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Dopo la Polonia e il Regno Unito anche gli Stati Uniti, di fatto, lo ammettono: nella guerra russo-ucraina l’obiettivo strategico esplicito è diventato il puntello alla resistenza di Kiev in modo tale da consentirgli di ottenere sul campo la vittoria. Il governo di Sua Maestà guidato da Boris Johnson e quello di Varsavia di Mateusz Morawiecki lo vanno ripetendo da tempo, Washington nei fatti non ha fatto mistero di puntare al sostegno a oltranza all’Ucraina ma la visita del Segretario alla Difesa, generale Lloyd Austin, e del collega del Dipartimento di Stato, TTony Blinken, alla corte di Volodymyr Zelensky alzano ulteriormente l’asticella del coordinamento Nato.



La guerra dell’Ucraina contro l’aggressione di Vladimir Putin è diventata a tutti gli effetti una guerra senza limiti per la sovrapposizione ad essa di una vera e propria guerra per procura scatenata dall’Occidente contro la Russia. Come accaduto in Afghanistan negli Anni Ottanta, lo schema di Washington è permettere il traffico di armi e il sostegno d’intelligence per far sì che un allungamento del conflitto dissangui Mosca. Il Pakistan di ieri è la Polonia di oggi, ma a vantaggio degli Usa va il fatto che la controparte da assistere non è un’amalgama fluida di milizie ma un esercito regolare a difesa delle sue città.

“Biden ha appena varato una nuova fornitura militare da 800 milioni di dollari, che include 72 obici da 155mm, 144.000 munizioni di artiglieria, 72 veicoli da impiegare per portare i cannoni al fronte, e almeno 121 droni tattici Phoenix Ghost”, nota La Stampa. Il peso del sostegno americano a Kiev si fa sempre più importante: Washington ha finora varato aiuti per 3,4 miliardi di dollari alle forze armate di Kiev, completando da sola oltre metà dei 6,25 miliardi di aiuti occidentali calcolati su Inside Over. Il presidente però “ha detto che presto chiederà nuovi finanziamenti al Congresso, perché ha quasi finito i fondi a disposizione” nel quadro di un piano complessivo di aiuti a Kiev da 13,6 miliardi di dollari, mentre “questa è la finestra di tempo in cui bisogna dare rapida l’assistenza”. L’escalation degli armamenti forniti all’Ucraina mostra una svolta graduale verso armi pesanti in grado di supportare non solo la difesa del Paese ma anche eventuali operazioni di contrattacco aperto.

Significativo anche il fatto che Blinken e Austin viaggino assieme per Kiev. La mossa pare sopire i malumori interni all’amministrazione tra Foggy Bottom e il Pentagono, con i diplomatici Usa guidati da Blinken in prima fila nelle prime settimane di guerra per portare ai massimi livelli il contenimento anti-russo e il Pentagono nel ruolo di mediatore. Una manifestazione della presenza di due anime radicalmente diverse nell’amministrazione. Blinken, in asse con Jake Sullivan, National Security Councilor della Casa Bianca, e diplomatici di alto profilo come Victoria Nuland, esponente di spicco del Dipartimento di Stato, è fautore della linea liberal-interventista di estrazione clintoniana, propone il duplice, continuo contenimento a Russia e Cina, vede nel contrasto a Putin un obiettivo primario. Austin è più vicino alle visioni di William Burns, direttore della Cia e “ambasciatore del dialogo” della Casa Bianca: ritiene l’Ucraina un teatro sostanzialmente periferico per gli Usa e vede in Pechino il vero spauracchio da temere.

Il compromesso trovato soddisfa il partito più fortemente antirusso, che ha politicamente favorito l’autogol strategico di Putin compiuto il 24 febbraio scorso, senza però sorpassare le linee rosse fissate dal Pentagono per evitare di portare l’escalation a livelli senza ritorno. Ad esempio, niente caccia a Kiev, nessuna no-fly zone, nessun coinvolgimento diretto ufficiale della Nato oltre i confini ucraini e un obiettivo strategico ben delineato con mandato pieno. Joe Lauria su Consortium News aveva parlato di un contrasto tra Pentagono e dipartimento di Stato che ora sembrerebbe esser stato depotenziato. L’obiettivo americano di indebolire la Russia e causarne la sconfitta sul campo permane. Più indirizzata è la strategia per realizzarlo: Washington non confida più soltanto sull’eventuale ingovernabilità di un’Ucraina occupata dai russi ma va oltre, forte della resistenza di Kiev vuole sostenerla e portare l’Ucraina a vincere sul campo senza far sparare un colpo ai suoi uomini la guerra con Mosca. Senza però delegare unicamente agli “apprendisti stregoni” del Dipartimento di Stato l’unica conduzione della guerra.

C’è da sottolineare indubbiamente il fatto che questa decisione degli Usa peserà sulle scelte del resto dell’Occidente e dunque sulla durata del conflitto e delle perdite delle parti in causa. Ma quello che la visita di Blinken e Austin conferma è l’esistenza di una road map per il contrasto dell’Ucraina alla Russia sostenuto dall’Occidente: Washington ha rotto l’ambiguità strategica e mostrato bene le carte in tavola nella consapevolezza che le prossime due settimane, da qui al fatidico 9 maggio, saranno le più decisive del conflitto. Serve capire se imporre lo scacco alla Russia sia funzionale a una precisa strategia politico-diplomatica volta a imporre un negoziato in condizioni di forza: nella sua brutalità, se così fosse, la mossa potrebbe avere un senso. Altrimenti, rischierebbe di risolversi in un’ennesima escalation nella corsa verso il caos di Russia e Occidente. Una prospettiva che già da prima il Pentagono voleva evitare e che ora, saldandosi a Foggy Bottom, mira a fugare con un sostegno chiaro, preciso, costante, graduale ma anche segnato da precise linee rosse alla resistenza ucraina.

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