Il team sanitario è pronto. La preparazione, che ha coperto un arco di circa tre settimane, si è articolata fra teoria e-learning e familiarizzazione con l’aeromobile, cioè l’elicottero NH90 che ora si staglia davanti ai nostri occhi e a quelli degli operatori nel Centro addestrativo aviazione esercito (Caae) di Viterbo, Polo d’eccellenza Medevac.

Medevac Il Medical Evacuation è una specialità nata parallelamente allo sviluppo della mobilità aerea. Negli Stati Uniti gli operatori Medevac ricevono il battesimo del fuoco nella Guerra di Corea e nella Guerra del Vietnam, conflitti nel corso dei quali la capacità di recuperare feriti dal campo di battaglia e di portarli, in tempi rapidi, presso gli ospedali palesa tutta la sua importanza per l’esercito americano. 

In Italia, l’esercito implementa la capacità di sgombero sanitario nel 2009 per venire incontro alle esigenze dei teatri operativi, specie di quello afghano. La preparazione e la formazione del personale è affidata all’aviazione dell’esercito. 

“Il tutto si è concretizzato nel 2010. Nel corso di un’esercitazione Nato, infatti, si è dimostrato che era possibile abbattere i tempi di recupero dei feriti attraverso l’impiego di elicotteri a configurazione Ptd (Patient  transport and support system), con personale sanitario a bordo formato all’utilizzo della stessa nonché addestrato alle procedure aeronautiche”, spiega il decano dei corsi Medevac di Viterbo, 1° Luogotenente Infermiere Luigi Piscopo.

“Muoversi!”. Già dal corso teorico notiamo che gli operatori sono concentrati su un concetto, la tempestività. Un concetto ripreso anche in volo e poi a terra, quando c’è da recuperare il ferito. 

Il Medevac è forse una delle massime espressioni della professionalità militare: velocità di intervento, celere e precisa diagnosi, prime cure, trasbordo del ferito

Il team salta giù dall’aeromobile con il medical bag sulle spalle: una piccola infermeria dotata dei più moderni ritrovati per questo tipo di operazione: le celebri bande Igel di fabbricazione israeliana, un video-laringoscopio ed l’EZ.IO, “Sistema Intraosseo” indispensabile per individuare l’accesso venoso di un paziente in stato di choc oppure in arresto cardio-circolatorio.

Un lavoro difficile che l’esercitazione finale, il terzo modulo del training proposto dal Polo viterbese, mostra in tutta la sua durezza. 

Neanche il volo concede distrazioni: il check continuo della squadra serve ad assicurarsi che tutti ricordino bene cosa fare e di avere sempre a portata di mano l’equipaggiamento. L’atterraggio è uno step altrettanto impegnativo: il “ferito” è stato localizzato e il gruppo di soccorritori salta giù, in un ambiente impervio (montano) sferzato da un vento che pare alimentato dalla potenza dei rotori dell’NH 90. Sono sotto stress, lo si nota dall’espressione dei volti: concentrazione mista all’aspettativa di ciò che si troveranno davanti. 

Con noi il Luogotenente Piscopo che ricorda come “gli istruttori simulano scenari diversi: emorragie massive, riconoscimento e trattamento di arresto respiratorio o cardiaco, trattamento di pneumo-torace da ferita di arma da fuoco”.

Lo sfondo è da film: il frastuono dei rotori, l’ambiente impervio, il vento, i guardian angel (fucilieri, nda) posti a protezione dell’area: non è un’azione facile e la squadra e la pressione aumenta.

Individuato il “ferito”, gli occhi scrutano la situazione che si para loro davanti. 

Una rapida diagnosi, messa in sicurezza il paziente e, issato sulla barella, corsa fino all’aeromobile pronto al decollo. 

L’operazione è andata a buon fine ed il team è promosso. Una nuova squadra pronta ad essere impiegata nei teatri operativi “oltremare” ma anche in Patria: la sua versatilità consente infatti al Medevac di essere declinato anche in chiave civile, ad esempio per la pandemia di Coronavirus. Gli elicotteri dell’aviazione esercito (per queste attività si ricorre agli NH 90 e ai Chinook Ch-47) “possono operare in configurazione bio-contenimento, assicurando il trasporto di pazienti Covid positivi”.

L’addestramento Medevac del Caae rappresenta dunque una vera e propria eccellenza dell’esercito e del comparto difesa italiano. Per completezza di informazione, va tuttavia ricordato che anche Aeronautica Militare e Marina Militare effettuano specifici training di evacuazione medica per le loro esigenze operative.

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