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Per aumentare la presenza nella zona del Pacifico e rafforzare la partnership con i Paesi dell’area, gli Stati Uniti nel corso del 2021 invieranno nella regione una delle nuove brigate di Security Force Assistance (Sfab). Ad annunciarlo è stato il segretario dell’Esercito Ryan McCarthy che, come riporta Defense News, ha spiegato che la brigata sarà inviata nel Pacifico per essere impiegata principalmente nell’addestramento delle truppe, ma anche per continuare nello sviluppo e nella sperimentazione della dottrina delle operazioni multidominio.

Dispiegamento in Giappone?

Non solo però, perché l’Sfab sarà impiegata anche per addestrare, assistere e accompagnare in teatro operativo le forze armate dei Paesi alleati e partner, così da aumentare l’interoperabilità e le capacità militari. La mossa del Pentagono, però, è legata a doppio filo alle necessità politiche, perché l’invio della brigata dell’esercito nel Pacifico servirà anche per rafforzare i rapporti con i Paesi dell’area. Probabilmente le unità dell’Sfab saranno dispiegate in Giappone, in Corea del Sud o nelle Filippine, pure se il primo Stato sembra favorito per questioni politiche e strategiche. La vicinanza dell’arcipelago nipponico con la Cina e la presenza di circa 50mila soldati (a cui si aggiungono i mezzi terrestri, gli aerei e il naviglio della Marina e del Corpo dei Marines) sono tra i motivi che potrebbero portare il Pentagono a destinarci le truppe. Inoltre, il Giappone rimane uno degli alleati “privilegiati” di Washington, in quella che è un’amicizia “nata” al termine della seconda guerra mondiale e riaffermata periodicamente dagli esponenti politici di entrambi i Paesi. Basandosi sul recentemente celebrato Trattato per la mutua cooperazione e sicurezza, siglato il 19 gennaio 1960, gli Stati Uniti potrebbero incrementare gli sforzi atti a dissuadere ogni possibile azione aggressiva da parte del principale rivale dell’area, ovvero la Cina.

Un mossa in chiave anti-Cina?

Finora le uniche tre brigate di Security Force Assistance costituite dal 2018 sono dispiegate in Afghanistan, dove stanno contribuendo all’addestramento delle truppe afghane svolgendo anche operazioni militari vere e proprie. Ma le capacità dell’Sfab non sono legate solamente all’impiego di strumenti di guerra convenzionale  e alle attività di mentoring, perché il Dipartimento della Difesa ha assegnato alle unità inquadrate nelle Sfab anche il compito di sviluppare concetti operativi multidominio. Un punto di partenza questo necessario per il secondo passo nello sviluppo e nell’impiego delle brigate di Security Force Assistance, ovvero l’impiego anche in Europa, Pacifico e Medio Oriente. Assistenza e “aiuto” militare considerati dagli Stati Uniti necessari per mantenere saldi i rapporti con i Paesi alleati, ma al tempo stesso per assicurarsi che tutte le varie forze armate possano essere impiegate secondo strategie e tattiche uniche.

Il rafforzamento delle capacità militari dei Paesi partner per il Dipartimento della Difesa e per quello di Stato è considerata una conditio sine qua non affinché sia possibile aumentare la prontezza operativa in tutti i domini (terra, aria, mare, spazio e cyber). Le operazioni multidominio sono considerate il futuro dei conflitti, ma anche per assicurarsi capacità difensive contro Russia e Cina che –negli ultimi anni– hanno compiuto passi avanti importanti soprattutto in ambito cyber.

Anche per questo motivo, infatti, la prossima brigata di Security Force Assistance che sarà costituita verrà dispiegata nel Pacifico, insieme al battaglione I2CEWS (Intelligence, Informazione, Cyber, Guerra Elettronica e Spazio) già impiegato in alcune esercitazione in Giappone, tra cui la recente Orient Shield. L’intenzione del Pentagono è quello di inviare, nei prossimi anni, altri due battaglioni di queste unità “scelte” dell’Esercito nella zona del Pacifico, destinato sempre di più a diventare un “fronte caldo” per gli Stati Uniti soprattutto allo scopo di contenere la politica estera aggressiva cinese.

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