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Guerra

Un sommergibile atomico russo a Cuba, tremano Pippo, Pluto e Paperino

Una nave da guerra e un sottomarino nucleare sbarcano a l'Avana e Washington si preoccupa. Cosa può succedere adesso?
cuba

Novanta miglia. Questa è la distanza tra Key West-la punta più meridionale accessibile in Florida- e l’isola di Cuba. Novanta maledettissime miglia che sono valse prima una “splendida piccola guerra”, nel 1898 , e poi tredici giorni di terrore (nel 1962) seguiti da sessant’anni di tensioni.

E sono proprio quei thirteen days che hanno scatenato un florilegio di letteratura di strategia e una sequela di film di spionaggio (compresa un’imbarazzante pellicola con Kevin Costner del 2000). Sta di fatto che, ogni qual volta si muove foglia in quel di Cuba, lo spauracchio del ’62 torna ad agitare i sogni della Casa Bianca.

Proprio come in queste ore, a causa della fregata russa Admiral Gorshkov e del sottomarino a propulsione nucleare Kazan, accompagnati da un rimorchiatore e da una nave che trasporta carburante, giunti ​​a Cuba-e dunque ben visibili- per una visita di cinque giorni. Curiosi, pescatori, turisti e polizia si sono precipitati presso il lungomare Malecon dell’Avana per accogliere gli ospiti, come fosse arrivato il circo in città. Ospiti speciali che hanno meritato 21 salve di cannone da parte cubana, prima di darsi ai selfie con lo sfondo delle fortezze dello storico porto.

Cos’è questa storia, dunque? Proprio da queste colonne, un anno e mezzo fa, osservavamo l’annuncio in pompa magna di Mosca del varo della Gorshkov: Vladimir Putin aveva preso parte alla cerimonia in videoconferenza, assicurando che la fregata sarebbe stata in grado di proteggere in modo affidabile la sicurezza del Paese. L’ammiraglio Gorshkov avrebbe intrapreso, secondo le veline del Cremlino, un lungo viaggio attraverso gli oceani Atlantico e Indiano, oltre che nel Mar Mediterraneo. Allo stesso tempo, avrebbe funto da nave scuola per migliorare l’utilizzo dei missili ipersonici, i famigerati Zirkon. Con una gittata tra 400 e 1.000 chilometri, gli Zirkon possono volare a una velocità di 9.800 km/h (Mach 8) eludendo i sistemi di difesa. Finora, soltanto la Russia dispone di questi vettori; negli Usa, infatti, sono ancora in fase sperimentale.

Mettere in mare un nave come la Gorshkov ha un preciso significato per Mosca. Oltre ai missili da crociera, le fregate della classe Admiral Gorshkov sono armate con un cannone principale da 130 mm, una versione navalizzata del sistema missilistico terra-aria S-350 chiamato Redut, sistemi d’arma ravvicinati Palash e siluri. La Marina russa dispone attualmente di tre di queste navi da guerra, con altre sette in allestimento. Se la Gorshkov è effettivamente salpata vuol dire che funziona davvero, visto che in passato i russi non hanno fatto mistero dei problemi nati durante la fase di sviluppo. Per mesi, dunque, si è cercato di capire quale direzione avrebbe preso la fregata, ma soprattutto se avesse l’ardire di superare le colonne d’Ercole, al contrario però.

Lungo il tragitto verso Cuba il sottomarino Kazan e la Gorshkov hanno testato il lancio di missili ad alta precisione contro finti obiettivi nemici, si legge in una nota di Mosca. Accanto a ciò, è stato condotto un addestramento per respingere un attacco aereo, fa sapere la Difesa russa.

Ciò significa che, in potenza, Mosca potrebbe colpire Key West, volendo essere sparagnina. Oppure, Orlando, mirando a Topolino, Pippo e Pluto. Una strage potenziale di famiglie e bambini, nel cuore del consumismo imperialista. Ma anche Montgomery e New Orleans, esattamente a 1000 km in linea d’aria da l’Avana. Ma Cuba è corsa a rassicurare il cortile: si tratta di scambio di cortesie, e il naviglio russo nell’area viaggia totalmente disarmato. Sinistro, però, sapere che l’arrivo delle navi russe a Cuba ha coinciso anche con colloquio telefonico tra il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e il suo omologo cubano, Bruno Rodríguez, durante il quale il capo della diplomazia russa ha lodato la posizione “obiettiva e coerente” di Cuba sul conflitto in Ucraina ed ha assicurato che Mosca “continuerà a portare assistenza umanitaria ai nostri amici cubani, per quanto riguarda i disastri naturali, le infezioni da Covid e gli effetti chiaramente negativi causati dall’embargo imposto dagli Stati Uniti“, secondo quanto riferisce la Tass.

Da Washington, a scanso di equivoci, un sottomarino statunitense a propulsione nucleare è arrivato a Cuba, ha dichiarato il Pentagono. “Il sottomarino d’attacco veloce ‘USS Helenà è a Guantanamo Bay, Cuba, come parte di una visita portuale di routine“, ha detto il Comando meridionale degli Stati Uniti in un messaggio sui social media, riferendosi alla base navale statunitense sull’isola. “La posizione e il transito della nave sono stati pianificati in anticipo“, ha aggiunto. Le forze armate statunitensi affermano di monitorare attentamente la presenza delle navi russe, ma che non rappresentano una minaccia diretta.

Il segnale tuttavia è pessimo, e il riecheggiare alla crisi di Cuba risulta fuorviante nella teoria e nella pratica. Innanzitutto perché questa guerra non è fredda: la cold war basò la sua intera trama sulla volontà di non arrivare al conflitto guerreggiato. La guerra in Ucraina è agli antipodi di questo concetto. Last but not least, la crisi di Cuba si concluse grazie a un passo indietro. Lo scontro attuale non prevede passi indietro, anzi: è un continuo superare linee rosse, sdoganando argomenti tabù come l’uso delle armi atomiche.

Mosca sa quanto ancora riecheggi la “sindrome de l’Avana” nelle stanze del potere di Washington. E in quel braccio di mare, ove sessant’anni fa sarebbe potuto succedere di tutto. Anche una bagnarola, purché dotata del vessillo di Sant’Andrea, farebbe accapponare la pelle alle teste d’uovo del Dipartimento di Stato e del Pentagono. La minaccia, ci ha insegnato Kenneth Waltz, funziona nella misura in cui siamo pronti a crederci.

Ma Mosca dice di non preoccuparsi. E Washington giura di non essere preoccupata. Tutto va ben, madama la marchesa…O forse no.

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