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Un “immediato cessate il fuoco” e il ritiro di “tutte le parti” belligeranti da uno dei luoghi vitali per la sopravvivenza della popolazione civile dello Yemen, Hodeidah, considerata l’ancora di salvezza per 18 milioni di persone che vivono nelle aree tenute sotto il controllo del gruppo sciita degli Houthi. A una settimana dall’inizio dei colloqui in Svezia per cercare una soluzione pacifica al conflitto, che ha generato una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi anni, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha annunciato un accordo che dovrebbe liberare la città portuale, strategica per l’arrivo di merci e aiuti umanitari, dall’influenza delle due parti. 

Le fasi del ritiro

Secondo quanto riportato anche da Al Jazeera, per il Segretario generale gli Houthi avrebbero accettato di allontanarsi da tutti e tre i porti della città marittima seguendo due fasi. Per l’inviato del Palazzo di Vetro per lo Yemen, Martin Griffiths, la dinamica del ritiro dovrebbe iniziare dal porto, in pochi giorni, e poi dalla città, “con il disimpegno” di entrambi gli attori in contrasto.

Le dinamiche del patto

Già in mattinata, gli Houthi avevano confermato la volontà di lasciare la città portuale e di aderire al cessate il fuoco con il governo yemenita, sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Jamal Amer, il negoziatore dei ribelli, intervistato dall’agenzia di stampa turca Anadolu , lo aveva confermato. E, secondo il portavoce del movimento, il controllo della città sarebbe stato consegnato alle Nazioni Unite. “È ovvio che l’Onu svolgerà un ruolo importante nel porto, probabilmente un ruolo di monitoraggio e gestione”, aveva detto Guterres. Che, subito dopo, ha confermato soprattutto la volontà di “facilitare il flusso umanitario di merci verso la popolazione civile e di migliorare le condizioni di vita “per milioni di yemeniti”.

Versioni contraddittorie

Ma le dichiarazioni di Amer sembrerebbero contraddire la versione ufficiale del governo di Sana’a. Il sottosegretario Mohammed al-Amiri (membro della delegazione statale presente ai negoziati di pace), infatti, ascoltato dallo stesso organo di stampa, avrebbe dichiarato che le autorità legittime riconosciute dalla comunità internazionale avrebbero respinto la proposta del Palazzo di Vetro e vorrebbero, semplicemente, che Hodeidah tornasse sotto il controllo del governo. Ma la posizione non è chiara.

Cosa prevede l’accordo

L’intesa raggiunta in queste ore prevederebbe, infatti, sia l’allontanamento delle forze statali, sia quelle dei ribelli. Il porto, ancora sotto il controllo del gruppo sciita, è attualmente bersaglio della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita con gli Emirati Arabi Uniti. E lo è stato per mesi. Nelle condizioni del concordato è chiarito il “ruolo chiave” dell’Onu nel controllo dello scalo sul Mar Rosso, da cui dovrebbero transitare la gran parte degli aiuti umanitari destinati al Paese in guerra. “Quello che è stato raggiunto, finora, è un grande passo in avanti per il popolo yemenita”, ha dichiarato Guterres. Che ieri sera è arrivato in Svezia per assistere personalmente alla sessione conclusiva dei primi negoziati.

L’utilità dei colloqui di Rimbo

I colloqui per trovare una soluzione al conflitto che ha ucciso quasi 60mila persone si sono tenuti tutti a porte chiuse, con la mediazione di Griffiths. I meeting nella città svedese di Rimbo non avevano lo scopo dichiarato di raggiungere un patto per la fine della guerra. Ma avevano l’obiettivo di introdurre una serie di misure volte ad aprire la strada ai futuri trattati di pace, nel gennaio 2019.

L’accordo sui prigionieri (e lo scambio)

Proprio all’inizio di questa settimana decisiva, secondo il quotidiano del Qatar, le due parti in conflitto avevano concordato anche i termini di uno scambio di prigionieri. Dopo diverse trattative segrete, il governo yemenita e gli Houthi avrebbero presentato alle Nazioni Unite delle liste, con il fine di liberare i prigionieri. Lo stato avrebbe chiesto il rilascio di circa 8.576 detenuti (tra cui diversi bambini, donne, imam e insegnanti), mentre il gruppo sciita avrebbe presentato i nomi di circa 7.487 persone. 

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