Guerra /

Baha Abu el-Atta, il comandante della Jihad islamica palestinese in Israele assassinato a Gaza martedì scorso, sapeva di essere un uomo segnato. I media israeliani, infatti, gli avevano notificato il suo stato. Alcuni mesi fa, i giornalisti Israeliani cominciarono a descriverlo come un piantagrane, l’uomo dietro molti attacchi missilistici dalla Striscia di Gaza, uno dei principali ostacoli sulla strada di un cessate il fuoco duraturo tra Israele ed il regime di Hamas a Gaza.

I messaggi sono diventati sempre più minacciosi nelle ultime due settimane: Se Atta non si fosse fermato, sarebbe stato fermato, per il bene. È morto nel suo nascondiglio, un appartamento a Gaza, insieme a sua moglie, ucciso da un missile aria-terra, sparato da mani esperte attraverso la finestra alle 4 del mattino senza uccidere civili innocenti negli appartamenti vicini. Funzionari Israeliani hanno dichiarato che Atta era stato seguito per settimane, e che è stato ucciso solo quando come scudo umano intorno a lui c’era solo sua moglie.

L’assassinio di Atta è servito ad uno scopo specifico. Un ministro del governo israeliano, Gilad Erdan, lo ha rivelato. Forse inavvertitamente. L’eliminazione di Atta, ha detto Erdan ad una radio pubblica israeliana in un’intervista lo scorso mercoledì, consentirà ad Israele di negoziare finalmente, indirettamente, con Hamas. In base all’intelligence Israeliana, Yihia Sinwar, leader di Hamas a Gaza, è pronto a trattare. La sua organizzazione cesserà gli attacchi su Israele, in cambio dell’accordo di Israele ed Egitto ad allentare l’assedio sulla Striscia e consentendo l’arrivo di fondi per diversi progetti di infrastrutture critiche.
Ci sono, tuttavia, altri problemi che devono ancora essere risolti, incluso il destino di due cittadini israeliani ed i corpi di due soldati che sono trattenuti da Hamas a Gaza.

PIJ è il partner junior a Gaza. L’organizzazione più piccola non prende parte al governo della Striscia, ma nel momento delle tensioni militari con Israele, in genere coordina le sue azioni con Hamas. Atta è stato descritto come un delinquente locale, che ha conquistato una certa notorietà per la sua volontà di combattere Israele, a volte anche incautamente. Quando Israele ha deciso di ucciderlo, c’è il dubbio che Sinwar abbia versato una lacrima per il suo vecchio compagno d’armi. Amas ha speso il consueto omaggio verbale al martire caduto, ma ha esplicitamente evitato qualsiasi attrito con Israele. In 48 ore, fino al cessate il fuoco ottenuto giovedì mattina, 34 palestinesi sono morti in attacchi aerei Israeliani sulla Striscia. Gaza ha risposto lanciando più di 400 razzi sul sud ed il centro di Israele.

Alcuni residenti delle città del Sud sono rimasti feriti. Eppure, Hamas non ha sparato un solo razzo. Questo è estremamente significativo, dato che il comportamento di Hamas suggerisce un cambiamento nella strategia dell’organizzazione. È disposto a rischiare il suo status di guida ideologica come fornitore della resistenza armata Muquaama a Israele, per cominciare finalmente a migliorare le misere condizioni di vita di Gaza.

Anche Israele ha cambiato la sua politica. Durante gli ultimi anni, ogni volta che Pij o altri piccoli gruppi indipendenti sparavano razzi, Israele rispondeva, ma non contro di loro. Colpiva le postazioni militari di Hamas, reclamando che l’organizzazione aveva la responsabilità primaria nel mantenere la calma a Gaza, essendone di fatto il governo. Ma non questa volta. Tutti gli obiettivi colpiti questa settimana erano postazioni e depositi di armi di Pij. L’Idf in verità ha puntualizzato che non c’erano questioni con Hamas e che ci si aspettava che le maggiori organizzazioni palestinesi rispettassero il cessate il fuoco. Per giovedì mattina, anche i partner minori ne avevano avuto abbastanza. Dopo aver perso circa 25 uomini in attacchi di Israele, e sotto la pressione aggressiva dell’intelligence egiziana, è stata ripristinata la calma lungo il confine di Gaza. PIJ sarà lasciato adesso a leccarsi le ferite, trovare un successore di Atta (descritto post mortem dagli Israeliani come il comandante dell’ala militare dell’organizzazione nella Striscia) e cercare di capire come l’Idf sia riuscito a scovare ed uccidere il comandante caduto.

Hamas avrà ben altri problemi da affrontare – prevalentemente, mettendo tutto insieme – ma dovrà anche controllare con attenzione la reazione pubblica a Gaza. Ci sono alcune cose che sono più dannose ad un movimento politico Palestinese dell’essere chiamato collaboratore di Israele. Questa, dopo tutto, era la principale accusa proprio di Hamas contro l’Autorità Palestinese nella West Bank. Dalla parte di Israele, ci sono ramificazioni politiche. Il primo ministro Israeliano, Benjamin Netanyahu, si trova nel mezzo di una drammatica lotta di potere, cercando di mantenere il controllo del suo ruolo, malgrado tre diverse denunce per corruzione che gli sono state presentate dal Procuratore generale del suo Paese.

Come al solito, il Primo Ministro è bel lungi dal declino. Mentre il principale rivale di Netanyahu, il partito centrista Blu e Bianco era molto impegnato a trovare una soluzione dopo un’altra elezione dall’esito incerto (una coalizione di minoranza sostenuta dall’esterno da un partito arabo-Israeliano di sinistra), il primo ministro gli ha in pratica tirato il tappeto da sotto i piedi.  Ha presentato il partito Arabo- Israeliano come partner illegittimo, per le sue riserve sulle operazioni militari a Gaza. Ora, ancora più pressione sarà posta sul presidente dei Blu e Bianchi, Benny Gantz, per partecipare ad un governo di unità nazionale, guidato da Netanyahu ed alle condizioni del Primo Ministro.

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