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Per un report americano che mette in dubbio una posizione di Israele sull’Unrwa, ecco un nuovo, agghiacciante report israeliano sulle manovre di Hamas in occasione degli attentati del 7 ottobre e i casi di stupri di guerra che sarebbero andati in scena. Anche a colpi di report si combatte la guerra di Gaza in cui tra massimalismi vari e difficoltà dell’Occidente a prendere le misure a Benjamin Netanyahu realtà e propaganda sembrano sovrapporsi.

Nei giorni scorsi un report con informazioni classificate circolato nella ha dettato la posizione del National Intelligence Council americano sulla presunta presenza di membri dell’Unrwa, l’agenzia Onu per la Palestina, negli attacchi del 7 ottobre. Il rapporto dell’organo governativo formato da esperti di intelligence che danno un parere consultivo sulle politiche internazionali al governo Usa ritiene poco plausibile pensare a una problematica collaborazione tra vertici Unrwa e Hamas, aggiungendo che, secondo le indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal Israele non ha “condiviso con gli Stati Uniti le informazioni grezze che stanno dietro le sue valutazioni”.

Come ha spiegato il Guardian, questo non vuol dire scartare a priori il fatto che singoli membri dell’Unrwa si siano uniti agli attacchi. Ma bensì significa respingere la tesi di una profonda collaborazione che il governo di Benjamin Netanyahu non ha saputo, ad ora, provare concretamente tra vertici dell’Unrwa e leader di Hamas. L’Unrwa, giocoforza, parla con Hamas perché deve coordinare la distribuzione di aiuti e fondi nella Striscia di Gaza. Ma il Nic non vuol dire che ci sia stata una cooperazione operativa o che all’Unrwa si sapesse dell’operazione “Diluvio Al Aqsa” in anticipo.

Collegare Unrwa e Hamas è funzionale alla strategia dell’attuale governo di Israele di promuovere la colpevolizzazione collettiva dei palestinesi. Ergo giustificare la mano pesante che ha portato alla rappresaglia violenta degli scorsi quattro mesi e mezzo e alla morte di oltre 30mila cittadini di Gaza. Questo, ovviamente, non significa minimizzare gli effetti del raid di Hamas. L’orrore indicibile del 7 ottobre, nel frattempo, inizia a svelarsi in tutta la sua brutalità sulla scia della pubblicazione di un altro report inviato da Israele all’Onu. Compilato dall’Association of Rape Crisis Centers, una Ong basata nello Stato ebraico, il rapporto indica le testimonianze dei sopravvissuti degli attacchi del 7 ottobre per presentare evidenze, queste ben più concrete delle accuse all’Unrwa, dell’uso sistemico dello stupro come arma di terrore e strumento bellico da parte dei terroristi sulle persone aggredite, rapite o uccise in occasione dell’infiltrazione.

“Il modo in cui questi assalti sono stati effettuati mirava a rafforzare il loro impatto sulle vittime e le loro comunità. Vi chiediamo di alzare la voce e di non permettere che le grida di queste vittime svaniscano”, hanno scritto nel rapporto Carmit Klar-Chalamish e Noga Berger, curatrici del testo. La cruda testimonianza di sopravvissuti degli attacchi, unita a quella di alcuni ostaggi liberati, evidenzia la cieca brutalità di Hamas. I cui attacchi del 7 ottobre la identificano, evidentemente, come organizzazione criminale prima ancora che organo militante.

Guai però a prendere la giusta ricerca della verità su questi fatti come una giustificazione di una rappresaglia a tutto campo come quella che dura da mesi. La battaglia a colpi di report sull’asse Usa-Israele, con la sostanziale coincidenza tra i dubbi del Nic e la pubblicazione all’Onu della ricerca sugli stupri di guerra mostra sia le crepe nell’alleanza di ferro tra i due Paesi che i rischi legati alla strumentalizzazione politica della sofferenza delle vittime di episodi tragici. In quest’ottica, poche cose come le parole della ministra May Golan, membro del Likud che si è detta “orgogliosa” della rovina seminata da Israele a Gaza, mostrano i problemi causati dalla sostanziale “alleanza dei falchi” tra islamisti più radicali e ultradestra nazionalista che alimenta una guerra senza limiti in cui a pagare sono stati soprattutto i civili. Quelli israeliani il 7 ottobre scorso. Quelli di Gaza dopo lo sdoganamento della reazione muscolare israeliana.

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