Sin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina operata dalla Federazione russa, le forze di Kiev hanno dovuto fare fronte alla preponderanza convenzionale russa ponendo in essere risposte di tipo asimmetrico. In particolare uno dei maggiori vantaggi della Russia consiste nella capacità di colpire interamente il territorio nazionale ucraino e di conseguenza gli impianti energetici e produttivi del paese. Viceversa in virtù dell’immane estensione del territorio russo e della scarsità di sistemi d’arma a lungo raggio, le forze ucraine hanno avuto molte più difficoltà nel colpire direttamente il territorio russo e gli impianti produttivi di Mosca. Gli attacchi ucraini verso il territorio russo, condotti tramite l’impiego di artiglieria e droni, si sono concentrati prevalentemente sull’Oblast di Belgorod, nonché sulla Crimea occupata, con alcuni limitati attacchi operati anche su zone più lontane quali la Base Aerea di Engels.

Il secondo importante strumento ucraino per attaccare direttamente il territorio russo e minare le capacità produttive di Mosca è stato rappresentato da sabotaggi a lungo raggio eseguiti dai servizi segreti, probabilmente con il supporto dei partigiani locali contrari al regime di Putin. L’impiego di tali strumenti da parte dell’Ucraina è stato riconosciuto dal capo dell’intelligence militare di Kiev Kyrylo Budanov, il quale ha ironicamente asserito come in Russia vi sia un incremento degli incendi nelle fabbriche che producono armi e materiali essenziali per la prosecuzione del conflitto. Tuttavia tali azioni non risultano pienamente adeguate al perseguimento dell’ambizioso obiettivo di disabilitare significativamente le capacità produttive russe e di danneggiare le installazioni militari di Mosca. Sinora i partner occidentali si sono rivelati tuttavia estremamente restii non solo a concedere alle forze ucraine sistemi missilistici a lungo raggio, di cui i primi esemplari (nello specifico i sistemi missilistici Storm Shadow) sono arrivati solo recentemente, ma anche a consentire alle forze ucraine di eseguire attacchi sul territorio russo impiegando tali armi. Pertanto l’Ucraina ha avviato lo sviluppo di un proprio sistema d’arma in grado di svolgere tale funzione.

Un soldato ucraino lancia un drone per ricognizione nella regione di Kherson. Foto: EPA/HANNIBAL HANSCHKE

L’impiego di droni nel conflitto ucraino

Il conflitto russo ucraino ha forse rappresentato la prima moderna “guerra dei droni”, tali strumenti hanno infatti visto un larghissimo impiego durante il conflitto da parte di entrambi i contendenti. Le forze russe hanno impiegato i droni prevalentemente per lo svolgimento di operazioni di ricognizione, in virtù della scarsa integrazione con altri sistemi d’arma e delle carenze dell’addestramento russo circa l’utilizzo di tali strumenti.

Viceversa l’Ucraina ha dato un’importanza notevolmente maggiore a tali sistemi, percepiti come l’unico strumento in grado di bilanciare la superiorità convenzionale russa. Le forze ucraine hanno ricevuto l’addestramento circa l’uso dei droni e soprattutto sono riuscite ad integrare perfettamente questi ultimi con altri sistemi d’arma. Pertanto non solo l’Ucraina è riuscita ad utilizzare i droni per lo svolgimento di un elevato numero di funzioni, ma grazie al grado di integrazione raggiunto, questi ultimi hanno garantito notevoli risultati sotto il profilo strategico e tattico.

I droni da ricognizione ucraini, perfettamente integrati con le altre forze dell’esercito hanno migliorato significativamente la situational awareness ucraina, consentendo alle truppe di Kiev di individuare rapidamente e con estrema precisione le unità russe. Tali strumenti sono stati inoltre impiegati per correggere il tiro dell’artiglieria ucraina, rendendolo nettamente più preciso. Altri droni quali l’Ukrjet sono stati impiegati con funzioni d’assalto, altri ancora come il noto Bayraktar TB2 sono stati di fatto trattati come una piattaforma multifunzionale, svolgendo talvolta ruoli di ricognizione, talvolta ruoli di supporto ad altri sistemi d’arma (come nel caso dell’affondamento della Moskva) e in altri casi ancora ruoli di attacco, bombardando i grossi convogli corazzati russi.

Il drone turco Bayraktar TB2 – Foto: EPA/LESZEK SZYMANSKI

Il progetto del drone a lungo raggio

Di fronte alla necessità di allineare le capacità delle forze ucraine al perseguimento di tale scopo, la conglomerata Ukroboronprom ha annunciato il 17 ottobre 2022 di stare sviluppando un drone avente un raggio operativo di ben 1000 km, in risposta agli attacchi sulle città ucraine condotte tramite gli Shahed iraniani. Già il 4 dicembre successivo l’azienda annunciò che il drone aveva passato una serie di test, mostrandone contestualmente il muso.

Nel gennaio 2023 sono iniziati ufficialmente i primi test aerei del drone e poco dopo ne è stata pubblicata la prima fotografia completa. Oleg Bondarev, project manager di Ukroboronprom, ha dichiarato come tale drone è inteso come una piattaforma multifunzionale in grado di trasportare un carico complessivo di ben 75 kg. Tale drone potrà quindi essere equipaggiato come un drone da ricognizione, tramite l’installazione di strumenti di sorveglianza ad alta tecnologia, o in alternativa come una loitering munition (drone kamikaze), attraverso l’installazione di una testata, che dato il grosso carico operativo trasportabile dal drone potrebbe potenzialmente risultare la più potente attualmente in servizio tra le cosiddette munizioni circuitanti.

L’impatto di quest’arma

L’impiego del drone avrà un impatto non non trascurabile sul conflitto e costituirà un significativo incremento delle capacità ucraine tanto sotto il profilo strategico, quanto tattico. Inoltre migliorerà notevolmente la situational awareness di Kiev, non solo sul proprio territorio nazionale, ma anche sul suolo russo. L’esercito ucraino sarà in grado di individuare con precisione le linee logistiche impiegate dalle forze di Mosca per rifornire le proprie truppe in Ucraina, nonché i sistemi d’arma posti a difesa delle varie installazioni militari impiegate per il conflitto.

Contestualmente l’utilizzo del drone come munizione circuitante consentirà di colpire in profondità i depositi di munizioni e gli snodi logistici russi sul territorio ucraino, le linee site in territorio russo impiegate per rifornire le forze di Mosca e le strutture industriali russe. Gran parte degli impianti industriali di Mosca, nonché buona parte delle strutture facenti parte dell’industria della difesa, sono infatti situate nella parte occidentale del paese, grossomodo corrispondente al bassopiano sarmatico. Tale area geografica ospita inoltre gran parte delle basi aeree impiegate dalla Federazione russa per l’esecuzione di operazioni aeree sul territorio ucraino, incluse le basi di Shaykovka ed Engels, che ospitano diversi bombardieri pesanti. In virtù di ciò, la Russia sarà costretta ad allocare maggiori risorse con finalità difensive, determinando un’ulteriore decrescita delle capacità d’attacco russe. In ultima analisi l’utilizzo del drone avrà anche un forte impatto psicologico sul conflitto, eventuali attacchi condotti su città come la capitale russa Mosca, genererebbero un contraccolpo non indifferente sul morale delle forze russe.

Come può cambiare il conflitto

Nel corso del conflitto le forze armate ucraine hanno gradualmente migliorato le proprie capacità esistenti e ne hanno acquisite di nuove. L’arrivo dei lanciarazzi multipli Himars ha incrementato notevolmente le capacità di fuoco ucraine, i sistemi Sam Nasams e Patriot hanno migliorato le capacità anti aeree di Kiev, i mezzi corazzati occidentali risultano altamente funzionali a distruggere le linee difensive russe e i missili Storm Shadow a lungo raggio consentiranno di colpire in profondità le strutture militari russe. L’entrata in servizio di un drone in grado di colpire gran parte della Russia occidentale rappresenta pertanto un ulteriore tassello nel percorso di crescita relativa delle capacità ucraine rispetto a quelle russe.

A seguito del ritiro delle forze russe dalla capitale, l’Ucraina ha utilizzato le città fortificate del Donbass con lo scopo di logorare le forze russe, consentendo al resto delle forze armate di addestrarsi ed acquisire nuove capacità funzionali alle successive controffensive. Il processo di crescita relativa delle capacità ucraine rispetto al nemico russo sta attualmente entrando in una nuova fase, similmente a quanto avvenuto nel settembre 2022.