Domenica è stata una giornata trionfale per il partito della guerra infinita, con il fallimento dei negoziati tra Iran e Israele che ha preceduto di poche ore la sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni ungheresi, sviluppo che dovrebbe prolungare la guerra ucraina. L’incendio che divampa lungo la linea di faglia che si allunga tra Oriente e Occidente ha avuto nuovo alimento.
Ma, anche se lo scacco alle possibilità di una distensione internazionale non è certo trascurabile, restano aperte opportunità, come dimostra la possibile apertura di un nuovo round negoziale tra Iran e Stati Uniti a Islamabad, che potrebbe aver luogo questo fine settimana.
Oggi, peraltro, è previsto un incontro tra una delegazione libanese e una israeliana sul conflitto che oppone Tel Aviv a Hezbollah, le cui sorti Israele sta cercando di distaccare dal più ampio conflitto mediorientale contrapponendosi alla richiesta di Teheran per tenere unite le criticità.
Richiesta che gli Stati Uniti avevano accolto prima di fare retromarcia a seguito delle pressioni israeliane, che stanno cercando di sabotare i negoziati anche sul più ampio fronte iraniano, anche perché la maggioranza degli israeliani, nonostante la stanchezza causata dalla guerra, vuole che riprenda, come attesta un recente sondaggio.
Difficile la querelle libanese, dal momento che Israele vorrebbe che Beirut disarmi Hezbollah e, nel contempo, preservare il controllo del Libano meridionale sul quale, invece, il Paese dei cedri chiede di ripristinare la propria sovranità. Anche il disarmo di Hezbollah appare arduo nonostante il governo si dica disposto a procedere, determinazione ovvia dal momento che l’attuale leadership è stata imposta da Stati Uniti e Israele al tempo del cessate il fuoco successivo al conflitto post 7 ottobre.
Hezbollah, per parte sua, teme che le autorità si sottomettano a Israele in quello che a loro avviso sarebbe un tradimento sia nei loro confronti, perché affermano di aver difeso il Paese dagli invasori, che del popolo libanese. Peraltro, leggono in tal senso la richiesta di disarmare la loro milizia, anche perché Tel Aviv sta oggettivamente cercando di ottenere per via diplomatica quel che non è riuscito a fare – né può fare per ammissione delle stesse IDF – con la forza.
Né è chiaro se nelle trattative le autorità di Beirut insisteranno per collegare il disarmo di Hezbollah al completo ritiro di Israele dal Libano meridionale, intesa che la milizia islamica aveva accolto nelle more del cessate il fuoco pregresso (ma le migliaia di violazioni della tregua da parte dell’IDF non aiuta certo Hezbollah a rinnovare la fiducia precedente).
L’altro punto dolente è che Hezbollah, e tutti i libanesi, avevano esultato quando era stato annunciato il cessate il fuoco con l’Iran perché avrebbe dovuto applicarsi anche al loro Paese. Ora il distacco delle sorti del conflitto libanese da quelle del più ampio conflitto mediorientale, oltre a porre criticità nei negoziati con Teheran, pone criticità anche ai negoziati libanesi.
Se le autorità libanesi hanno accettato tale distacco, Hezbollah lo rifiuta, dichiarando inutile il dialogo tra Beirut e Tel Aviv, perché tutto dovrebbe decidersi nel più ampio negoziato di Islamabad. Insomma, trattative difficili – con il rischio che scoppi una guerra civile libanese – con difficoltà che complicano vieppiù le eventuali trattative di Islamabad.
Per quanto riguarda invece la sconfitta di Orbán, se abbiamo scritto che è una brutta notizia per il conflitto ucraino è perché, come noto, il premier ungherese era oggettivamente un freno alla spinta all’escalation proveniente dall’Europa occidentale e dal partito della guerra infinita americano, mascherata da doveroso sostegno a un Paese vittima di un’aggressione illegittima.
Non si tratta, quindi, di magnificare il Primo ministro ungherese o difenderlo dalle accuse di autoritarismo, che interessa il giusto in questa sede, quanto di inquadrare la sua eliminazione dal quadro politico europeo nel più ampio contesto del conflitto che oppone l’Occidente alla Russia.
D’altronde, i Paesi europei e le forze transnazionali che stanno spingendo per prolungare la macelleria ucraina hanno sostenuto il suo avversario, Peter Magyar, proprio per tale motivo e a tale motivo questi deve la sua vittoria, altrimenti molto più ardua.
Quindi, la guerra ucraina, una volta eliminato il politico europeo che più vi si opponeva sostenendo la necessità di un’intesa con la Russia, è destinata a prolungarsi, mietendo altre e più numerose vittime.
Non solo, ma si riaprirà anche il canale finanziario che faceva confluire i soldi dei contribuenti europei alla leadership ucraina, e da questa alle casse dell’apparato militar industriale Usa e altrove (probabilmente, tramite intermediari, a persone o società americane ed europee).
Si dovrebbe sbloccare, cioè il prestito di 90 miliardi diretto a Kiev, al quale il primo ministro ungherese aveva posto il veto. Una follia anche per il disastro che provocherà nelle casse dei Paesi europei che, già impoveriti dal conflitto che stanno alimentando, non riavranno mai indietro i loro soldi, come ben sanno quanti hanno deciso in merito.
Follia doppia se tiene conto di quanto è avvenuto dopo l’approvazione del prestito medesimo, cioè le catastrofiche conseguenze della guerra iraniana e della chiusura dello Stretto di Hormuz, che graveranno sui bilanci globali per i prossimi mesi/anni. Ora la speranza è che quei politici europei che finora si erano nascosti dietro il veto di Orbán vengano allo scoperto opponendosi apertamente alla follia incombente. Così si spera.
Quanto al nuovo premier ungherese, se ovviamente non porrà alcun veto al prestito, sembra però meno allineato delle attese alle fumisterie occidentali: ha dichiarato che potrebbe parlare con Putin, che cercherà di conservare il flusso energetico russo e che non prenderà le parti dell’Ucraina nel suo processo di adesione alla Ue, anche perché in Ungheria il Paese confinante non gode di eccessiva simpatia. In fondo, la geopolitica detta regole difficilmente eludibili: l’energia serve e i vicini non possono essere scelti, ma sono imposti dalla geografia.
______________
Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.