Una guerra su larga scala che mira a colpire non solo un regime politico ma anche un’intera eredità storica, segno della natura radicale dell’assalto Usa al Venezuela: i raid delle prime ore del 3 gennaio non hanno colpito solo importanti installazioni militari in tutto il Paese ma anche un luogo simbolico della storia recente dello Stato sudamericano: il mausoleo che custodisce i resti di Hugo Chavez, presidente dal 1999 al 2013 e artefice della transizione della Repubblica Bolivariana al suo assetto attuale, andato incancrenendosi nei dodici anni di governo di Nicolas Maduro.
Dal 2013, anno della morte di Chavez, la caserma Cuartel de la Montana di Caracas, costruita tra il 1904 e il 1906 e dal 1981 sede del museo delle forze armate venezuelane, ospita i resti mortali del leader che lanciò l’attuale forma socialista dello Stato venezuelano.
Figura contrastata e divisiva, Chavez ebbe nella sua presidenza l’opportunità di costruire grandi innovazioni sociali in termini di welfare finanziandoli con l’alto prezzo del petrolio e divenne un assertivo avversario degli Usa sul fronte internazionale. Il suo governo fu accusato di autoritarismo ma non raggiunse mai i picchi repressivi dell’era Maduro, che intercettò peraltro una fase di violenta crisi economica. La caserma è denominata “4F” dal ricordo del tentato golpe dell’allora tenente colonnello Chavez contro il presidente Carlos Andres Perez.

L’attacco a questa infrastruttura, dunque, è ad oggi da ritenere un’operazione totalmente priva di alcun valore militare e strategico. Il Cuartel de la Montana non ospitava truppe, non era un deposito di armi e non aveva alcun ruolo nel labile complesso difensivo venezuelano. Aveva solamente il peso storico di custode della memoria del padre del moderno assetto politico venezuelano. Bombardarlo, come hanno fatto gli Usa nel quadro dell’operazione lanciata su ordine di Donald Trump, ha un significato metapolitico: indica la volontà di eradicare l’attuale Venezuela e la sua storia e, dunque, di incentivare al cambio di regime contro quello che è ritenuto non un governo ma una grande associazione a delinquere di narcotrafficanti.
Il governo Chavez nacque con l’ibridazione tra politica socialista e alte caste militari in nome dell’indipendenza nazionale, dell’identitarismo latinoamericano e dell’uso strategico delle riserve energetiche. Maduro ha elevato a livello simil-religioso la venerazione per il predecessore. Colpirne il ricordo è un gesto dalla portata millenarista prima ancora che militare: segna la volontà di un passaggio d’epoca. Ed è un fosco presagio per il regime venezuelano. Anche se la vecchia logica della pietas e il principio del parce saepulto invitano a ricordare quanto sbagliato sia colpire, in qualunque forma, i morti: le vendette postume agitano i fantasmi della storia piuttosto che dissiparli. E oggi si sommano alla tragedia di una guerra che fa fare all’America Latina un salto nel buio.

