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L’episodio è accaduto nella giornata di giovedì, ma le conferme sono arrivate soltanto lunedì: Saleh al-Sammad è stato assassinato da un raid saudita nella cittadina di Al Buraihi, nel nord dello Yemen ed in una zona controllata dagli Houti. Al Sammad non era certo una figura di secondo piano: a capo del consiglio politico supremo, l’organo che corrisponde al governo nei territori in mano ai ribelli filo iraniani, si trattava di fatto del leader politico della milizia che dal 2015 controlla Sana’a ed è in guerra contro i Saud. Lunedì, in un discorso televisivo il leader degli Houti,  Abdul Malik al-Houthi, ha denunciato il raid saudita ed ha promesso come l’uccisione di Al Sammad non resterà impunita. Da quando tre anni fa è scoppiato il conflitto, quello di Al Sammad è l’omicidio più “eccellente” perpetuato dall’aviazione di Riyadh, anche se i vertici sauditi non hanno comunque confermato. Il tutto è accaduto a poche ore di distanza da un altro grave fatto denunciato dagli Houti, ossia il bombardamento contro un corteo di matrimonio ad Hajja, il quale ha causato venti vittime civili.

Chi era Al Sammad

Al momento in Arabia Saudita l’unico organo di rilievo a dare notizia del raid contro il leader politico degli Houti, è stata la tv Al Arabiya. Al Sammad era il volto non militare della milizia sciita più conosciuto all’estero e più popolare nello Yemen: il suo ruolo lo poneva di fatto a capo del governo che gestisce i territori occupati dagli Houti. Da lui materialmente passavano gli atti amministrativi emanati dalla milizia sciita, così come le decisioni più importanti da intraprendere sotto un profilo meramente politico. Il raid fatale ad Al Sammad è avvenuto ad Al Buraihi, cittadina della provincia di Hudaydah: secondo quanto dichiarato da Al Arabiya e da alcune fonti locali, il leader Houti aveva da poco concluso un incontro presso la locale università con alcune eminenti figure locali. Il raid è stato mirato, dunque chi ha ordinato l’attacco era a conoscenza degli spostamenti di Al Sammad e della sua scorta: su di lui pendeva una taglia, imposta dai sauditi, di venti milioni di Dollari, essendo il secondo sulla lista dei più ricercati tra le personalità legate agli Houti.

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Subito dopo Abdul Malik al-Houthi, leader della fazione sciita che prende il nome dalla sua famiglia, vi era dunque Al Sammad: è dunque evidente come l’omicidio sia volto a demoralizzare i miliziani ed a creare un vuoto di potere interno agli stessi Houti. Intanto la tv legata ai filo iraniani yemeniti, Al Masirah, ha affermato che l’organo politico ha già un nuovo leader: si tratta di Mahdi al-Mashat, uno dei fedelissimo del leader degli Houti e stretto collaboratore di Al Sammad.

Lo stallo della guerra

Nel frattempo nel paese la situazione ogni giorno diventa sempre più grave: lo Yemen rimane frazionato e soggetto a tutte le più drammatiche conseguenze di un conflitto che non trova soluzioni. Nessuna forza riesce a prevalere sull’altra, tutto sembra confinato ad uno stallo che rende ancora più difficile la quotidianità ai cittadini. Da un lato vi è la coalizione a guida saudita, la quale sostiene il governo di Hadi che ha in Aden la capitale provvisoria e che, nonostante i mezzi messi a disposizione, non avanza nei confronti degli Houti; quest’ultimi hanno dimostrato grande radicamento sul territorio e capacità di resistenza, ma non hanno forza e mezzi per poter a loro volta avanzare a danno dei filo sauditi. Nel frattempo, fazioni che si rifanno all’Isis e ad Al Qaeda controllano sempre più porzioni di territorio nelle zone più rurali ed impervie del paese.

Bombardamenti, embargo, stallo nel conflitto ed incapacità interna ed internazionale di porre soluzione: nell’indifferenza più totale la guerra per procura tra Arabia Saudita ed Iran in corso nello Yemen, miete sempre più vittime e riduce ai minimi termini la vita della popolazione. Il conflitto, almeno per il momento, sembra destinato a durare ancora tanto e troppo tempo.

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