Usa, quali armi stanno usando (per ora) per attaccare l’Iran

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Sabato 28 febbraio, all’incirca alle 7:30 ora italiana, Stati Uniti e Israele hanno dato il via all’operazione Epic Yury per decapitare l’apparato politico/militare iraniano, e per colpire le infrastrutture nucleari e missilistiche del Paese retto dagli ayatollah.

Dopo lo stallo dei negoziati indiretti a Ginevra – ancora giovedì nessun accordo completo era stato raggiunto – è stata scelta l’opzione militare non tanto per eliminare la minaccia nucleare, quanto quella rappresentata dai missili balistici iraniani (Teheran ha un arsenale missilistico tra i più numericamente consistenti del Medio Oriente); problematica, peraltro, che ha determinato principalmente la fine del Trattato JCPOA nel 2018, voluta unilateralmente dagli Stati Uniti retti dal primo mandato del presidente Donald Trump.

Utilizzati nuovi droni e missili balistici tattici

Attualmente il conflitto è ancora in corso, ma possiamo indicare sommariamente quali tipologie di armamenti sono stati usati dalle forze statunitensi schierate massicciamente nella regione nelle settimane passate.

Lo strumento aeronavale USA è imponente: uno schieramento del genere non si vedeva in Medio Oriente/Europa dai tempi della guerra in Iraq del 2003. Si calcola, per sommi capi, che gli Stati Uniti possano contare su 650 missili Tomahawk lanciabili dalle unità navali presenti nell’area, rappresentate dai cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke e da almeno un sottomarino lanciamissili da crociera a propulsione nucleare di classe Ohio (SSGN).

Ci sono alcune novità molto interessanti dal punto di vista degli armamenti che, per il momento, siamo riusciti a individuare.

L’esercito statunitense ha utilizzato per la prima volta un nuovo tipo di drone one way a basso costo. Si tratta del LUCAS (Low-cost Unmanned Combat Attack System). Il CENTCOM (Central Command) ovvero il comando statunitense per le forze in Medio Oriente e Asia Centrale, ha riferito che la prima unità dotata di questo nuovo drone è stata schierata in una località non definita della zona di operazioni ed è intervenuta nell’attacco cominciato ieri. Il LUCAS è fabbricato dalla SpektreWorks, con sede in Arizona, e ha un costo unitario di circa 35mila dollari: 54 volte meno di un missile da crociera Tomahawk, ma sicuramente con un carico bellico molto inferiore rispetto ai 450 chilogrammi del vettore.

Il drone, secondo funzionari del CENTCOM avrebbe una “ampia autonomia” e il funzionamento autonomo. Il LUCAS è stato pensato per essere uno strumento dal lancio flessibile, ovvero capace di essere messo in volo da catapulte, con decollo assistito da razzi e sistemi mobili terrestri o veicolari. Soprattutto è stato pensato per essere utilizzato in quantità considerevoli, in modo da poter effettuare attacchi di saturazione delle difese.

Il CENTCOM ha riferito ufficialmente oggi che sono stati usati anche MLRS (Multiple Launch Rocket System) tipo M-142 HIMARS caricati con missili balistici tattici. Sebbene alcune fonti riportino trattarsi dei ben noti ATACMS già usati nel conflitto ucraino, è molto probabile invece che si tratti dei nuovi PrSM (Precision Strike Missile), osservando le foto divulgate dal Comando USA. Il PrSM è un nuovo missile balistico di teatro con una gittata che viene riportata come superiore ai 400 km, e che ha iniziato a essere consegnato all’U.S. Army a dicembre del 2023. Non sappiamo da dove sono stati lanciati questi vettori, ma è probabile dal territorio iracheno.

Nuovi missili Tomahawk

Sembrano esserci novità anche nel campo dei missili da crociera. Fotografie rilasciate dall’U.S. Navy mostrano il lancio da un cacciatorpediniere di un Tomahawk con un’insolita colorazione nera invece della classica grigio chiaro. Potrebbe quindi trattarsi della nuova versione da “attacco marittimo” (quindi antinave) del vettore. Il Maritime Strike Tomahawk (MST) è una sottovariante dell’ultima serie Block 5 del Tactical Tomahawk (TACOM), ed è anche nota come Block 5A. Sebbene il TACOM Block 4 abbia già una comprovata capacità antinave, l’MST presenta caratteristiche aggiuntive che lo ottimizzano per questo ruolo. Tra queste, in particolare, un nuovo sistema di guida multimodale che, a quanto pare, include un sensore a infrarossi per immagini. Tutti i Tomahawk Block 5, ci ricorda The War Zone, sono inoltre dotati di un collegamento dati bidirezionale, che consente loro di ricevere correzioni di rotta e altri aggiornamenti di puntamento, oltre a poter essere completamente riassegnati durante il volo.

Molto probabilmente questo missile è stato usato per attaccare il porto di Bandar Abbas, dove è stata colpita una fregata iraniana. Secondo immagini satellitari, il 25 febbraio, le fregate “Sabalan” (F73), “Sahand” (F74), “Jamaran” (F76) e “Zagros” (H313) erano tutte ormeggiate nel porto di Bandar Abbas. Erano presenti anche il sottomarino di classe Kilo, ritenuto semi-operativo, “Taregh” (S901), e un secondo ancora in fase di profondo allestimento in bacino di carenaggio, il “Nooh” (S902); la posizione del terzo sottomarino di classe Kilo, lo “Yunes” (S903), rimane incerta poiché ha lasciato il bacino di carenaggio alcuni mesi fa.

Fotografie provenienti da fonti OSINT mostrano un’altra nuova tipologia di missile da crociera simile al Tomahawk ma con le ali a freccia negativa (ovvero invertita rispetto alla configurazione comune). Non è chiaro se si tratti di un Tomahawk di nuovo tipo con questa soluzione pensata per ridurre la traccia radar, oppure se si tratti di un missile da crociera israeliano di lungo raggio mai osservato prima.

SEAD/DEAD e guerra elettronica

Le infrastrutture iraniane, e i bersagli di alto valore politico/militare, sono stati colpiti anche da bombe stand-off guidate come le GBU-31 e 39 con kit JDAM (Joint Direct Attack Munition) sganciate principalmente dagli F-35 statunitensi e israeliani. Non è chiaro se l’aviazione di Tel Aviv abbia utilizzato in questo attacco il missile balistico aviolanciato “Blue Sparrow”, sganciato dagli F-15. Nel corso della “Guerra dei 12 giorni” erano state raccolte evidenze fotografiche del suo impiego.

Non è nemmeno chiaro se l’attività di SEAD/DEAD abbia comportato il lancio di missili antiradiazioni tipo AGM-88 HARM dai caccia israeliani e statunitensi, ma è probabile che sia avvenuto in considerazione della totale assenza di reazione della difesa aerea iraniana: filmati ripresi in Iran mostrano un drone MQ-9 “Reaper” (che può trasportare bombe guidate “Paveway II” e missili “Hellfire”) in volo su una città iraniana che risulterebbe essere Teheran.

Possiamo dire con certezza che l’attività SEAD di soppressione delle difese aeree iraniane ha coinvolto gli aerei da guerra elettronica EA-18G “Growler” presenti a bordo delle due portaerei che incrociano nella zona: la USS “Ford” e la USS “Lincoln”. Possiamo dire con altrettanta certezza che altri assetti da guerra elettronica, da ricognizione, sorveglianza e intelligence basati a terra sono stati usati e sono ancora usati in queste ore.