Il Pentagono vuole disporre di più soldati nelle sue basi in Medio Oriente per poter contare su una forza di dissuasione maggiore e rispondere più efficacemente ad una eventuale minaccia “imminente” e i paesi del Golfo approvano la richiesta degli Stati Uniti. Tutto è pronto per rafforzare la presenza militare nella regione, ma questo potrebbe mettere a rischio il personale americano nel caso l’escalation portasse alla “rappresaglia”.
Diversi paesi del Golfo, fra cui l’Arabia Saudita, permetteranno alle forze armate statunitensi di stanziare più armi, soldati e mezzi presso i loro basi al fine di prevenire possibili attacchi da parte dell’Iran. Il tutto è stato regolato dai nuovi accordi bilaterali con le potenze del Golfo. A riportare la notizia sono state fonti locali “ben informate” che lo hanno riferito al quotidiano pan-arabo Asharq al Awsat, edito e distribuito nella capitale del Regno Unito.
Secondo le fonti questo ridispiegamento delle forze americane nell’area sarebbe funzionale “a scongiurare un’escalation militare con l’Iran e a rafforzare la cooperazione tra gli Stati Uniti e i paesi della regione in materia di difesa”. Inoltre, “tale misura avrebbe l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle rotte commerciali petrolifere ed impedire alla Repubblica islamica di minacciare il traffico marittimo nel Golfo”. Questo decisione è strettamente collegata con il presunto sabotaggio di quattro petroliere – due saudite, una emiratina e una norvegese – avvenuto nelle scorse settimana. Sebbene gli esperti militari statunitensi siano ancora indagando sull’accaduto, le falle riscontrate sugli scafi – tutte sotto la linea di galleggiamento – sarebbero compatibili con l’esplosione di cariche esplosive di ridotte dimensioni o con quelle potrebbe aver provocato un attacco di “droni sottomarini”. Il sabotaggio sarebbe avvenuto mentre le navi erano tutta al largo del porto di Fuhjairah. Nei giorni immediatamente successivo un attacco di droni armati, questa volta aerei provenienti dal nord dello Yemen, aveva colpito siti petroliferi in Arabia Saudita.
“L’Arabia Saudita e gli altri paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo non vogliono entrare in guerra con l’Iran, ma vogliono inviare un messaggio forte a Teheran, disegnare una linea rossa che non si può superare con le provocazioni nell’area” riporta il giornale Asharq al Awsat. Questo dispiegamento permanente di uomini e mezzi andrà a sommarsi inizialmente al dispiegamento nel Golfo la portaerei della Uss Abraham Lincoln e del suo gruppo da battaglia. Decisione definita dal consigliere la sicurezza nazionale John Bolton una “risposta alle indicazioni e agli avvertimenti dall’Iran” espressi nel momento di massima tensione tra Washington e Teheran.
Le basi militari interessate da questo rafforzamento potrebbero trovarsi in Oman, come la base Thumrayt, a 963 chilometri dal confine iraniano. Negli Emirati Arabi Uniti, la base aerea di al-Dhafra a 253 km dalle coste e a 184 km dalle isole iraniane. In Qatar: la base aerea al-Adid a 278 chilometri dall’Iran dove sono schierati i bombardieri strategici. Nel Bahrayn, dove gli Stati Uniti hanno la base aera Shayq Isa a 238 km dell’Iran, e la base navale che ospita la Quinta Flotta dell’Us Navy. In Kuwait, nella base di Ali al-Salim in Kuwait, a 115 chilometri dal confine iraniano. La maggior parte delle basi soggette a questo rafforzamento di uomini e mezzi voluto dal Pentagono sono secondo gli analisti è alla portata dei missili a medio-raggio iraniani. Quindi sarebbero possibili bersagli per una rappresaglia che molto probabilmente Teheran ordinerebbe se e quando gli Usa attaccassero deliberatamente l’Iran.