Gli Stati Uniti vanno avanti a vele spiegate sul programma ipersonico, testando con successo -nella notte del 19 marzo nelle Hawaii- una testata a planata ipersonica C-Hgb (Common-Hypersonic Glide Body) che ha colpito “con precisione” il punto di impatto designato. Un passo avanti importante e repentino che avvicina gli Stati Uniti alla Russia e alla Cina, al lavoro per sviluppare testate con capacità e caratteristiche simili da alcuni anni. Recuperare il tempo perso sull’ipersonico è uno degli obiettivi primari posti dal Pentagono per assicurare la deterrenza nello scontro tra potenze.

Il test delle Hawaii

I dati raccolti durante il test, condotto congiuntamente sia dall’Esercito sia dalla Marina, saranno oggetto di analisi da parte dei tecnici dell’Agenzia di difesa missilistica (Mda, Missile Defense Agency). Sulla base delle informazioni raccolte sarà possibile per il Pentagono indicare le migliorie da apportare alla testata ipersonica, in modo tale da proseguire nello sviluppo per effettuare un nuovo test su questi vettori entro la metà del 2020. Nei prossimi 3 mesi quindi, diffusione del Coronavirus permettendo, le aziende coinvolte nel programma saranno chiamate ad aumentare gli sforzi per riuscire a soddisfare le richieste che saranno avanzate dal Pentagono, dietro indicazione dell’Mda.

Nonostante il fatto che le testate ipersoniche siano ancora in fase prototipale i risultati ottenuti dal test sono considerati eccellenti dal direttore del programma del Dipartimento della Difesa, anche perché ha dimostrato la possibilità di creare un missile lanciabile da terra e da nave. Non c’è solo la velocità superiore a Mach 5 tra le caratteristiche delle C-Hgb, perché uno dei vantaggi è proprio l’interoperabilità tra le diverse forze armate che, in futuro, potrebbero utilizzarle congiuntamente su diversi sistemi d’arma. Inoltre, la progettazione in comune delle armi ipersoniche tra le varie forze armate da modo di aumentare la produzione industriale, riducendo al tempo stesso i costi connessi allo sviluppo delle varie varianti.

Nei prossimi mesi aumenteranno a ritmo incessante le prove e i test sulle C-Hgb, anche perché sia l’Esercito che la Marina vorrebbero avere in dotazione e operative testate ipersoniche entro il 2023. È necessario quindi che lo sviluppo prosegua velocemente, così da assicurare un ampio range temporale per le valutazioni finali che saranno svolte dal Pentagono prima della firma sul contratto di produzione con l’azienda vincitrice dell’appalto. Il concetto della C-Hgb, sicuramente, sarà impiegato anche per lo sviluppo del missile ipersonico lanciabile da sottomarino (previsto per il 2024) e di quello aviolanciabile (auspicato per il 2022).

La testata ipersonica C-hgb

L’efficacia dimostrata nell’ultimo test fa ben sperare al Pentagono, anche perché per la prima volta gli Stati Uniti hanno provato con successo un prototipo di testata ipersonica trasportata in orbita da un, datatissimo, missile balistico Polaris A-3 modificato per l’occasione. Ovviamente il predecessore dei Trident -attuali Slbm (Submarine-launched ballistic missile)- non sarà il razzo vettore nel futuro, ma lo sviluppo di questo è considerato “non prioritario” rispetto a quello della testata ipersonica.

Il motivo di ciò è legato al fatto che realizzare un veicolo capace di trasportare ordigni a velocità superiori di 5 volte la velocità del suono è un’ardua sfida per l’ingegneria aerospaziale. La differenza rispetto alle attuali testate non è la velocità raggiungibile, ma la possibilità di modificare la rotta durante la fase di rientro atmosferico così da colpire con precisione un bersaglio sfuggendo, anche, alle difese antimissile nemiche. Riuscire a garantire un’eccellente manovrabilità a velocità superiori a Mach 5 non è l’unica sfida, perché anche la riduzione del calore derivato dall’attrito con l’aria è uno dei temi di maggiore studio. Per risolvere questo dilemma le testate sono state realizzate con forme appiattite ed estremamente aerodinamiche così da offrire la minor superficie possibile all’aria, impiegando particolari leghe di metallo e ceramiche solidissime ed estremamente resistenti al calore.

In corsa con Russia e Cina

La buona riuscita del test della testata sviluppata da Dynetics, che -in futuro- dovrebbe essere impiegabile nel lanciatore Long Range Hypersonic Weapon (Lrhw) in fase di sviluppo da Lockheed Martin, è importante per il programma ipersonico statunitense. Anche perché Cina e Russia sono in vantaggio su questa capacità cruciale per il futuro, con entrambe le forze armate che da almeno lo scorso anno hanno in arsenale missili a planata ipersonici.

Il DF-17 ha sfilato a Pechino nel corso della parata per il 70esimo anniversario della nascita della Repubblica popolare cinese, mentre Mosca ha annunciato che l’Avangard è entrato in servizio sul finale di 2019. Se le notizie fossero confermate, per gli Stati Uniti sarebbe seriamente una corsa contro il tempo per mantenere in piedi il principio della deterrenza, anche perché ancora non esiste un sistema difensivo tale da intercettare testate ipersoniche nella fase di rientro.

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