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Che la guerra nello Yemen rappresenti per l’Arabia Saudita un vero e proprio “Vietnam” appare conclamato da anni. Ma la situazione adesso rischia di sfuggire di mano e di ledere gli equilibri dell’intera regione mediorientale, in quanto il principale asse su cui si regge la coalizione a guida saudita, ossia quello formato dai Saud e dagli Emirati Arabi Uniti, appare definitivamente saltato. Si lotta ad Aden, principale città portuale del paese, e gli echi della battaglia arrivano sia a Riad che ad Abu Dhabi.

I separatisti del sud controllano Aden

Lo Yemen attuale nasce nel 1990, quando si ha la riunificazione tra Yemen del Nord e Yemen del Sud. La capitale di quest’ultimo Stato è Aden che, al momento dell’unificazione del paese, diventa il principale centro economico e portuale del nuovo Yemen, mentre a Sana’a viene situata la capitale politica. Ma ad Aden i sentimenti separatisti non sono mai del tutto passati, la città più volte nel corso di questi anni lancia ampi segnali di insofferenza verso le istituzioni centrali. Quando scoppia il conflitto civile del 2012 e quando gli Houti conquistano Sana’a, Aden torna ad ospitare il governo yemenita: è qui che il presidente Hadi fissa la propria residenza e piazza i propri uffici. Nel 2017 però, l’attuale capo di Stato riconosciuto dai sauditi compie però una mossa che attiva definitivamente le velleità separatiste di Aden. Viene infatti rimosso il governatore Aidroos al-Zubaidi, con quest’ultimo che fonda un Consiglio Transitorio del Sud il quale ottiene l’appoggio da parte degli Emirati Arabi Uniti.

Dall’inizio del 2018 le forze di Hadi con quelle di Al Zubaidi vengono a contatto, ma è negli ultimi giorni che si assiste a scontri veri e propri. Si tratta di un confronto diretto tra forze saudite e forze emiratine: di fatto la principale alleanza contro gli sciiti Houti si spacca ed il Consiglio Transitorio del Sud inizia a mirare al controllo dell’intera area di Aden. Proprio grazie agli aiuti di Abu Dhabi, Al Zubaidi con i suoi gruppi allontana i soldati fedeli ad Hadi: nelle ultime ore, in particolare, le stesse forze di sicurezza governative confermano che il controllo della città portuale yemenita passa adesso agli uomini del Consiglio Transitorio del Sud. L’esercito invece, dal canto suo, risulta costretto a riparare nelle località circostanti.

Hadi punta il dito direttamente contro gli oramai ex alleati emiratini: “Le forze di Abu Dhabi hanno condotto un bombardamento aereo contro il nostro esercito nel sud del paese”. E dalla capitale degli Emirati, arriva a stretto giro la risposta: “Il nostro governo – si legge in una nota del ministero degli esteri di Abu Dhabi – vuole mantenere il diritto all’autodifesa e alla risposta alle minacce contro le forze della Coalizione araba in considerazione del fatto che le organizzazioni terroristiche hanno cominciato ad aumentare la frequenza dei loro attacchi contro le forze della Coalizione e dei civili, cosa che ha provocato una vera e propria minaccia il 28 agosto scorso”.

Il futuro dei rapporti tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti

Adesso la domanda più ricorrente riguarda le evoluzioni nei prossimi mesi delle relazioni tra Riad ed Abu Dhabi: quanto sta accadendo nello Yemen influirà anche sulle strategie future dei due paesi nella regione? Il conflitto in corso ad Aden, in poche parole, è un episodio isolato oppure è destinato a far cambiare per sempre i rapporti tra due nazioni da sempre politicamente affini?

Fino a poche settimane fa l’alleanza tra sauditi ed emiratini appare conclamata: i due governi gestiscono assieme alcuni dei più importanti dossier regionali, a partire dall’embargo al Qatar e dalla contrapposizione all’Iran, così come le due case regnanti mostrano sempre una grande affinità. Anzi, più volte negli ultimi anni si parla dell’amicizia personale tra i due rispettivi principi ereditari: Mohammad Bin Salman da un lato e Mohammed Bin Zayed dall’altro. Difficile dunque dire in che modo la crisi yemenita potrebbe influire sul proseguo delle relazioni tra questi due paesi.

Una rottura anche parziale determinerebbe un ulteriore indebolimento del fronte sunnita capeggiato dalla monarchia wahabita dei Saud, con conseguente stravolgimento di molti equilibri politici della regione mediorientale. Per adesso la battaglia è nello Yemen e, in particolare, all’interno della strategica città di Aden. Ma in futuro all’interno della penisola arabica l’asse tra Saud e sceicchi di Abu Dhabi potrebbe seriamente incrinarsi.

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