Israele sta monitorando centinaia di manifestazioni contro il genocidio di Gaza in tutto il mondo. Lo fa costruendo report settimanali che pubblica sul sito del Ministero della Diaspora. I report settimanali del Ministero israeliano per gli Affari della Diaspora registrano luoghi, coordinate, organizzatori, follower, like e la distanza da quelli che Israele chiama “asset israeliani”. Molte delle iniziative classificate come “anti-Israele” sono descritte dagli stessi documenti come proteste per i diritti palestinesi, contro la guerra o per un embargo sulle armi. Non è un semplice calendario delle manifestazioni. È la costruzione strutturata di un dossier.
Nei documenti prodotti dal J-SOC, National Center for Combating Antisemitism, sotto il Ministero israeliano per gli Affari della Diaspora, ogni manifestazione può diventare una riga di un database: giorno, ora, indirizzo, Paese, latitudine e longitudine, distanza da ambasciate, consolati o altri “Israeli assets”, organizzatori, numero di follower delle pagine che promuovono l’evento, like ottenuti dal post, descrizione della protesta e, infine, un livello di rischio.
Nei report che abbiamo analizzato, la stessa struttura di monitoraggio compare in report che analizzano manifestazioni tra il 9 e il 16 luglio, il 6 e il 13 agosto, il 13 e il 20 agosto, il 27 agosto e il 3 settembre e il 10 e il 17 settembre 2026. Il titolo è ricorrente: “Weekly Restricted Report: Anti-Israel Protest Forecast”. Quello che emerge dai file non è il monitoraggio eccezionale di una singola data sensibile, ma una pratica ripetuta nel tempo almeno dal 2024: una sorveglianza continuativa delle mobilitazioni internazionali legate alla Palestina.
Prendiamo per esempio i report del 9 luglio 2026. A Toronto è prevista una protesta per chiedere la liberazione e il ricovero del medico palestinese Hussam Abu Safiya. Da mesi mobilitazioni internazionali ne chiedono il rilascio dopo che il medico è stato ripreso in video con chiari segni di tortura.
Il documento non si limita a indicare che la manifestazione per il medico palestinese avrà luogo il 9 luglio. Ne registra l’indirizzo, le coordinate esatte e specifica che l’evento si trova a 0,65 chilometri dal consolato israeliano. Poi passa alla rete che lo sostiene. Toronto Centre for Palestine con 5.478 follower, Le organizzazioni Jane con 17.169 follower, Jagpile con 20.113 follower, Queers 4 Palestine TO con 11.343 follower.
Qualche settimana dopo, a Zurigo, lo schema si ripete. Una protesta di solidarietà con i palestinesi viene geolocalizzata e associata a quattro soggetti promotori con il relativo bacino di follower: Palästina Komitee Zürich, swiss_globalsumud, Action for Palestine Switzerland e Students for Palestine Zürich. Il report anche se descrive la mobilitazione come una protesta contro la violenza e lo sfollamento dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, finisce nello stesso dossier.
Poi è la volta di New York, una protesta del 10 agosto 2026 in segno di protesta contro la morte di Anas Al-Sharif, giornalista palestinese ucciso da Israele a Gaza, viene categorizzata come protesta ad “alto rischio” nonostante nelle note venga evidenziato “protesta che punta a sensibilizzare sull’uccisione dei giornalisti nelle zone di conflitto”.
Perchè Israele le chiama “Proteste Anti-Israele”?
Il secondo elemento da osservare è il linguaggio. Il titolo dei documenti parla sistematicamente di “Previsioni di protesta anti-Israele”. Ma quando si entra nelle singole schede, tutti gli eventi appaiono come manifestazioni di sostegno al popolo palestinese e contro l’assedio e il genocidio di Gaza.
A Bobigny, per esempio, il report descrive una manifestazione finalizzata a sostenere i diritti palestinesi e a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione in Palestina. A Kelowna, in Canada, viene censita una protesta che chiede a due aziende locali di interrompere le forniture a Elbit Systems e sostiene un embargo bilaterale sulle armi nei confronti di Israele. A Zurigo vengono monitorati manifestanti che chiedono sostegno internazionale contro la violenza e lo sfollamento dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. E così una manifestazione per i diritti palestinesi contro i legami di un’università con istituzioni israeliane, contro un’azienda militare che fornisce armi per uccidere a Gaza o per chiedere un embargo sulle armi può finire nello stesso contenitore: “anti-Israele”.
Una volta inserita in quel contenitore la manifestazione può essere geolocalizzata, associata ai suoi organizzatori, misurata digitalmente e sottoposta a una classificazione del rischi. Insomma un dossier a disposizione di governi, istituzioni, ambasciate, aziende.
Allora perché Israele sta costruendo da almeno 2 anni un grande e preciso dossier sulle proteste?
Nell’ottobre 2024 Erica Chenoweth, Soha Hammam, Jeremy Pressman e Jay Ulfelder hanno pubblicato su Social Movement Studies, Università di Harvard, una ricerca che, tra gli altri dati, ha monitorato il comportamento di oltre 12.400 proteste per la Palestina nel mondo.
Tra il 7 ottobre 2023 e il 7 giugno 2024 lo studio ha registrato negli Stati Uniti quasi 12.400 proteste a favore della Palestina e oltre 2.000 proteste pro-Israele. Secondo gli autori, quella pro-Palestina è stata la più grande e duratura ondata di proteste statunitensi provocata da un evento internazionale da quando il consorzio ha iniziato a raccogliere sistematicamente questi dati nel 2017
Analizzando danni alle proprietà e ferimenti di agenti, gli autori concludono che il movimento a favore della Palestina da loro studiato non è stato violento, sia considerando l’ondata nazionale nel suo complesso sia gli accampamenti universitari della primavera 2024.
Israele ha fatto anche diverse pubblicazioni speciali per il 7 ottobre 2026, che rendono così ancora più visibile ciò che i dossier settimanali mostravano da mesi: Israele non sta semplicemente osservando singole piazze, ma costruendo nel tempo una mappa internazionale delle mobilitazioni legate alla Palestina su scala globale organizzandole per data, luogo e livello di rischio e, nelle schede più dettagliate, collegandole alle reti che le promuovono, rendendo fruibili a tutti i nomi delle organizzazioni. Nel 2024, il sito whofundgenocide ha incominciato a registrare i report di Israele raccogliendo oltre 70 report e 2.259 segnalazioni in 57 Paesi tra dicembre 2024 e ottobre 2026;
Fonti consultate:
- https://www.gov.il/BlobFolder/reports/global_october_7_anniversary_protests_report_09_2026/en/mashlat_Q4_2026_global_october_7_anniversary_protests_report_09_2026.pdf
- https://www.whofundedgenocide.com