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Guerra

Usa e Israele vogliono coinvolgere altri nella loro guerra

Tale manipolazione è accompagnata da pressioni terribili sulla leadership del Golfo perché aderisca alla crociata anti - Iran, come denota anche la minaccia del senatore Lindsey Graham di "conseguenze" se non vi aderiranno.
Usa e Israele vogliono coinvolgere altri nella loro guerra

L’Impero sta tentando in tutti i modi di associare alla sua guerra altri Paesi. Stanno provando in tutti i modi a intruppare quelli del Golfo, come dimostra anche l’indiscrezione secondo la quale il principe ereditario Mohamed bin Salman avrebbe chiesto a Trump di proseguire l’attacco per “tagliare la testa del serpente“, manipolazione diretta a seminare discordia nella regione e a far intensificare gli attacchi iraniani contro Riad per rendere inevitabile la reazione alzo zero dei sauditi (dall’Arabia saudita sono arrivate smentite della notizia in oggetto).

Mohammed bin Salman urges Trump to 'keep hitting Iran hard' - report
Saudi source denies NYT report claiming Kingdom encouraging prolonged Iran war

Tale manipolazione giunge dopo altre indiscrezioni similari, tra cui quella che vorrebbe che bin Salman sarebbe stato decisivo sulla decisione di Trump di attaccare. Resta il fatto che tali notizie, se vogliamo chiamarle così, hanno iniziato a circolare solo dopo l’inizio del conflitto, peraltro spesso sugli stessi media che prima riportavano, più esattamente, che i Paesi del Golfo avevano fatto pressioni per convincere Trump a non attaccare.

L’ultima rivelazione giunge dopo che l’ambasciatore iraniano in Arabia Saudita, Alireza Enayati, in un post su X ha ribadito che l’Iran sta prendendo di mira esclusivamente le risorse americane nel Golfo, accusando Israele e Stati Uniti di bersagliare tali Paesi con droni del tutto uguali agli Shahed iraniani, per far ricadere la colpa su di essi.

Tale manipolazione è accompagnata da pressioni terribili sulla leadership del Golfo perché aderisca alla crociata anti – Iran, come denota anche la minaccia del senatore Lindsey Graham di “conseguenze” se non vi aderiranno.

Data la resistenza, per ora vincente, delle Petromonarchie a intrupparsi, Trump ha giocato un’altra carta lanciando l’idea di una coalizione di volenterosi che aiuti gli States a riaprire Hormuz. Non si tratta solo di risolvere un problema strategico degli Usa, che non sanno come fare per far ripristinare la cruciale arteria petrolifera, ma anche di creare un’occasione per coinvolgere altri nella loro guerra.

Infatti, l’Iran non avrebbe nessuna difficoltà ad affondare le navi militari che si presterebbero a questa follia, uno sviluppo che spingerebbe i Paesi che avessero accolto la richiesta di Trump a entrare in guerra. Finora non sembra che ci siano nazioni interessate, si spera che continui così.

L’ultima trovata degli strateghi da salotto di Washington sembra quella di conquistare l’isola di Kharg, snodo cruciale per il commercio del petrolio iraniano, le cui difese sono state bombardate giorni fa. A tale scopo sarebbero stati inviati nel Golfo migliaia di marines.

L’Iran ha comunicato che se gli Usa tentassero tale azzardo, “tutte le infrastrutture petrolifere e del gas nella regione in cui gli Stati Uniti e i loro alleati hanno interessi verrebbero date alle fiamme”. Detto questo, e al di là dell’eventuale ritorsione, prendere l’isola sarebbe arduo.

I marines non potrebbero sbarcarvi, dal momento che le navi da sbarco dovrebbero attraversare lo Stretto di Hormuz o navigare dalle coste dei Paesi che si affacciano sul Golfo Persico fino ad essa, esposte così al fuoco nemico.

L’altra possibilità è la via aerea, ma, al netto della possibilità che i missili iraniani colpiscano gli aerei prima del decollo, anche se tutto filasse liscio la resistenza che incontrerebbero rischia di ripetere il disastro dell’attacco all’isola di Koh Tang, quando nel 1975 gli Usa tentarono di liberare dei soldati americani presi prigionieri dai Khmer rossi cambogiani.

Benché l’isola fosse difesa da soli 150 uomini, lo scontro fece registrare 41 vittime americane, 50 feriti e causò danni ingenti ai mezzi utilizzati. “La più grave perdita di mezzi di trasporto aereo dalla Seconda Guerra Mondiale”, annota Kurt Nimmo sul sito del Ron Paul Institute.

Trump Attacks Iran’s Oil Terminal on Kharg Island

Questa improvvida mossa non è stata ancora ordinata, ma il solo fatto che Washington ci stia pensando, sempre che vi sia una testa pensante nella capitale dell’Impero, indica che le spinte per incrementare l’escalation sono fortissime. Anche la retorica di Trump è cambiata: rispetto ai primi giorni non dice più che la guerra sarà breve.

Non sa come uscirne. Molti analisti hanno ricordato come egli sia facile al ritiro, ma per farlo deve poter rivendicare una vittoria. E a oggi non si vede come possa farlo. Anche perché l’Iran è determinato a chiudere la guerra solo se sarà eliminata la spada di Damocle che da decenni incombe su di esso. E Trump non può né vuole dare assicurazioni in tal senso.

Infatti, oltre ad altri fattori ostativi, deve fare i conti con Netanyahu e la sua ossessione di incenerire l’Iran. Il premier israeliano l’ha incatenato a sé e non sa come liberarsi.

Mentre Trump si dibatte, sembra che anche Netanyahu non stia eccessivamente bene, come sembra evidenziare il video che ha reso pubblico e che avrebbe dovuto smentire le voci sulla sua morte, diventate più insistenti dopo il filmato che lo immortalava con sei dita.

Il nuovo video lo vede sorseggiare un caffè che quasi deborda da un bicchiere di carta. Ma, nonostante Netanyahu muova il bicchiere con nonchalance e arrischi anche un (finto) simpatico cin cin, riesce a non versarne neanche una goccia. Inoltre, nonostante l’abbondante schiuma, quando lo porta alla bocca per sorseggiarlo le sue labbra restano intonse, cosa che chiunque abbia bevuto un cappuccino o qualcosa di analogo sa impossibile.

Insomma, il bizzatto video sembra confermare che il premier israeliano non stia benissimo, come pare confermare anche il fatto che non abbia presieduto, com’è solito fare, l’ultimo consiglio di guerra, tenuto invece dal ministro della Difesa Israel Katz.

Non crediamo che sia morto, altrimenti nel video artificiale pregresso non ci sarebbe stata l’intemerata contro il processo che lo perseguita, ma sembra davvero che non stia bene. Peraltro, più che sciocchi video, per fugare le voci disturbanti potrebbe invitare qualche giornalista internazionale nel suo bunker…

Sta male o hanno cercato di ucciderlo? E magari non gli iraniani, viste le difficoltà del caso? Domande che i due strani filmati non hanno sopito.

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