Quando nel marzo del 2015 l’Arabia Saudita lancia l’operazione contro gli Houti nello Yemen, i tempi sembrano maturi per la cosiddetta “Nato araba”. Una coalizione sunnita, cioè, in grado di arginare l’Iran nella regione mediorientale con il benestare dell’occidente. Quando poi alla Casa Bianca arriva Donald Trump, la Nato araba diventa realtà: il tycoon stringe accordi economici con i Saud, questi ultimi lanciano l’embargo contro il Qatar e provano a dare una sterzata nel braccio di ferro contro l’Iran. Ma per attuare tutti i vari piani, Riad deve risolvere vittoriosamente la guerra in Yemen. Circostanza questa che, al contrario, è ben lungi dal concretizzarsi. Anzi, il prolungarsi del conflitto oltre ad infliggere ulteriori disgrazie alla popolazione yemenita sembra far sfaldare la stessa coalizione saudita.

Screzi tra sauditi ed emiratini

Che nel corso di questi anni Paesi come Egitto e Sudan, meno coinvolti nelle mire regionali dei Saud, potessero lasciare la coalizione è stato messo in conto anche a Riad. Nessuno invece, fino a poche settimane fa, immaginava crepe lungo l’asse tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Gli interessi comuni dei due Paesi, così come l’amicizia personale tra i due rispettivi eredi al trono, Mohammad Bin Salman da un lato e Mohamed Bin Zayed dall’altro, rendono questa alleanza molto solida. O così almeno sembra dall’esterno. In realtà già dall’inizio del 2018 va avanti un piccolo conflitto locale, nel già destabilizzato quadro yemenita, che dimostra come Abu Dhabi sembra voglia muoversi in modo autonomo da Riad.

Tutto avviene ad Aden, che fino al 1990 era la capitale dello Yemen del Sud prima della riunificazione del Paese. Città portuale e cuore economico yemenita, ad Aden da quando nella capitale prende piede la rivolta degli Houthi iniziano a riemergere nostalgie secessioniste. Viene creato nel 2017 un Consiglio transitorio del Sud capeggiato da Aidroos al-Zubaidi, ex governatore di Aden rimosso dal presidente Hadi, colui che è a capo del governo sostenuto dai Saud. Il consiglio transitorio del Sud viene addestrato da Abu Dhabi, con i sauditi che lasciano fare credendo di avere in tal modo un alleato in più contro gli Houti. In realtà, come detto, già dal 2018 emergono screzi tra Hadi ed Al Zubaidi, con quest’ultimo che prova a prendere il controllo di Aden ed a smarcarsi dalle truppe dello stesso Hadi.

Ma adesso il conflitto è palese: nei giorni scorsi si ha il primo vero scontro tra le truppe addestrate dagli Emirati e quelle difese dall’Arabia Saudita. La battaglia, innescata dalla volontà di entrambe le parti di controllare il palazzo presidenziale di Aden, viene descritta come sanguinosa tanto che i media locali parlano di 40 morti in seguito degli scontri. E adesso dunque la coalizione saudita appare definitivamente sfaldata: gli Emirati di fatto sostengono un consiglio transitorio contrapposto al governo difeso ed armato dall’Arabia Saudita.

La situazione sul campo

Per Riad non è proprio una bella notizia: lo Yemen da quattro anni dona ai Saud grattacapi e delusioni militari e politiche. Da battaglia volta a consacrare il ruolo di potenza regionale per l’Arabia Saudita, la guerra invece appare sempre più una vera disfatta per il Paese wahabita. Non solo Riad, nonostante l’evidente superiorità tecnologica e l’impiego di armi acquistate dall’occidente, non è riuscita a prendere il sopravvento sugli Houthi ma, al tempo stesso, deve guardarsi non solo dai ribelli sciiti ritenuti vicini a Teheran ma anche dai suoi stessi alleati. Proprio mentre ad Aden era in corso la battaglia tra filo sauditi e filo emiratini, nel sud dell’Arabia Saudita sono arrivati alcuni razzi sparati dagli Houthi. Un nuovo grattacapo all’interno del territorio dei Saud.

Nel frattempo proseguono le preoccupazioni in ambito umanitario: secondo le Nazioni Unite il conflitto avrebbe prodotto quasi 100mila morti mentre gli sfollati sono oltre tre milioni. Mancano medicinali e cibo, gli aiuti arrivano con il contagocce per via del blocco navale e le infrastrutture sanitarie sono distrutte o costrette ad operare in situazioni molto precarie. La mancanza di una tregua e di una prospettiva politica complicano ulteriormente il quadro e lo Yemen rischia di morire ogni giorno di più.