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L’Ucraina verrà ricordata come prima fermata, capolinea e stazione centrale di una moltitudine di eventi, fenomeni, processi e tendenze. Prima fermata di una nuova globalizzazione: a più corsie e velocità, modulata in scompartimenti, basata su catene del valore locali e regionali. Capolinea del progetto della Grande Eurasia, cioè di un’intesa eurorussa in grado di creare un tutt’uno economico (e non solo) da Lisbona a Vladivostok. E stazione centrale delle arti belliche di ultima generazione, ovverosia guerre senza limiti e guerre cognitive.

L’Ucraina sarà evocata dai posteri come l’evento spartiacque del XXI secolo. Fonte battesimale e luogo di sepoltura del Mondo russo (Русский мир). Luogo in cui sono stati scritti l’Atto primo e l’Atto secondo dell’ultima edizione della guerra fredda infinita tra Occidente e Russia, cioè Euromaidan e il fratricidio del 2022. Nuovo capitolo delle guerre russo-turche. Nuovo capitolo del bellum perpetuum tra i due fratelli coltelli della civiltà occidentale, ossia Stati Uniti ed Unione Europea. Prima guerra (per procura) tra l’Alleanza Atlantica e una grande potenza. E laboratorio in cui potrebbe essere stata sperimentata la prima guerra senza limiti.



La guerra senza limiti

Non si possono comprendere le ragioni degli eventi senza risalire alle loro origini. E le origini di molti degli eventi che hanno avuto, stanno avendo e avranno luogo nel XXI secolo posseggono un comune principio: il 1999, ossia l’ultima fermata di quello che lo storico Eric Hobsbawm aveva definito il Secolo breve.

Tornare al 1999 è l’unico modo di capire le ragioni dell’asse antiegemonico (antiamericano) tra Mosca e Pechino, nato sulle ceneri della Belgrado bombardata dall’Alleanza Atlantica ed espressione delle ultime volontà di Evgenij Primakov e Jiang Zemin. Ed è anche necessario al fine della comprensione degli eventi del 2022. Perché invadendo l’Ucraina, come abbiamo spiegato più volte, il Cremlino è caduto nella pericolosa tagliola della Casa Bianca. Tagliola che tra i vari obiettivi, oltre al disaccoppiamento di Ue e Russia e alla piantatura di semi della zizzania in Russia e nello spazio postsovietico, ambisce a sperimentare in Ucraina un nuovo modo di fare la guerra teorizzato nella Repubblica Popolare Cinese nel 1999: la guerra senza limiti (超限戰).



La guerra senza limiti, a prima vista, potrebbe essere ritenuta l’equivalente cinese della guerra coperta all’americana, della guerra ibrida alla russa o delle misure attive (активные мероприятия) di stampo sovietico. Ma non è così. Trattasi di una teoria bellica, esposta originariamente nel 1999 da due colonnelli dell’Esercito di Liberazione Popolare, Qiao Liang e Wang Xiangsui, che non può essere esplicata da e racchiusa in categorie interpretative preconfezionate. Perché sebbene presenti degli elementi in comune con uno o con l’altro modo di fare la guerra, è e resta qualcosa di sui generis.

I due colonnelli teorizzarono la guerra senza limiti con un obiettivo: spiegare come rendere possibile l’impossibile, o meglio l’irrealistico. Illuminare la dirigenza del Partito Comunista Cinese su come battere degli avversari tecnologicamente superiori a Pechino, ad esempio Washington. Trovarono la soluzione nei suggerimenti dei loro antenati, da L’arte della guerra di Sun Tzu ai Trentasei stratagemmi di autore ignoto, e nella storia, dall’invasione sovietica dell’Afghanistan al terrorismo qaedista e di Aum Shinrikyo, intravedendo in una combinazione intelligente di asimmetria, creatività, diversione e logoramento la ricetta per ridurre al minimo il vantaggio della superiorità tecnologica e/o per sconfiggere dei contendenti tecnocentrici.

In Ucraina la prima guerra senza limiti?

La guerra senza limiti è stata teorizzata in Cina avendo come orizzonte spaziotemporale gli Stati Uniti, ma è chiaro che trattasi di un modo di fare la guerra applicabile in via potenziale da (quasi) chiunque. Dal Cile contro il Brasile. Dal Mozambico contro il Sudafrica. Dall’Italia contro la Germania. Perché la guerra senza limiti non è altro che il modus operandi di colui che ha come uniche armi l’astuzia, l’ingegno e l’inventiva contro colui che può fare leva sulla forza del progresso tecnologico. È la guerra del cervello contro i muscoli. È la rivalsa della tecnica sulla tecnologia. È il prevalere dell’intelligenza machiavellica sul fanatismo scientistico.

Sistematizzata a Pechino ma applicabile (quasi) da chiunque, con una buona dose di impavidità e ingegnosità, la guerra senza limiti potrebbe essere stata trasposta in realtà a oltre vent’anni di distanza e nel più imprevedibile dei modi: in un teatro di combattimento estraneo alla sinosfera, cioè l’Ucraina, nel quale tra i belligeranti e i co-belligeranti non figura Pechino, perché protagonizzato dall’asse Washington-Bruxelles, Kiev e Mosca. E i motivi per pensarlo sono diversi.

L’Ucraina è dove si stanno affrontando un esercito tecnologicamente inferiore, quello con a capo Volodymyr Zelenskij, ed uno tecnologicamente superiore e peraltro appartenente al club nucleare, quello capitanato da Vladimir Putin. L’esercito degli spin doctor, dei mercenari, dei guerrieri urbani e degli sciami di droni contro l’esercito dei carri armati, dei fanti e delle navi ammiraglie. Gli attacchi cibernetici e le operazioni psico-cognitive contro i bombardamenti a tappeto.

Vero è che l’amministrazione Biden sperava di intrappolare la Russia in una sanguinosa ed esiziale guerra semi-simmetrica di logoramento, in un pantano simil-afghano, ma vero è altrettanto che le aspettative di riuscire nell’impresa tendevano verso il basso. Il corso degli eventi, invece, ha dato rapidamente ragione alla strategia dell’intransigenza del duo Biden-Blinken: l’Ucraina è divenuta la prima guerra, informale e per procura, dell’Alleanza Atlantica contro una grande potenza. L’Ucraina è diventata il laboratorio in cui sperimentare nuove forme di guerra cognitiva. L’Ucraina è diventata il laboratorio in cui testare l’efficacia della guerra senza limiti.



Tutto è un’arma

La guerra senza limiti è la trasformazione in arma (weaponisation) di tutto ciò che arma non è, perché concepita per altri scopi, ma che ha il potenziale di diventarlo. E che le vicende ucraine siano state magistralmente sfruttate dalla presidenza Biden per dare vita ad una guerra senza limiti alla Russia è dimostrato dai fatti: dal 24.2.22 vanta il record di nazione più sanzionata del pianeta (e della storia).

La guerra senza limiti alla Russia è stata portata avanti militarizzando una molteplicità di elementi in simultanea, cioè contemporaneamente, tra i quali il commercio – embarghi dal legname ai semiconduttori –, il diritto – l’apertura di indagini sui presunti crimini di guerra da parte della Corte penale internazionale –, l’energia, la diplomazia – le pressioni ai partner russi, come il Venezuela –, la finanza, la rete – dagli attacchi cibernetici all’infiltrazione dei social network – e le infrastrutture – il divieto di accesso ai porti dell’Ue. 

Il terrorismo, che è uno degli elementi costitutivi della guerra senza limiti – che sono la militarizzazione di tutto ciò che militare non è e la conversione in poltergeist di ogni spettro –, non è ancora apparso nel colossale confronto tra Occidente e Russia, ma potrebbe fare il suo ingresso prossimamente: in Ucraina come in Russia, sotto forma ideologica – come l’islamismo, ma non solo – o postmoderna – anonimi sabotaggi alle infrastrutture critiche –, o contro obiettivi russi all’estero. E, similmente, operazioni di disturbo di un certo livello potrebbero essere condotte in satelliti e/o amici della Federazione Russa allo scopo di distoglierne l’attenzione dai teatri-chiave. La recente caduta di Imran Khan, avvenuta sullo sfondo della guerra ucraina, andrebbe letta nel contesto della guerra senza né limiti né confini al Cremlino.

La reazione americana all’errore di calcolo di Putin, in estrema sintesi, potrebbe essere considerata la prima guerra senza limiti della contemporaneità per via degli attori coinvolti, il Davide ucraino contro il Golia russo, e della militarizzazione in simultanea di una moltitudine di strumenti. Molteplici i traguardi tagliati in meno di due mesi di ostilità: dalla determinante ricalibratura al ribasso degli obiettivi russi in Ucraina, il cambio di regime ridimensionato ad un mero allargamento dei territori sudorientali sotto controllo del Cremlino, alla privazione delle forze armate russe di generali e gioielli come il Moskva.

Ma se è vero che questo primo tempo è stato vinto a mani basse da Biden, che “grazie” a Putin ha preso due piccioni – il secondo è l’Ue a trazione franco-tedesca – con una fava, lo è altrettanto che il destino della partita verrà decretato nel secondo. E la Russia, che ha alle spalle una storia di “educazione alla rinuncia” e di resistenza economica ed un presente di appoggi interessati alla transizione multipolare, ha tutte le carte in regola per ribaltare il risultato. 

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