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Torna a salire la tensione tra Cina e Taiwan. In uno scenario dove ormai è difficile distinguere cause ed effetti, Pechino ha inviato una portaerei attraverso lo stretto di Taiwan, cioè la striscia di mare che separa l’entroterra cinese dalla “provincia ribelle”, come viene ancora considerata l’isola dal Partito Comunista cinese (Pcc). L’annuncio arriva dal ministero della Difesa di Taipei: “La portaerei è passata attraverso la via navigabile del Mar Cinese Orientale”. La mossa della Cina è arrivata dopo che l’attuale presidente di Taiwan, Tsai Ing Wen, ha nominato l’ex primo ministro William Lai come suo vice nella corsa alle prossime elezioni presidenziali di gennaio. Ricordiamo che Lai è un politico che in passato ha più volte espresso il massimo sostegno alla causa dell’indipendenza di Taiwan, suscitando le ire di Pechino, tanto che un giornale cinese ne aveva addirittura invocato l’arresto.

Il messaggio di Pechino

Per paura di perdere il controllo della situazione anche a Taipei, il Pcc ha pensato bene di stringere i muscoli fin da subito. Già, perché a Hong Kong tutto sembra ormai compromesso: la tattica di attesa portata avanti dal governo cinese non ha portato frutti ma, anzi, ha contribuito ad alimentare l’incendio. Il risultato è che adesso le fiamme hanno avvolto interamente l’ex colonia britannica, e spegnerle sarà molto complicato. Con Taiwan non deve assolutamente succedere qualcosa di simile. Dunque, non appena Tsai Ing Wen ha dato spazio a un oppositore di Pechino, il Dragone ha emesso un primo ruggito. E così una squadra navale, con a capo una portaerei, sta attraversando lo stretto di Taiwan in direzione sud. Il passaggio della flotta è stato monitorato sia dai mezzi navali degli Stati Uniti che del Giappone.

La risposta di Taiwan

La controrisposta di Taiwan non è tardata ad arrivare. Il ministero della Difesa taiwanese ha comunicato di avere inviato navi e caccia per controllare il tragitto della flotta agli ordini di Pechino. La portaerei inviata dalla Cina è nota come Type 002, ed è la seconda negli arsenali della Marina cinese dietro la Liaoning, usata per lo più per le esercitazioni; si tratta del nono transito di un mezzo cinese attraverso lo stretto dall’inizio del 2019 a oggi. Il messaggio lanciato a Taipei è semplice: l’isola non è indipendente ma appartiene alla Cina continentale. Il Dragone ha minacciato più volte di attaccare Taiwan nel caso in cui i politici locali dovessero abbracciare a tutto campo la battaglia per l’indipendenza. Intanto, da Bangkok, è arrivato anche il commento del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper: “Pechino usa la coercizione e l’intimidazione per avanzare i suoi obiettivi strategici a spese delle altre nazioni. Si sta comportando così sempre più spesso”. Pochi mesi fa Taiwan ha acquistato dagli Stati Uniti due mandate di armi: la prima dal valore di 2,2 miliardi di dollari, la seconda di 8 miliardi e costituita da 66 caccia F-16 made in Usa. La Cina lancia ultimatum e minacce all'”isola ribelle” da molto tempo ma non si è mai spinta oltre. Eppure, a Taipei, nessuno vuole trovarsi impreparato in caso di attacco.

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