Una nave da guerra americana si sta dirigendo verso lo Stretto di Taiwan, la striscia di mare di 180 chilometri che separa Taiwan dalla Cina. La mossa degli Stati Uniti non è certo casuale, dal momento che arriva un giorno dopo la pubblicazione del Libro Bianco di Pechino sulla difesa militare del Paese. All’interno del documento, infatti, sono presenti diverse pagine che spiegano come il governo cinese sia pronto a usare la forza nel caso in cui un soggetto terzo cercasse di separare Taiwan – considerata dal Dragone una provincia ribelle – dalla Cina continentale. Il riferimento agli Stati Uniti è solo accennato ma è indubbio che queste parole si riferiscano a Washington, la cui risposta non si è certo fatta attendere.

Washington invia una nave da guerra a Taiwan

Il 25 luglio scorso, di ieri il dipartimento della Difesa americano ha riferito di aver inviato una nave da guerra in navigazione nei pressi di Taiwan. Si tratta del cacciatorpediniere Uss Antietam, che rischia di scatenare la reazione cinese e che ha già alzato ai livelli di guardia la tensione tra Cina e Stati Uniti. La mossa americana, ha confermato il commodoro Clay Doss, “dimostra il sostegno statunitense per un Indo-Pacifico libero e aperto”. Non solo: la marina degli Stati Uniti continuerà “a volare, navigare e operare ovunque le sia consentito dal diritto internazionale”. Dura la risposta di Pechino, che ha accusato Washington di minare la stabilità globale dando un palese sostegno militare a Taiwan. La Cina non considera l’isola come uno Stato sovrano ma come mera estensione del proprio territorio; Xi Jinping ha intenzione di ottenere una riunificazione pacifica anche se, stando ad alcune indiscrezioni, il Dragone sta ancora meditando se affidarsi o meno alla forza.

Sale la tensione

La posizione degli Stati Uniti è quasi paradossale. Washington non riconosce Taiwan e non ha alcun rapporto diplomatico con l’isola, eppure la Casa Bianca è la prima fornitrice di armi del Paese. La Cina è indispettita dalle continue interferenze americane e la sopportazione del governo cinese è arrivata al limite quando gli Usa hanno approvato una maxi vendita dal valore di 2,2 miliardi di dollari di armi ed equipaggiamenti bellici vari destinati a Taiwan. Come se non bastasse la Cina ha più volte ribadito come consideri un attacco contro la propria sicurezza nazionale ogni aiuto alla causa indipendentista dell’isola.

Gli interessi geopolitici degli Usa

Gli Stati Uniti sono legati alla cosiddetta provincia ribelle cinese per un chiaro motivo geopolitico. Prima di tutto Washington ha bisogno di esser presente in un’area in cui il dominio cinese cresce anno dopo anno, poi gli americano spingono, come detto, per un’Indo-Pacifico libero e aperto, che è quanto propone il Giappone con la sua Via della Seta alternativa alla Belt and Road cinese. Infine gli statunitensi non vogliono lasciare carta bianca a Pechino nel Mar Cinese Meridionale; la presenza di truppe Usa a Taiwan costringe il Dragone a esser vigile su due fronti. Il problema principale della tattica degli Stati Uniti è che basta una minima scintilla per causare uno scontro aperto dagli esiti potenzialmente letali.