nel paese ma adesso a preoccupare maggiormente è soprattutto l’avanzata dell’ISIS. Non si può parlare di califfato o di un vero e proprio controllo para statale del territorio, come nel caso di Siria ed Iraq, pur tuttavia tra azioni di guerriglia ed omicidi eccellenti, uno dei tanti negativi effetti collaterali dell’insensato conflitto yemenita è proprio l’avanzata e la scalata jihadista nello scacchiere del terrorismo interno al più antico paese della penisola arabica.

La nuova strategia di propaganda

L’omicidio dell’ufficiale dei servizi segreti yemeniti, sembra poter segnare, come detto, anche una svolta nella comunicazione dell’ISIS: perso il califfato, senza più un vero e proprio territorio di riferimento e senza alcuna grande città da poter mostrare con drappi neri nei palazzi governativi, i takfiri adesso vogliono puntare su una nuova ‘spettacolarizzazione’ delle proprie azioni. Nella fattispecie, il killer che ha agito ad Aden ha probabilmente indossato una piccola telecamera all’interno di un giubbotto o di una camicia, inquadrando perfettamente la vittima ed il brutale gesto che ne ha comportato la morte; l’effetto è stato quello di un vero e proprio videogioco: la visuale è stata la stessa che è possibile rintracciare in alcuni videogames ambientati nel mondo della criminalità organizzata o della malavita, l’atto delittuoso perpetuato nelle strade di una grande città è stato presentato alla stregua di un’azione compiuta agitando un comune joystick od una tastiera.

Si vuole, in tal senso, catturare nuovamente il fervore dei fondamentalisti più giovani: non è un caso che l’omicidio è stato subito rilanciato dai canali di informazione islamisti, a partire per l’appunto da Amiq fino ai canali social legati alla rete del terrore. Il pericolo potrebbe provenire quindi da questa nuova forma di propaganda, la quale può essere attuata grazie ad una semplice telecamera indossata dall’omicida; l’ISIS, in un così grave momento di difficoltà, pare avere adesso l’estrema necessità di mostrare ulteriormente i muscoli ed attuare un processo di reclutamento volto a ridare linfa ad un movimento che ha subito, dalla Siria all’Iraq, passando per il nord Africa, gravi perdite e numerose sconfitte.  Mentre i media yemeniti sottolineano la pericolosità di un così evidente rafforzamento dell’ISIS nel paese, molti analisti internazionali guardano con sospetto alle nuove strategie di propaganda islamista la quale, per l’appunto, sembra in qualche modo volersi avvicinare in maniera preoccupante ai più giovani.

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