Washington contro il ritorno della Siria nella Lega Araba

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Alla fine dello scorso dicembre, dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump circa il ritiro americano dalla Siria, si è cominciato a vociferare di una nuova vittoria politica per il governo di Bashar al-Assad: la riabilitazione di Damasco in seno alla Lega Araba dopo 8 anni. Voce che si è fatta più insistente nel momento in cui gli Emirati Arabi Uniti (Uae) hanno riaperto la propria ambasciata a Damasco, a fine 2018. In quell’occasione, Abu Dhabi ha specificato di voler normalizzare i rapporti con Damasco e di eliminare i rischi di interferenza regionale negli “affari siriani e arabi”.

In seguito all’annuncio degli Emirati, sono arrivati altri due importanti segnali di “disgelo”: la decisione del Bahrein di riaprire l’ambasciata in Siria, e la visita ufficiale nella capitale siriana del presidente del Sudan, Omar al Bashir, primo leader arabo a visitare il Paese dall’inizio della guerra. Da lì si è ipotizzata la presenza della Siria al prossimo vertice della Lega Araba in programma a Tunisi il 31 marzo.

Sforzi diplomatici dei paesi arabi volti a normalizzare le relazioni con Damasco osteggiati però da Washington e dal Presidente Donald Trump. Secondo quanto riportato dal Washington Post, infatti, la Casa Bianca sta cercando di convincere i suoi alleati regionali a non rinnovare i legami con il governo siriano.

Washington contro Damasco nella Lega Araba

Come riporta il Washington Post, che cita alcuni funzionari statunitensi in condizioni di anonimato, l’amministrazione Trump avrebbe riferito agli alleati che ogni tentativo di partecipare alla ricostruzione post-bellica della Siria avrebbe spinto Washington a imporre sanzioni al fine di costringere Assad ad accettare le riforme politiche.

Secondo il giornale, le preoccupazioni di Washington sono nate a seguito della decisione degli Emirati Arabi Uniti di riaprire la propria ambasciata a Damasco. La Russia sta spingendo nella direzione opposta e sollecita i governi arabi a intessere nuove relazioni con Damasco, dicono i diplomatici americani che sono stati informati sulla questione. Mosca, spiegano i funzionari al Post, sta cercando di convincere i governi arabi a riammettere Assad.

“La questione di come affrontare i problemi posti dalla sopravvivenza di Assad dopo otto anni di guerra è cruciale per la Siria e i suoi vicini arabi. Molti di questi Paesi hanno sostenuto la ribellione anti-Assad e stanno affrontando la realtà, ovvero che Assad rimarrà al potere per il prossimo futuro” scrive Liz Sly.

La Siria partecipa al primo meeting arabo dopo 8 anni

Nonostante gli sforzi dell’amministrazione americana di dissuadere gli alleati a normalizzare le relazioni diplomatiche con la Siria, è notizia di oggi che Hammouda Sabbagh, portavoce del parlamento siriano, si è recato ad Amman, in Giordania, per prendere parte alla 29esima edizione dell’Arab Inter-Parliamentary Union (Apu). Dopo 8 lunghi anni, la Siria partecipa ufficialmente a un meeting riservato agli stati arabi.

L’invito a Sabbagh, secondo il Jordan Times, è arrivato proprio su pressione della Giordania. Il portavoce di re Abdullah, Atef al-Tarawneh, ha dichiarato alla conferenza che i paesi arabi dovrebbero lavorare insieme “per trovare una soluzione politica alla crisi siriana” e aiutare la Siria “a riconquistare il suo posto” nel mondo arabo.

“Consenso arabo”

Come riporta Middle East Eye, a gennaio, il ministro degli esteri libanese Gebran Bassil, durante un vertice economico arabo a Beirut, ha esortato la Lega araba a riammettere la Siria. In quell’incontro, il capo della Lega Ahmed Aboul Gheit ha detto che il ritorno della Siria in attesa del “consenso arabo”.

A gennaio, sempre Middle East Eye, ha rivelato che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto avevano escogitato un piano, in accordo con Israele, al fine di accogliere Assad nella Lega Araba con l’obiettivo marginalizzare l’influenza regionale della Turchia e dell’Iran. L’iniziativa diplomatica è stata concordata in una riunione segreta tenutasi in una capitale del Golfo a dicembre alla quale hanno partecipato alti funzionari dei servizi segreti dei quattro paesi – tra cui Yossi Cohen, direttore del Mossad.

Poco dopo, tuttavia, è arrivata la smentita dell’Egitto. Come dichiarato all’inizio di febbraio dal ministro degli esteri egiziano, Sameh Shukri, citato dal quotidiano libanese-saudita Al Hayat, Il Cairo non sostiene la proposta di reintegrare la Siria nella Lega Araba al prossimo vertice arabo di Tunisi di fine di marzo. A questo punto, è probabile che al-Sisi abbia ceduto alle forti pressioni della Casa Bianca.Washington, nel tentativo di isolare completamente la Siria, si pone un obiettivo ambizioso e difficile, in parte già fallito per via della presenza del portavoce del parlamento siriano al vertice di Amman.