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Il Comando delle operazioni speciali dell’Aeronautica statunitense (Afsoc, Air Force Special Operations Command) sta valutando di chiedere al Pentagono il via libera per lo sviluppo di un velivolo di nuova generazione che possa rimpiazzare, nel decennio 2030-2039, i Bell-Boeing V-22 Osprey. A porre l’accento su questa necessità è stato il generale David Harris, direttore dei piani strategici, programmi ed esigenze dell’Afsoc, che ha parlato a un evento organizzato dall’Istituto Mitchell per gli studi aerospaziali di Arlington, Virginia, il 18 novembre scorso.

La richiesta per il sostituto

Nel suo intervento, il generale Harris ha spiegato come l’utilizzo dell’Osprey abbia modificato il modo in cui sono svolte operazioni speciali soprattutto perché, rispetto a un tradizionale elicottero, il convertiplano ha la possibilità di volare più velocemente e a quote più elevate. Il V-22, infatti, può raggiungere una velocità massima di 274 nodi (509 km/h), mentre il Sikorsky UH-60 Black Hawk e il Boeing CH-47 Chinook possono volare rispettivamente a 193 nodi (357 km/h) e a 170 nodi (315 km/h). La maggiore velocità massima e di crociera e la possibilità di operare a quote più elevate rispetto agli elicotteri, fanno passare in secondo piano il fatto che il Chinook abbia una maggiore capacità di carico interna rispetto all’Osprey. Ma ciò nonostante dal momento in cui il convertiplano, prodotto da Bell e Boeing, è diventato pienamente operativo ha assunto un ruolo centrale in tutti i teatri in cui sono presenti truppe statunitensi, così come nelle operazioni delle forze speciali. L’aspettativa dell’Afsoc è di far sì che in futuro sia possibile incrementare le attuali capacità dell’Osprey, specialmente il carico utile trasportabile.

La proposta del generale Harris è di realizzare una fusoliera che possa stivare i 463L Master Pallet (i pallet standardizzati Nato per il trasporto aereo) in almeno tre posizioni diverse, assicurando così la massima sfruttabilità degli spazi. Sul tavolo dei progettisti, però, non ci saranno solamente gli spazi interni, perché il futuro sostituto del V-22 Osprey dovrà essere dotato delle più moderne tecnologie in campo informatico ed elettronico, oltre ad assicurare una bassa osservabilità radar. L’obiettivo è di far sì che nel futuro sia possibile arrivare in zone attualmente impossibili da raggiungere con un velivolo ad ala rotante, che sia quindi un elicottero o un convertiplano. Non solo però, perché nel discorso del generale Harris è stato posto anche l’accento sulla necessità di avere queste capacità in caso di conflitto su vasta scala, nel corso del quale potrebbero essere messe fuori uso le piste della maggior parte degli aeroporti. In quel caso il trasporto di rifornimenti e di uomini in teatro operativo sarebbe possibile solamente con velivoli a decollo e atterraggio verticale.

Tra perplessità e futuro

Certo è che le perplessità sull’effettiva necessità di rimpiazzare il Bell-Boeing V-22 Osprey sono molte dal momento che finora, ovunque è stato impiegato, ha raccolto giudizi molto positivi, specialmente per via delle sue caratteristiche operative che lo rendono ideale per il trasporto di uomini in aree operative anche densamente protette da sistemi antiaerei. A riprova di ciò ci sono le 500mila ore di volo raggiunte a inizio del mese di ottobre destinate ad aumentare drasticamente nei prossimi anni quando, a quelli utilizzati dalle forze speciali dell’Usaf, dai Marines e dalla Marina, sarà aggiunta anche una nuova versione del convertiplano, ovvero la CMV-22B. In questo modo sarà possibile sostituire il datato Grumman C-2 Greyhound per trasportare persone, rifornimenti e posta a bordo delle portaerei, ma anche di tutto il naviglio equipaggiato da un ponte utilizzato dagli elicotteri.

Probabilmente la richiesta dell’Aeronautica di un sostituto per l’Osprey conflurià nel programma Future Vertical Lift (FVL) del Dipartimento della Difesa, per il quale è previsto che fino al 2050 siano selezionati, prodotti e messi in servizio diverse tipologie di elicotteri destinati a mandare in pensione quelli attuali. Come già accaduto per altri programmi riguardanti l’ala rotante, l’Usaf si accoderà all’esercito, alla marina e al corpo dei marines allo scopo di ridurre gli sprechi economici derivanti da una duplicazione dei progetti da parte delle industrie, soprattutto perché in alcuni casi – specialmente per le operazioni delle forze speciali – le necessità operative sono pressoché identiche.