Gli Stati Uniti hanno deciso di schierare per la prima volta il loro miglior drone marittimo nel Pacifico. Così, i velivoli a pilotaggio remoto Mq-4C “Triton” si apprestano a condurre le prime missioni d’intelligence, sorveglianza e ricognizione in una regione ancora al centro di forti tensioni. È molto probabile che le loro telecamere elettroniche, neanche a dirlo, finiranno presto a catturare immagini in tempo reale delle “acque contese” del Mar Cinese meridionale, dove Pechino pretende di stabilire la propria supremazia, allestendo nuove basi avanzate su atolli semi sommersi, e conducendo azioni intimidatorie nei confronti del naviglio di potenze avversarie.

I droni “Triton”, versioni per la Us Navy del drone statunitense Rq-4 “Global Hawk”, sono stati inviati nella famosa base area Andersen, sull’isola di Guam: la stessa base da cui decollano spesso i bombardieri strategici B-52 che lambendo le acque intorno agli atolli militarizzati cinesi nelle loro frequenti esercitazioni, fanno infuriare puntualmente il governo cinese.

Secondo quanto reso noto dallo stato maggiore della Marina americana, attualmente sono 2 i “Triton” che hanno raggiunto le piste di Guam alla fine della scorsa settimana, mentre lo schieramento di altri due ulteriori velivoli è programmato per il 2021 al fine di integrare il 19esimo Unmanned Patrol Squadron dell’Us Navy. Lì i droni di ultima generazione collaboreranno con gli aerei per la sorveglianza marittima P-8 Poseidon e consentiranno una maggiore “persistenza e capacità attraverso i loro carichi utili della missione di ricognizione”. I Triton sono infatti capaci di fornire informazioni in tempo reale, per supportare o svolgere missioni di sorveglianza e ricognizione su “vaste regioni oceaniche e costiere”, afferma l’azienda produttrice statunitense Northrop Grumman. Secondo le specifiche desecretate l’aeromobile ha un’autonomia operativa di 24 ore e può raggiungere altitudini superiori ai 16mila metri. Il suo raggio operativo è di ben 8.200 miglia nautiche.

Anche se esternamente il drone Triton sembra assomigliare in tutto e per tutto al Global Hawks, questo è stato specificamente sviluppato per operare in ambienti marittimi, nascondendo sotto il suo design apparentemente uguale al suo fratello destinato all’aeronautica, materiali specificamente temprati per resistere ai danni che potrebbero provocare stormi di grandi uccelli, e cuore di elettronica studiato espressamente per resistere a sbalzi di corrente che potrebbero essere provocati dai fulmini che spesso anticipano le repentine tempeste che scuotono il Pacifico. Il Triton vanta inoltre ali più “resistenti”, per consentigli di volare ad altitudini inferiori (con maggiore attrito), più vicino ai potenziali “obiettivi” che solcano la superficie dell’acqua. Dunque estremamente adatti ad incrociare nello spazio aereo di uno dei numerosi “incidenti” che coinvolgono naviglio civile degli Stati bagnati dal Mar Cinese e unità d’altura della marina militare di Pechino inviate a prevaricare chiunque voglia intraprendere determinate rotte.

“L’introduzione dell’Mq-4C Triton nell’area di operazioni della Settima flotta espande la portata della pattuglia marittima e della forza di ricognizione della Marina degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale”, ha affermato il capitano Matt Rutherford, comandante della task force schierata a Guam, avamposto strategico avanzato che ospita anche i bombardieri stealth B-2 “Spirit”: gli “uccellini” che prenderebbero il volo per un eventuale “second strike” in una crisi nel Pacifico. “Associare le capacità dell’Mq-4C con le comprovate prestazioni di P-8, P-3 ed EP-3 consentirà una migliore consapevolezza del dominio marittimo a sostegno degli obiettivi di sicurezza regionali e nazionali”, ha proseguito l’ufficiale dell’Us Navy. I Triton saranno inoltre gli “occhi” indiscreti che riferiranno informazioni che miglioreranno la capacità d’intelligence di tutta la Settimana Flotta.