Guerra /

Due bombardieri strategici B-52H hanno effettuato un lungo volo non stop verso il Golfo Persico la scorsa settimana. Come riporta il comunicato ufficiale dell’U.S. Central Command, i due bombardieri, lo scorso 8 gennaio, hanno condotto una missione della Bomber Task Force in Medio Oriente per dimostrare il continuo impegno delle forze armate statunitensi per la sicurezza regionale e la capacità di deterrenza contro eventuali aggressioni.

Gli equipaggi dei due B-52 hanno volato per 36 ore dalla base del Quinto Stormo bombardieri sito presso la base di Minot (North Dakota), alla volta del Golfo Persico per poi fare ritorno in Patria. Il volo è un chiaro messaggio che mostra la capacità di dispiegare “una potenza di fuoco travolgente con breve preavviso”.

Il dispiegamento temporaneo, il quarto negli ultimi due mesi e la prima missione di bombardieri del 2021, rientra nella strategia di deterrenza statunitense indirizzata all’Iran che fa leva anche sul dispiegamento della portaerei Uss Nimitz (Cvn-68) nella zona di operazioni della Quinta Flotta.

Il B-52H “Stratofortress” è un bombardiere pesante a lungo raggio che può eseguire una varietà di missioni. Il bombardiere ha un raggio d’azione, senza rifornimento in volo, di oltre 8800 miglia (circa 14mila chilometri) e può trasportare bombe guidate di tipo convenzionale e armamento atomico con la possibilità, previo aerorifornimento, di colpire ovunque nel globo rapidamente.

“L’America non cerca conflitti”, ha detto il capitano della U.S. Navy Bill Urban, portavoce del Central Command degli Stati Uniti. “Questa missione è un approccio misurato per dimostrare che siamo impegnati nella difesa delle nostre forze nella regione e siamo in grado di rispondere a qualsiasi aggressione con breve preavviso”.

I bombardieri sono stati riforniti in volo a intervalli regolari durante la missione, che, ricordiamo, è stata effettuata senza scalo, e lungo il tragitto sono stati scortati anche da F-15 Eagle dell’Aeronautica Saudita. Leggiamo infatti che i velivoli sauditi hanno approfittato della “visita” dei bombardieri statunitensi per effettuare delle esercitazioni congiunte per “esplorare il potenziale e le capacità delle due forze armate e promuovere la cooperazione volta al mantenimento della sicurezza e della stabilità della regione”.

Ulteriori dettagli in merito alle manovre congiunte non sono stati forniti, ma possiamo ipotizzare che i caccia sauditi abbiano simulato una missione di scorta attiva per difendere i bombardieri da un eventuale attacco nemico – i B-52 sono stati scortati anche da F-16 dell’Usaf, che probabilmente sono decollati da qualche base in Medio Oriente, possibilmente al-Udeid in Qatar – oppure, al contrario, abbiano giocato il ruolo di intercettori.

L’ultima missione di questo tipo, e la seconda del mese, è avvenuta mercoledì 30 dicembre quando un’altra coppia di B-52H, sempre decollati da Minot, hanno effettuato il medesimo volo senza scalo verso il Golfo Persico. La cadenza delle missioni è quindi aumentata e questo sottolinea le preoccupazioni di Washington in merito alle possibili azioni offensive dell’Iran.

La dimostrazione di forza sottolinea infatti che al Pentagono qualcuno pensi che Teheran possa effettuare qualche attacco alle forze statunitensi e alleate nella regione mediorientale in concomitanza con l’anniversario dell’assassinio del massimo comandante militare iraniano, il generale Qasem Soleimani, avvenuto nei primi giorni di gennaio del 2020.

Gli Stati Uniti, a questo proposito, hanno schierato nella zona un sottomarino tipo Ssgn (lanciamissili da crociera), l’Uss Georgia, che ha doppiato lo stretto di Hormuz a dicembre, mentre il gruppo d’attacco (Csg – Carrier Strike Group) della portaerei Uss Nimitz, che in un primo tempo sembrava destinato ad abbandonare la zona di operazioni della Quinta Flotta proprio per evitare i rischi di un’escalation militare, si trova ancora al largo della costa africana, vicino alla Somalia.

L’azione statunitense di venerdì suggerisce quindi che non ci sarà alcun tipo di tregua militare nell’area durante la transizione del potere amministrativo da Donald Trump al presidente eletto Joe Biden.

Il momento è infatti assai delicato, anche e soprattutto per i recenti fatti di Washington, e si teme che le potenze avversarie degli Stati Uniti, tra cui proprio l’Iran, possano approfittare di questa situazione di instabilità interna per colpire gli interessi statunitensi.

Questo ultimo volo arriva, non a caso, qualche giorno dopo l’annuncio che l’Iran sta arricchendo uranio sino ad un valore del 20% di purezza, non sufficiente per ottenere una bomba atomica, ma abbastanza per avere a disposizione materiale per una “bomba sporca”. Nonostante la volontà espressa dal neo-presidente di voler tornare al tavolo delle trattative riguardanti il programma nucleare di Teheran, la situazione nel Golfo resta ancora molto tesa.

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