In 20 minuti, 20 F-18 sono decollati e atterrati sulla portaerei Uss Theodore Roosevelt, in una potente dimostrazione di precisione ed efficienza militare nel Pacifico. Inizia così il reportage dell’agenzia Reuters dalla nave statunitense che in questi giorni, insieme al suo gruppo di battaglia, sta conducendo esercitazioni militari di grande interesse nell’area del Mar cinese meridionale.
Un’area particolare, proprio dove pochi giorni fa, le imponenti esercitazioni della marina militare cinese avevano fatto preoccupare non solo il Pentagono ma anche tutti i partner asiatici degli Stati Uniti. “Abbiamo visto molte navi cinesi intorno a noi”, ha detto il contrammiraglio Steve Koehler, comandante del gruppo d’attacco, a un piccolo gruppo di giornalisti a bordo della portaerei.
Le navi da guerra di molti Stati che si affacciano sul Pacifico occidentale, tra cui la Cina, hanno lavorato su un codice che regoli gli incontri inaspettati (Cues) , in modo da evitare incidenti. Un canale diretto fra le marine militari di nove Paesi che aiuta a comprendere i rischi reali del sovraffollamento militare nelle rotte nevali che solcano le acque dell’oceano. Proprio a poche miglia dalle acque territoriali cinesi.
La presenza della Theodore Roosevelt non è casuale. Le missioni di pattugliamento americane in quella rotta sono molto frequenti, ma è chiaro che l’intento è di mandare un messaggio a Pechino. Quello show di forza, insolitamente ampio, ha mostrato a tutti chela Cina è pronta a tutelare i suoi interessi nell’area. Un evento da collegare alla questione della sovranità di Taiwan ma anche ai colloqui nordcoreani e alle dispute sulle isole del Mar Cinese meridionale e orientale.
Ieri mattina, la marina cinese ha lanciato un avvertimento a tutte le flotte della zona, mettendole in guardia su nuove esercitazioni fino a venerdì nella regione a sud della città di Sanya nell’estrema provincia sud-occidentale della Cina, Hainan. La marina dell’Esercito popolare non ha fornito ulteriori dettagli. Ma tanto è bastato per alimentare la preoccupazione circa il gioco finale di Pechino.
Gli Stati Uniti criticano costantemente la rapida e crescente militarizzazione del Pacifico da parte della Cina. La flotta Usa effettua pattugliamenti aerei e navali costanti per affermare il proprio diritto alla libertà di navigazione in tratti di mare che la Cina rivendica in gran parte come propria. Uno scontro molto duro, che vede Pechino e Washington su due fronti completamente opposti. Per la Cina, c’è una palese violazione della sua sovranità. Per gli Usa e gli alleasti, la questione è completamente diversa.
“Tutte le operazioni che facciamo dentro ed intorno al Mar cinese meridionale o in qualsiasi altro specchio d’acqua in cui operiamo, sono in funzione del diritto internazionale e questo è in definitiva ciò che vogliamo riconoscere”, ha affermato Koehler. Ma è chiaro che il discorso è molto più complesso. La Cina preoccupa. La sua espansione sta minando gli interessi statunitensi nel quadrante del Pacifico occidentale. E di recente, la guerra commerciale iniziata da Donald Trump unita alla tensione territoriale, sta mettendo a serio rischio la stabilità del mare.
Nel frattempo, la tensione aumenta anche intorno la penisola coreana. La marina militare britannica, alleata degli Stati Uniti, ha inviato una terza nave di fronte alle coste di Pyongyang. Come scrive l’Independent, la Hms Albion si unirà alla Hms Sutherlandper una missione che ha lo scopo di “far rispettare le sanzioni Onu contro la Corea del Nord, oltre a prendere parte a corsi di formazione congiunti ed esercitazioni con alleati regionali”. Prossimamente, è previsto inoltre l’arrivo della Hms Argyll per prendere parte a un esercitazione congiunta con Australia, Malesia, Nuova Zelanda e Singapore.



