Nei cieli ucraini i combattimenti aerei non si fermano. I missili di precisione come gli Iskander lanciati dai russi contro la città di Sumy, dove hanno causato la morte di 34 civili, e i droni kamikaze che minacciano di colpire ovunque, lungo e dietro le linee, terrorizzando i soldati con il loro inquietante ronzio, sono solo lo sfondo di una guerra fatta di aerei da caccia che, come al tempo delle bombe V1 e V2 lanciate dai nazisti su Londra, si lanciano all‘inseguimento dei missili intercettati dalla difesa aerea, mentre più raramente combattono contro altri aerei da caccia nei celebri dog-fight che, in più di un’occasione, si sono consumati all’inizio del conflitto. Ormai più di mille giorni fa.
I “pochi” di Kiev
Tra questi piloti, sono i “pochi” di Kiev, gli uomini addestrati a volare sui caccia forniti dalle potenze occidentali per tentare di riequilibrare le forze attraverso il lancio e l’abbattimento delle armi di precisione che possono ancora fare la differenza contro obiettivi di una certa rilevanza. Il capitano Pavlo Ivanov, di appena 26 anni, era uno di loro. Ed è morto il 12 aprile 2025 mentre era in missione di combattimento sul suo F-16 Viper. Caccia di fabbricazione statunitense a lungo attesi dalla Forza aerea ucraina. Secondo quanto riportato, nelle prime ore del mattino del 12 aprile il caccia ucraino sarebbe stato impegnato nei cieli di Kiev oggetto di un “intenso fuoco antiaereo mentre le forze ucraine cercavano di difendersi da un massiccio attacco di droni russi“.
L’informazione, che poteva essere utilizzata a scopi di propaganda da parte degli addetti di Mosca, che non hanno mai approvato la fornitura di aerei da combattimento della NATO all’Ucraina, è stata confermata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale, in una dichiarazione su X, ha espresso le sue condoglianze alla famiglia. Le circostanze dell’abbattimento, soggette ad indagine, sono ancora ignote.
Quello dei giorni scorsi sarebbe infatti il secondo abbattimento confermato di uno degli F-16 inviati dell’Occidente – sebbene non ci siano conferme ufficiali, sono stati ceduti da Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi e Belgio – e potrebbe essere stato causato da un altro caso di “fuoco amico“, dal momento che non è ancora chiaro se il jet sia stato colpito da un missile russo. È tuttavia possibile che l’F-16 sia stato colpito durante una missione offensiva lanciata in risposta. Come riporta il sito specializzato The Avionist, la perdita di un secondo F-16 arriva proprio a pochi giorni dalla dichiarazione del capo del Comando Europeo degli Stati Uniti (Eucom), che affermava come la forza di F-16 ucraina stesse “effettuando quotidianamente missioni difensive e offensive“.
Il primo controverso abbattimento
Era il 26 agosto 2024 quando, in una circostanza analoga, il pilota della Forza aerea ucraina Oleksii Mes rimase ucciso in missione mentre stava intercettando missili da crociera russi a bordo del suo F-16. Secondo alcune analisi, l’abbattimento potrebbe essere stato causato da “fuoco amico”, e in particolare potrebbe essere avvenuto a causa di una tecnologia non integrata tra il sistema di difesa aerea americano Patriot, che viene impiegato dall’Ucraina nei settori più caldi, e che non dispone del “Link 16“, una rete sicura per lo scambio e la condivisione di dati tattici militari, integrazione necessaria per riconoscere la tecnologia impiegata dalla Nato e utile a non scambiare un velivolo amico impegnato nella caccia ai missili nemici per un nemico. Tuttavia, questi dati non sono stati confermati e, pertanto, possono essere considerati solo un’ipotesi.
Gli F-16 in missione sull’Ucraina
I resoconti dei piloti ucraini riguardo alle prestazioni dell’F-16 Viper, il primo caccia occidentale entrato a far parte della Forza aerea di Kiev, che in precedenza voleva solo su caccia di fabbricazione sovietica prodotti da Sukhoi e MiG, sono stati “molto positivi”, confermando che il velivolo e le armi che può impiegare si sono dimostrati altamente efficaci durante le missioni di combattimento. Un pilota ha dichiarato che circa l’80% dei missili lanciati “colpiscono i loro target“, “distruggendo con successo i droni Shahed e i missili da crociera lanciati da terra, aria e mare“.
L’introduzione dell’F-16 ha rappresentato una risorsa importante per la difesa dello spazio aereo ucraino, ma come abbiamo ripetuto in diverse occasioni, non rappresenta un game-changer. Sempre secondo The Avionist, l’impiego quotidiano di questo caccia di fabbricazione occidentale, sebbene non sia essenzialmente superiore a determinati modelli di progettazione sovietica adattati per impiegare munizionamento occidentale, viene preferito per la sua “capacità di usare interfacce e sistemi standard Nato“, che non include solo armi ma anche “sensori avanzati e pod per la guerra elettronica“. Un campo essenziale nel conflitto in cui si stanno misurando Russia e Ucraina.
Attualmente il numero preciso di F-16 forniti all’Ucraina, ai quali si sono aggiunti un certo numero di caccia di produzione francese Mirage 2000, è sconosciuto. Ma si è sempre stimata una forza complessiva di 40 unità di F-16 e fino a 24 Mirage 2000-5. Non è noto se alcuni di questi caccia siano rimasti danneggiati o perduti in seguito ai raid russi mentre erano nelle basi a terra. Perdite che tengono conto dell’alta intensità di un conflitto che sembra ancora distante dalle facile “risoluzione” declamata e auspicata nei mesi scorsi.

