Domenica 1º giugno, la barca Madleen della Freedom Flotilla Coalition è salpata dal porto di San Giovanni Li Cuti, a Catania, diretta verso Gaza per portare aiuti umanitari.
A bordo dell’imbarcazione — lunga ottanta metri — viaggiano dodici attivisti provenienti da tutto il mondo: Brasile, Tunisia, Francia, Svezia, Spagna, Germania e Olanda. Tra loro, volti noti come l’attivista Greta Thunberg, l’attore irlandese Liam Cunningham e l’europarlamentare di France Insoumise Rima Hassan, palestinese naturalizzata francese.
“Stiamo facendo questo perché, non importa quali ostacoli dobbiamo affrontare, dobbiamo mantenere la nostra promessa ai palestinesi: fare tutto ciò che è in nostro potere per protestare contro il genocidio e cercare di aprire un corridoio umanitario. Dobbiamo continuare a provarci, perché è quando smettiamo di provarci che perdiamo la nostra umanità. Non importa quanto questa missione sia pericolosa: non sarà mai pericolosa quanto il silenzio del mondo intero di fronte al genocidio. Contiamo su di voi, perché continuiate a usare la vostra voce, le vostre piattaforme o qualsiasi mezzo abbiate per difendere i diritti umani e stare dalla parte giusta della storia.”
Così ha parlato, in lacrime, Greta Thunberg alla folla che domenica mattina ha accolto l’equipaggio nel piccolo porto siciliano, sventolando bandiere palestinesi e mostrando cartelli contro il genocidio a Gaza.
Mentre la Madleen si avvicina alle coste palestinesi, l’intera popolazione della Striscia di Gaza — 2,3 milioni di persone — è sull’orlo di una fame indotta catastrofica, come denunciato dal portavoce dell’OCHA. Una persona su cinque muore di fame, mentre trentadue civili sono stati uccisi e oltre duecento feriti dalle forze israeliane mentre attendevano cibo nei due punti di distribuzione gestiti dagli Stati Uniti, nel sud della Striscia.
Navigando in acque internazionali, la Madleen trasporta beni di prima necessità: medicinali, latte in polvere, acqua e generi alimentari destinati a una popolazione stremata e affamata.
Il suo obiettivo è chiaro e dichiarato: rompere il blocco illegale imposto da Israele a Gaza, alleviare la fame del popolo palestinese e fermare il genocidio in corso.
La Freedom Flotilla Coalition è un’alleanza internazionale di organizzazioni della società civile impegnate nella difesa dei diritti umani e nella promozione della giustizia per il popolo palestinese, in particolare per la popolazione della Striscia di Gaza. Fondata nel 2008 per contrastare il blocco navale israeliano iniziato l’anno precedente, la coalizione organizza missioni marittime pacifiche per consegnare aiuti umanitari e sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulle drammatiche condizioni di vita a Gaza. Le imbarcazioni della Freedom Flotilla viaggiano con equipaggi composti da attivisti, giornalisti, medici e parlamentari da ogni parte del mondo, rappresentando un simbolo di solidarietà e resistenza civile contro l’assedio e l’occupazione.
Di fronte alla grave emergenza umanitaria in corso, la Freedom Flotilla Coalition dichiara con fermezza: “Non si tratta di carità. È un’azione diretta e non violenta per sfidare l’assedio illegale imposto da Israele e i crimini di guerra in continua escalation.”
Quella attualmente in corso è la seconda missione del 2025. La prima, con obiettivo analogo, si è svolta a bordo della nave Conscience, attaccata il 2 maggio 2025 da due droni israeliani — mai ufficialmente rivendicati — mentre si trovava in acque internazionali, al largo di Malta. L’attacco non ha causato vittime, ma quattro attivisti sono rimasti feriti.
Nonostante le ripetute richieste della coalizione, né Malta né l’Unione Europea hanno finora autorizzato un’indagine forense indipendente e internazionale sull’accaduto.
Va ricordato che non si tratta del primo attacco contro una nave della Freedom Flotilla. Proprio il 31 maggio è ricorso il quindicesimo anniversario del massacro della Mavi Marmara, compiuto da forze israeliane: dieci attivisti persero la vita.
Ora dunque, la Freedom Flotilla Coalition lancia un appello ai governi affinché garantiscano un passaggio sicuro alle proprie imbarcazioni e si impegnino a rispettare il diritto internazionale. All’appello si uniscono anche le Nazioni Unite, sottolineando che “la popolazione di Gaza ha un diritto inalienabile a ricevere aiuti, anche attraverso le proprie acque territoriali, e la nave ha diritto alla libera navigazione in acque internazionali”. Gli esperti dell’ONU hanno messo in guardia Israele, invitandolo ad astenersi da qualsiasi atto ostile nei confronti della missione e ricordando che da oltre 17 anni vige un blocco totale su Gaza. Un blocco che, dal 2 marzo 2025, ha impedito l’ingresso di qualsiasi tipo di aiuto per più di 80 giorni, con la recente ammissione solo di un flusso minimo di forniture.
Non è mancata la risposta da parte di Israele, che tramite la radio militare ha dichiarato di “stare attuando il blocco marittimo di sicurezza su Gaza e di prepararsi ad affrontare diversi scenari”. Un’affermazione che lascia intendere la possibilità concreta di un futuro intervento per bloccare la Madleen prima che raggiunga le coste della Striscia.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

