E’ un piccolo segnale di speranza quello che arriva dallo Yemen.

Nel Paese della penisola arabica, dove da marzo 2015 è in corso una guerra civile che ha già provocato oltre 6mila morti e 30mila feriti, adesso è arrivato un cessate il fuoco bilaterale. Le due principali parti in causa nella guerra yemenita sono i ribelli scitii Houthi, alleati con l’ex Presidente Saleh e appoggiati dall’Iran, e le forze lealiste del Presidente Hadi, sostenuto dall’Arabia Saudita e da una coalizione del Consiglio di Cooperazione del Golfo, oltre che dall’Egitto.

La tregua è iniziata alla mezzanotte di lunedì e continua a resistere anche se è stata già messa duramente alla prova. Entrambi gli schieramenti infatti si sono accusati di aver violato il cessate il fuoco scambiandosi colpi di artiglieria nella città contesa di Taez. Il Presidente yemenita ha subito minimizzato l’accaduto e la speranza corale è che non avvengano ulteriori violazioni così che il 18 aprile possano prendere il via i colloqui di pace.

Lunedì prossimo infatti sono attese le negoziazioni di pace in Kuwait e, secondo il quotidiano Le Monde, potrebbero essere le prime trattative in grado di avere successo dopo l’ingresso dell’Arabia Saudita nel conflitto. Mentre i colloqui di Ginevra sono falliti, questi, in base anche ai contatti che le parti in causa hanno avuto nelle scorse settimane potrebbero invece portare a dei risultati. Intanto il mediatore delle Nazioni Unite per lo Yemen , Ismail Ould Cheikh Ahmed ha fatto sapere che il suo augurio è che il cessate il fuoco possa permettere un afflusso di aiuti umanitari alla popolazione civile e poi ha spiegato che i colloqui verteranno sulla formazione di un governo di transizione, la restaurazione dello Stato e la ripresa del dialogo politico nazionale.

 

Nel campo comunista di Goli Otok
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