Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Guerra /

Un annuncio passato in sordina ma che conferma quella guerra latente, una guerra “discreta”, che si combatte nei mari del Medio Oriente tra Iran, Stati Uniti e Israele. Il Dipartimento di Giustizia americano ha annunciato il sequestro da parte della Marina militare degli Stati Uniti di due enormi carichi di missili iraniani e di circa un milione di barili di prodotti petroliferi. Secondo la Giustizia Usa, le operazioni di sequestro sono avvenute entrambe nel Mare Arabico. Il carico di armi – tra cui 171 missili – era destinato, a detta di Washington, ai combattenti Houti in Yemen. Il carico di prodotti petroliferi, invece, era stipato in quattro petroliere dirette in Venezuela. Il carburante confiscato è stato poi venduto dallo stesso governo Usa per circa 26 milioni di dollari, che sono stati trasferiti nel fondo per le vittime del terrorismo.

Secondo la procura degli Stati Uniti, si tratta della “più grande confisca mai effettuata dal governo degli Stati Uniti per quanto riguarda spedizioni di carburante e armi dall’Iran”. Il vice procuratore generale Matthew G. Olsen ha riferito che queste due azioni colpiscono “clamorosamente” il governo iraniano e il corpo della guardia rivoluzionaria islamica iraniana, i Pasdaran. Non è chiaro quando sia avvenuto il sequestro del carico di derivati del petrolio. Per quanto riguarda le armi, il Dipartimento di Giustizia ha rivelato che si tratta di confische effettuate tra 2019 e il 2020. Sul petrolio, invece, non sono stati rilasciati ulteriori dettagli se non quelli sulla rendita della confisca. Un fiume di dollari che è arrivato nelle casse dell’amministrazione Usa anche grazie all’intervento dell’Fbi.

La notizia dei sequestri di armi e petrolio arriva in un momento particolarmente complesso delle relazioni triangolari tra Iran, Israele e Stati Uniti. I negoziati sul programma nucleare di Teheran procedono a rilento anche se proprio nella giornata del 9 dicembre è arrivata la notizia della ripresa delle trattative. Come confermato da Reuters, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che l’inviato speciale Usa per l’Iran, Rob Malley, arriverà a Vienna nel fine settimana. E la notizia della ripresa dei colloqui è stata rilanciata anche dal delegato dell’Unione europea, Enrique Mora. Si tratta di incontri indiretti, visto che l’Iran rifiuta vertici con i delegati Usa, ma è comunque un primo segnale di dialogo.

Il governo dello Stato ebraico, guidato da Naftali Bennett, ha fatto capire di essere irritato da quanto ottenuto in questi mesi di negoziati e non ha nascosto la sua ira per le mosse dall’esecutivo iraniano. I comandi delle Israel defence forces hanno lanciato messaggi molto precisi sulla linee rosse che ritengono che l’Iran non possa travalicare a pena di un innalzamento della tensione in tutta la regione. Questa settimana, i media di stato siriani hanno dato notizia di un bombardamento avvenuto nel porto di Latakia da parte dei caccia di Israele. Nel frattempo, a Washington sono arrivati sia il ministro della Difesa Benny Gantz, sia il capo del Mossad, David Barnea. Lo scopo della visita è quello di studiare un piano alternativo in caso di fallimento dei negoziati. Forse una mossa per costringere l’Iran a trattare in modo più concreto, una sorta di diplomazia parallela mentre a Vienna vanno in scena i negoziati sulla ripresa del formato 5+1, ma in ogni caso è un avvertimento chiaro nei confronti dell’establishment di Teheran. Sempre da Israele, infine, una nuova indiscrezione. l’emittente Kan, bene informata su quanto avviene nella Difesa del Paese, ha rivelato che le Idf starebbero predisponendo una maxi-esercitazione sul Mediterraneo per la prossima primavera. Previsto l’impiego di decine di aerei e la simulazione di uno scenario molto simile a quello di un attacco ai siti del programma nucleare iraniano. Come scrive Agi, l’emittente israeliana ha anche svelato che i caccia impiegati nelle manovre dovrebbero percorrere la stessa distanza che intercorre tra lo Stato ebraico e l’Iran.

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