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Guerra

Un anno di caduti russi in Siria

È successo a Saraquib, nella provincia siriana di Idlib, dove al termine di un’azione umanitaria nella città di Aleppo, il Mi-8 su cui viaggiavano due ufficiali del Russian Center for Syrian Reconciliation e tre membri dell’equipaggio – tra cui una...

È successo a Saraquib, nella provincia siriana di Idlib, dove al termine di un’azione umanitaria nella città di Aleppo, il Mi-8 su cui viaggiavano due ufficiali del Russian Center for Syrian Reconciliation e tre membri dell’equipaggio – tra cui una donna – è stato abbattuto. Secondo le prime ricostruzioni, l’elicottero, diretto verso la base di Hmeymim a Lattakia, sarebbe stato intercettato da un missile terra-aria sparato dal gruppo islamista Jaysh al-Fateh.Per approfondire: Mosca riconosce 25mila veteraniLe immagini dell’ennesimo dazio pagato dalla Federazione Russa che, secondo le fonti ufficiali, da quando è intervenuta nella polveriera siriana al fianco di Bashar al-Assad avrebbe subito almeno diciotto perdite, sono contenute in un video. Il documento mostra il corpo del pilota che viene trascinato ed oltraggiato da un branco di jihadisti festanti. Questa nuova sequenza dell’orrore ricorda tanto quella che, nel 1993, gelò il mondo costringendolo ad assistere allo scempio dei Black Hawk di Mogadiscio.La notizia, che segna per la Russia il record del maggior numero di vittime in un solo attacco dall’inizio dell’intervento, è stata commentata dalle autorità di Mosca con parole solenni. “La guerra non si svolge mai senza sangue”, ha detto il presidente della commissione della Duma di Stato, Vladimir Komoedov, dopo aver espresso le proprie condoglianze alle famiglie e agli amici delle cinque vittime. Mentre, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha fatto sapere che “i piloti a bordo dell’elicottero russo Mi-8 abbattuto in Siria sono morti eroicamente”.Di tenore molto simile furono le parole pronunciate in occasione della morte di Alexander Prokhorenko, salito agli onori della cronaca di mezzo mondo come l’eroe di Palmira. Anche se il primo a cadere sul terreno siriano era stato Vadim Kostenko, alla fine di ottobre 2015, Andrey conquisterà il primato morale ed un posto d’eccezione nell’immaginario collettivo.Lo specnaz russo, infatti, lo scorso marzo, mentre era in avanscoperta nei pressi della Perla del Deserto assediata dall’Isis, ha diretto su di sé il fuoco amico per non finire nella mani dei tagliagole. Quel gesto, incredibilmente filtrato attraverso le maglie strette dell’informazione mainstream, lo ha reso il martire simbolo del pantheon del Cremlino.Accanto a Prokhorenko, c’è anche Andrey Leonidovich Timoshenko. Meno noto del suo predecessore, ma non per questo di minor valore. Anche Andrey – come i piloti del Mi-8 – ha perso la vita nel corso di un’operazione umanitaria. Il soldato, incaricato di scortare un convoglio di aiuti destinati alla popolazione, ha sventato, pistola alla mano, l’attacco di un kamikaze determinato a farsi saltare in aria nel centro di distribuzione della provincia siriana di Homs.Per approfondire: Chi era Andrey Leonidovich TimoshenkoPrima di lui, altri dieci militari – oltre al mitico Prokhorenko – avevano perso la vita: sette erano caduti sotto al fuoco nemico, due erano rimasti coinvolti in un incidente con l’elicottero e uno sembra si fosse suicidato.Nemmeno un mese fa, una nota diffusa dal Ministero russo della Difesa aveva allungato la lista dei caduti. Gli istruttori Evgenij Dolgin e Ryafagat Khabibulin, rendeva noto l’informativa ministeriale, “stavano portando munizioni a bordo dell’elicottero nella provincia di Homs quando hanno ricevuto la richiesta di assistenza da Damasco. A quel punto, il capitano Khabibulin ha deciso di attaccare, ma il velivolo è stato colpito dall’Isis”.Il presidente Putin, a marzo di quest’anno, ha dichiarato la missione in Siria “compiuta”. Eppure, nonostante il ridimensionamento delle forze in campo, che oggi convergono sulla base aerea di Hmeymin e su quella navale di Tartus, gli alleati di Assad sono ancora un bersaglio troppo esposto.





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