Mentre la tensioni in Ucraina non sembra accennare a diminuire, la maggior parte dei suoi abitanti vorrebbe che il Paese diventasse membro a pieno titolo dell’Alleanza Atlantica per sentirsi più protetto dalla Federazione russa. Ma un report statunitense avverte: la Nato dimostra gravi carenze strategiche nella regione e, in caso di una vera e propria escalation militare in Europa, nemmeno la sua protezione potrebbe essere davvero “efficace”.
Secondo gli analisti statunitensi, l’Allenza Atlantica non sarebbe pronta ad un conflitto su vasta scala; scenario accantonato al termine della Guerra fredda. La diversa percezione di minaccia, mutata e concentratasi negli ultimi trent’anni nella lotta al terrorismo in Medio Oriente e nei conflitti asimmetrici, avrebbe portato a una serie di gap che oggi potrebbero mettere a rischio la sua reale efficacia nel caso di una guerra con un’altra potenza militare di pari entità.
Per la Rand Corporation, think tank statunitense specializzato negli studi strategici globali, dopo la fine della Guerra fredda in Europa sarebbe venuto meno l’impegno a “mantenere attive le procedure e le strutture che garantivano il funzionamento delle linee di rifornimento e di trasporto dei mezzi militari”, provocando una mancanza di prontezza a fronte di alcun aumento del potere di deterrenza strategica. Le funzioni e le capacità logistiche sono state spesso “esternalizzate” a società private, portando a una riduzione delle capacità di trasporto organico delle forze armate di ogni paese membro, comprese le maggiori potenze regionali. Il pessimo stato stato della mobilità e dell’organizzazione militare della Nato sarebbe inoltre causato dal fatto che alcuni dei suoi attuali stati membri e associati – specialmente a Est, dove si riscontra il maggior livello di “russofobia” – non sono dotati di infrastrutture “militari” al pari dei Paesi occidentali.
Gli alleati degli Stati Uniti, che sembrano permanere come difesa “cardine” del blocco occidentale da minacce extraeuropee, dovrebbero essere più attivi e riorganizzarsi. Paesi come la Germania, la Francia e il Regno Unito dovrebbero essere in grado di dispiegare molte più forze terrestri sul campo di battaglia in caso di una escalation. Capacità che però sembrerebbe non essere affatto raggiungibile. Le forze della Nato dovrebbero aspettarsi – in caso di guerra – che lo spazio terrestre e aereo al di sopra del territorio russo verrebbe difeso con ogni mezzo; al contrario la maggior parte dei 26 stati membri non sarebbe operativa per fare altrettanto nei confronti di un invasore.
Per questo la Nato dovrebbe potenziare gli investimenti in velivoli stealth di quinta generazione, migliorare i sistemi di disturbo elettronico per affrontare e rispondere alle minacce della guerra elettronica – che una potenza reale possiede, a differenza delle organizzazioni terroriste e delle milizie che si è abituata a contrastare in aree remote; integrare la sua rete missilistica di difesa e quella offensiva con missili “radar homing” a lungo raggio. Dovrebbe inoltre investire in nuove risorse per dispiegare artiglieria a lungo raggio, soprattutto in Polonia e nei Paesi baltici come Lituania, Lettonia, Estonia.
Nel caso delle recenti tensioni in Ucraina e del timore dei Paesi confinanti di una possibile invasione, la Nato sembrerebbe non voler rispondere con celerità e in modo efficace al rafforzare il proprio fianco orientale: anche lì dove si riscontra un possibile interesse da parte di Stati membri o associati di volere tornare sotto la protezione russa. Paesi come la Polonia e gli Stati baltici, infatti, come ex Paesi satelliti dell’Urss facevano parte del Patto di Varsavia, dove le infrastrutture militari erano più leggere di quelle utilizzate dalla Nato.
Oggi, in un ambiente operativo sempre più complesso che ha cambiato il rapporto tra logistica e strategia, una logistica flessibile più adeguata ai campi di battaglia non convenzionali, che potrebbe trovarsi in breve tempo con infrastrutture danneggiate o distrutte, sarebbe da ritenere necessaria per confrontarsi con minacce eventuali e future. “Dalla fine della guerra fredda, la logistica militare in Europa è spesso passata in secondo piano rispetto alla politica e alla strategia”, ha affermato lo studio condotto dagli analisti americani.
Questo considerando che dopo la caduta del muro di Berlino e la disgregazione dell’Unione sovietica, la maggior parte della potenza di combattimento statunitense, precedentemente stanziata in Europa, si è ritrasferita sul continente americano; e che tutti gli Stati membri dell’Alleanza che potrebbero contribuire con forze pesanti alla difesa di un territorio minacciato, già dimostrano gravi carenze logistiche in ambito nazionale. Se un giorno la Nato dovesse trovarsi costretta a spostare una forza di contenimento a centinaia di chilometri lungo un teorico “fronte orientale” per respingere un’invasione in poche ore, la situazione non sarebbe affatto rosea.