Tensioni tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Almeno questo è ciò che riporta il Wall Street Journal, il quale sostiene che i due leader abbiano avuto una conversazione telefonica accesa dopo il raid israeliano contro la delegazione di Hamas in Qatar. Secondo alti funzionari dell’amministrazione statunitense citati dal Wall Street Journal, “Trump ha detto a Netanyahu che la decisione di colpire i leader politici di Hamas nella capitale qatariota non era saggia”.
Il presidente è stato informato dell’operazione in corso dai militari americani, e non da Israele, ed “era furioso di apprendere dell’attacco mentre avveniva, e che colpisse il territorio di un altro alleato statunitense che stava mediando i negoziati per porre fine alla guerra a Gaza”, hanno aggiunto i funzionari.
La ricostruzione del Wall Street Journal
Netanyahu ha giustificato l’azione sostenendo che “aveva una finestra limitata per lanciare gli attacchi e ha colto l’opportunità”, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal. Una seconda telefonata, secondo la ricostruzione del giornale, sarebbe stata più cordiale, con Trump che ha chiesto se l’attacco avesse avuto successo.

Netanyahu ha risposto di non saperlo, mentre Hamas ha successivamente dichiarato che i leader presi di mira sono sopravvissuti, sebbene sei rappresentanti di livello inferiore siano stati uccisi. Un funzionario senior ha dichiarato al Wall Street Journal che “Trump, un fermo sostenitore di Israele, è sempre più frustrato con Netanyahu, che lo mette continuamente in difficoltà con mosse aggressive prese senza il contributo degli Stati Uniti, in conflitto con gli obiettivi di Trump in Medio Oriente”.
Le ripercussioni dell’attacco
L’attacco ha avuto ripercussioni significative: Hamas ha interrotto i negoziati per un cessate il fuoco, e il Qatar, mediatore nei colloqui di pace, si è detto infuriato. Trump, che ha fatto del rafforzamento delle relazioni con le monarchie del Golfo un pilastro della sua strategia mediorientale, aveva visitato Doha a maggio, ricevendo in dono un aereo di lusso da 400 milioni di dollari per l’Air Force One e l’annuncio di un progetto per un resort di golf a marchio Trump. Mona Yacoubian, direttrice del programma Medio Oriente al Center for Strategic and International Studies, ha commentato che “questo mina chiaramente l’agenda di pace di Trump”, attribuendo parte della responsabilità al suo “approccio erratico” nella regione, come riportato dal Wall Street Journal.
Netanyahu difende l’operazione in Qatar
Netanyahu, nel frattempo, ha difeso l’operazione in un video in lingua inglese, paragonandola alle azioni degli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. “Cosa ha fatto l’America dopo l’11 settembre? Ha promesso di dare la caccia ai terroristi ovunque si trovassero”, ha dichiarato, accusando il Qatar di ospitare e finanziare Hamas.
Ha ammonito il Doha e altre nazioni che “ospitano terroristi” di espellerli o consegnarli alla giustizia, minacciando altrimenti interventi israeliani. Netanyahu ha equiparato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha causato 1.200 morti e 240 ostaggi, agli attentati dell’11 settembre, definendolo “la peggiore atrocità contro il popolo ebraico dai tempi dell’Olocausto”. Il Qatar ha risposto definendo le parole di Netanyahu “islamofobe” e “sconsiderate”, sottolineando che la presenza di Hamas a Doha era parte degli sforzi di mediazione richiesti da Stati Uniti e Israele.
I dubbi di Aaron Maté
Il giornalista investigativo Aaron Maté, in un’analisi pubblicata su Substack, mette in dubbio la ricostruzione del Wall Street Journal. Maté sostiene che l’attacco israeliano sia avvenuto due giorni dopo un ultimatum di Trump a Hamas, in cui il presidente aveva chiesto la liberazione degli ostaggi in cambio di un cessate il fuoco di 60 giorni, senza garanzie di una pace permanente.
Secondo Maté, l’attacco, condotto da 10 caccia israeliani nello spazio aereo qatariota, sarebbe stato un’azione premeditata per sabotare i negoziati, con il consenso degli Stati Uniti. Maté cita il Jerusalem Post, secondo cui Washington avrebbe “dato il via libera all’operazione”, e nota che le difese aeree della base militare statunitense in Qatar non sono state attivate, il che suggerirebbe un coinvolgimento dell’amministrazione Trump.
É effettivamente probabile che Netanyahu abbia ancora una volta forzato la mano, costringendo gli Stati Uniti a rincorrere gli eventi e che Trump sia stato effettivamente informato dalle sue forze armate, e non da Israele. Qualora fosse andata così, tuttavia, si tratterebbe di una palese dimostrazione di debolezza da parte di Donald Trump. Il risultato è chiaro: Israele fa ciò che vuole e quando vuole, senza conseguenze.
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