Nuovo tour in Africa per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale torna nel Continente nero a distanza di pochi mesi dal suo viaggio tra Etiopia ed Eritrea e dopo le visite lampo in Tunisia ed Algeria a novembre, senza contare poi la trasferta libica di dicembre. Questa volta le nuove tappe prevedono altre nazioni, importanti sotto il profilo degli interessi nazionali: Niger e Ciad

L’importanza della missione in Niger

Nella giornata di martedì 15, Giuseppe Conte è atteso a Niamey. È qui che l’agenda della due giorni africana si fa più fitta e densa di importanti incontri. Nella capitale nigerina infatti, il presidente del Consiglio può verificare di persona l’evoluzione della missione italiana che lentamente sta prendendo forma in Niger.

Qui i nostri soldati sono chiamati ad addestrare l’esercito locale e a rinforzare la robustezza delle istituzioni del Paese africano. Per l’Italia si tratta di un passo non indifferente: dal Niger transita la stragrande maggioranza dei migranti che, una volta in Libia, provano a salpare verso le nostre coste. Il via libera alla missione italiana è uno degli ultimi atti del vecchio parlamento, ma per mesi i nostri soldati vivono all’interno di una base americana in quanto impossibilitati ad operare.

Uno stallo di otto mesi, in cui non mancano i sospetti circa una possibile intromissione francese. Come nel caso ad esempio delle prese di posizione del ministro dell’Interno nigerino, Mohamed Bazoum, astro nascente della politica locale ed accreditato come in ottimi rapporti personali con Emmanuel Macron. È lui a mettersi di traverso circa l’arrivo di nuovi contingenti, tanto da dichiarare (smentendo la posizione italiana) che nessun accordo con Roma è mai stato siglato. 

A settembre la situazione si sblocca e la missione dunque diventa operativa. In ballo per l’Italia non c’è soltanto la questione dei migranti. Il Niger è un paese strategico sia per la sua posizione geografica che per le sue risorse interne. Uranio in primis, ma recentemente viene scoperto anche il petrolio. Avere un contingente qui, vuol dire avere un punto di vista privilegiato su tutta l’area del Sahel. Ecco perchè l’Italia già da almeno due anni aumenta la sua presenza politica e militare nel paese.

La visita di Conte suggella un impegno italiano in Niger iniziato nella precedente legislatura. Nel gennaio 2018, quando premier è ancora Paolo Gentiloni ed Angelino Alfano è titolare degli Esteri, a Niamey viene aperta la prima ambasciata italiana nel Sahel. Conte è dunque il primo premier a visitare il paese da quando Roma ha qui una rappresentanza diplomatica. L’importanza del Niger nello scacchiere africano, è ben testimoniata dalla presenza di tante altre nazioni. Francia in primis, ex madrepatria, ma anche gli Usa hanno qui diversi uomini e mezzi e fra qualche mese dovrebbe diventare operativa la base di Agadez, la più importante per i droni statunitensi nella regione. Anche la Germania, da alcuni anni, ha qui un proprio contingenti di uomini. 

L’attenzione verso l’Africa

 Nel Sahel l’Italia non può quindi steccare l’appuntamento: impossibile rimanere fuori dal Niger se si vuole aspirare ad avere un qualche ruolo significativo in Africa. Ed è proprio al continente nero che la diplomazia italiana guarda con attenzione da diversi anni ormai per provare a recuperare il terreno perduto. Proprio sull’Africa si può rintracciare una linea di continuità tra vecchia e nuova legislatura.

Diverse le rappresentanze governative, parlamentari o di semplici imprenditori che negli ultimi anni viaggiano in lungo e largo nei paesi africani. Ed il governo Conte, per l’appunto, si muove lungo questo solco. La sua visita ad ottobre in Etiopia ed Eritrea appare, ad esempio, significativa in quanto risulta essere la prima di un capo di governo occidentale nel corno d’Africa dopo la pace siglata tra i due Paesi. Il vertice di Palermo per la Libia vede, nel capoluogo siciliano, la presenza di numerose delegazioni africane. 

L’Italia in Africa ha molte potenzialità, risulta il terzo Paese con più investimenti effettuati nel continente dopo Cina ed Emirati Arabi Uniti. La politica inizia a comprenderlo negli ultimi anni, ma il percorso da fare è ancora lungo: manca, in particolare, una linea ed un piano organico comune che faccia sistema. I recenti viaggi di Conte e di altri esponenti del governo, così come la due giorni tra Niger e Ciad dello stesso premier, sembrano confermare le velleità italiane su un continente tanto vicino quanto, fino a poco tempo fa, fin troppo sconosciuto.