L’Iran sta completando una nuova base militare in Siria, nei pressi di Al-Bukamal, al confine con l’Iraq. Il compound – il primo di grandi dimensioni costruito da Teheran all’interno del territorio siriano – si troverebbe a soli 300 chilometri da una postazione dell’esercito americano.

Secondo un report dell’azienda israeliana ImageSat International (Isi), che ha diffuso le immagini satellitari della base, la costruzione della nuova struttura sarebbe stata avviata pochi mesi fa, ma si troverebbe già a uno stadio avanzato dei lavori.

Ormai in fase di completamento, la struttura – meglio conosciuta con il nome di Imam Ali compound – comprende ben cinque edifici, una decina di magazzini, con altri stabili e depositi di missili; questi ultimi, meno fortificati, sarebbero situati nell’area nordoccidentale del sito.

Il compound – il cui progetto è considerato “classificato” dalle autorità di Teheran – dovrebbe essere concluso entro i prossimi mesi, divenendo immediatamente operativo e in grado di ospitare migliaia di truppe e missili a guida di precisione.

Il confine tra Siria e Iraq

La posizione in cui sorge la base è di importanza strategica per l’Iran. Situata al confine tra Iraq e Siria, l’area costituisce un’arteria vitale per Teheran, che la utilizza per trasferire uomini e mezzi dalla Repubblica islamica verso i Paesi confinanti.

Negli ultimi mesi, Teheran si starebbe dedicando a rafforzare il controllo di questo lembo di territorio. Già lo scorso maggio, erano state diffuse immagini satellitari che rivelavano la costruzione di una nuova postazione di frontiera, la cui apertura è prevista – salvo nuovi ritardi – per il prossimo 7 settembre.

Collocato vicino alla nuova base militare iraniana, il valico sostituirebbe il vecchio attraversamento di confine tra Al-Bukamal (Siria) e Al-Qaim (Iraq), distrutto dalla guerra e quindi chiuso da tempo. Il territorio, dunque, costituisce un’importante “via terrestre” attraverso la quale Teheran può facilmente raggiungere la Siria, il Libano e il mar Mediterraneo, consolidando così la sua presenza nella regione e creando, assieme ai suoi proxy, un fronte unico dal sud del Libano fino alle alture del Golan, in funzione anti-israeliana.

La risposta di Israele

Un progetto, quello di Teheran, che Israele sta cercando in tutti i modi di smantellare. Negli ultimi mesi, lo Stato ebraico ha intensificato le operazioni contro le milizie filoiraniane nella regione mediorientale, estendendo i raid aerei dalla Siria fino al Libano e all’Iraq.

Israele teme che Teheran riesca a rafforzare la sua presenza in Iraq come ha fatto negli scorsi anni in Siria. Non è un caso, dunque, che, negli ultimi mesi, una serie di attacchi aerei – attribuiti a Israele, ma mai confermati ufficialmente – abbia centrato postazioni militari e depositi di munizioni delle Forze di Mobilitazione Popolare, sostenute dall’Iran e attive nel territorio iracheno.

Pochi giorni fa (25 agosto), un drone ha centrato due veicoli delle Brigate Kata’ib Hezbollah – un gruppo paramilitare sciita iracheno supportato dall’Iran – proprio nei pressi della cittadina irachena di Al-Qaim, al confine con il distretto siriano di Al-Bukamal, dove oggi starebbe sorgendo la nuova base militare iraniana.

In Libano, invece, Israele avrebbe alzato il tiro proprio nell’ultima settimana, temendo che Hezbollah sia in possesso delle componenti necessarie per produrre missili a guida di precisione – un’arma con un margine di errore di pochi metri, in grado di centrare e distruggere siti strategici israeliani. Lo smantellamento di questo arsenale costituirebbe una “priorità strategica” per lo Stato ebraico.

Una guerra, quella tra Israele e Iran, che sembra essere già iniziata, seppure attraverso colpi indiretti, e nella quale lo Stato ebraico domina i cieli, mentre Teheran avanza via terra.

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